Martedi, 21 Novembre 2017

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RAPPORTO ETICHETTATURA DI PRODOTTI ITTICI E ORTOFRUTTICOLI NEI MERCATI: POCHISSIMI I BANCHI A REGOLA

mdcmercatirionali0512.gifMDC, Movimento Difesa del Cittadino, ha realizzato un’indagine relativa all’etichettatura dei prodotti ortofrutticoli ed ittici nei mercati rionali italiani, facendo emergere un dato che deve necessariamente mettere in guardia i consumatori. Sono pochissimi, infatti, i venditori che in questi due settori alimentari rispettano le normative di etichettatura vigenti, precisamente appena 2 su 10 nel mercato ortofrutticolo e 3 su 10 per quanto riguarda quello ittico. Alla convenienza che possono offrire i mercati rionali, dunque, si contrappone una minore trasparenza circa gli alimenti venduti e la loro provenienza.
Il Rapporto di Movimento Difesa del Cittadino è stato realizzato sulla base di dati rilevati nello scorso mese di novembre, su un campione di 450 banchi appartenenti ad 8 diverse regioni italiane: Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche e Toscana.
Per quanto riguarda l’ortofrutta, la regione più virtuosa tra quelle censite è stata la Lombardia, dove ben il 92% dei banchi riportava sugli alimenti le etichettature previste per legge, primato negativo invece per la Calabria, con appena il 13% di banchi a norma. Nel comparto ittico, la regione con più banchi che forniscono al cliente le etichettature previste per legge è la Liguria, con la percentuale dell’80%, anche in questo settore la maglia nera tra le regioni campione spetta alla Calabria dove addirittura non è stato riscontrato nessun banco in regola.
L’informazione più presente nelle etichettature è il prezzo, riscontrato nell’83% dei banchi di ortofrutta e nell’80% dei banchi di pesce, mentre sono molto carenti altre informazioni che la legge impone di specificare, come ad esempio l’origine dei prodotti, presente in appena 4 banchi su 10.
Altrettanto scarsa la diffusione, nelle etichette, della categoria per quanto riguarda l’ortofrutta, con una percentuale del 28% e del metodo di produzione dei prodotti ittici (43%).

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OGNI FAMIGLIA ITALIANA BUTTA NELLA SPAZZATURA IN MEDIA 515 EURO, IL 9% DEL TOTALE DELLA SPESA

adocspazzarifiu2611.gifPiù Volte su Blogrisparmio ci siamo occupati di sprechi nella spesa alimentare, segnalando come nel nostro Paese viene sprecata ogni anno una quantità di cibo tale da poter nutrire 44 milioni di persone (l'intera popolazione della Spagna) per un valore che ammonta a circa 37 miliardi di euro, (il 3% del PIL)
ammonta a circa 37 miliardi di euro, (il 3% del PIL). Oggi torniamo sull'argomento per segnalare la denuncia dell'associazione dei consumatori Adoc, che in occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (20-28 novembre ndr) ha rilanciato il tema degli sprechi alimentari. Secondo un'indagine dell'associazione ogni famiglia italiana butta ogni anno nella spazzatura, in media 515 euro, pari al 9% della spesa totale effettuata.
Sul totale della spesa sprecata quasi un quinto (il 23,10%, pari a 119 euro) finisce nel cassonetto durante le feste: 50 euro a Natale (9,7% del totale), 20 euro a Capodanno (3,89%), 38 euro a Pasqua (7,37%) e 11 euro nelle altre feste (2,13%).
Secondo il presidente dell'Adoc, Carlo Pileri, cestinare il 9% della spesa alimentare annua è: “un lusso che non possiamo più permetterci” , anche se, rileva come rispetto allo scorso anno la somma totale sprecata sia diminuita dell'8,9% (erano 561 euro nel 2008). Un dato che con tutta probabilità dipende anche dagli effetti della crisi sui consumi che secondo l'Istat sono calati del 2,9%l'Istat
sono calati del 2,9%, mentre la riduzione della spesa è stata secondo la Cgia di Mestre di 516 euro all'anno a famigliasecondo
la Cgia di Mestre di 516 euro all'anno a famiglia.
L'Associazione punta il dito soprattutto contro le esagerazioni durante le feste, come Natale e Capodanno, dove una più attenta considerazione del cibo permetterebbe di risparmiare abbastanza denaro per fare la spesa per altre due settimane.
In tema di sprechi secondo l'indagine dell'Adoc, il 37% dei prodotti che si buttano via sono quelli freschi, seguita dal pane (19%), da frutta e verdura (17%) e da affettati (9%). Crescono del 2% nell'ultimo anno gli sprechi
dei prodotti in busta (8% del totale), mentre rimangono stabili gli sprechi di pasta (4%), scatolame (3%) e surgelati (3%). Per l'associazione il motivo principale per cui si spreca è l’eccesso di acquisto generico (36% del totale), sebbene sia in calo del 3% a confronto con l’anno passato.

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I CONSUMI ALIMENTARI DEGLI ITALIANI CONTINUANO A CALARE, CRESCE IL RICORSO AI DISCOUNT E L’EXPORT

ciaconsumiexport2611.gifCIA, Confederazione Italiana Agricoltori, ha svolto in collaborazione con Ismea un’indagine relativa ai consumi alimentari delle famiglie  italiane evidenziando come le famiglie continuino tutt’oggi a tagliare le spese per l’acquisto del cibo.
Nei primi 3 mesi dell’anno 2010 i consumi alimentari degli italiani avevano fatto registrate un leggero incremento (+0,8%), suscitando molto entusiasmo su una possibile ripresa dei consumi dei cittadini. In realtà dopo questo trend positivo i dati hanno fatto registrare un nuovo stallo, con una calo dei consumi nel periodo aprile-giugno (secondo trimestre) dello 0,8% e della spesa del 2,8%dello
0,8% e della spesa del 2,8%. Dati negativi che sono stati confermati anche nel terzo trimestre dell'anno con un calo dei consumi su base annua dello 0,4%. Complessivamente, dunque nei primi 9 mesi del 2010 si è registrato un calo rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente pari allo 0,2% in termini quantitativi e pari all’1,3% in termini di spesa. Le previsioni per l'intero 2010 parlano di una flessione complessiva dei consumi tra lo 0,3% e lo 0,5%.
I dati hanno confermato delle importanti riduzioni dei consumi di alimenti quali la carne bovina (-4,9% sulla base dei tre trimestri), la pasta di semola (-2,4%), il pane (-2,3%), i vini Doc, Docg, Igt e comuni (-1,8%) ortaggi e legumi freschi (-1,7%).
Trend di crescita si sono invece registrati per i seguenti prodotti: ortaggi di IV gamma (+10,2%), sostituti del pane (+3,8%), yogurt (+3,5%), latte fresco (+3,2%) prodotti per la prima colazione e dolciumi (+2,9%), pollo (+2,7%) e l’olio extravergine d’oliva (+24%).
Dall'analisi dei dati emerge anche come gli italiani hanno ridotto non solo la quantità di cibo consumato, ma anche la qualità, comperando alimenti con una spesa complessiva più bassa. Nello specifico, secondo una recente indagine della stessa Cia il 36% delle famiglie è stato costretto a scegliere, per via delle difficoltà, prodotti di qualità inferiorel
36% delle famiglie è stato costretto a scegliere, per via delle
difficoltà, prodotti di qualità inferiore, mentre il 32% compra solamente prodotti in promozione.

 

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IL PREZZO DELLE IMPORTAZIONI ALIMENTARI SFONDA I 1000 MILIARDI, NECESSARIO AUMENTARE LA PRODUZIONE

faoutlookreport1911.gifAbbiamo visto nei giorni scorsi ches econdo i dati presentati ad Agriculturability, nei prossimi 40 anni la produzione agricola dovrà essere aumentata di almeno il 70% rispetto ai valori attualiAgriculturability, nei prossimi 40 anni  la produzione agricola dovrà essere aumentata di almeno il 70% rispetto ai valori attuali, per far fronte alla crescita della popolazione. Una necessità che però potrebbe diventare attuale anche molto prima.  Nell'ultima edizione delrapporto semestrale “Food OutlookFood Outlook ”, infatti, la Fao ha sottolineato che si profilano tempi non facili, a meno che a partire dal prossimo anno, la produzione delle principali colture alimentari non aumenti in modo significativo.
L'Agenzia Onu ha stimato cheil costo totale delle importazioni potrebbe già superare nel 2010 la soglia dei mille miliardi di dollari, con ripercussioni significative sui prezzi delle derrate. Nello specifico il costo delle importazioni alimentari aumenterà dell'11% per i Paesi più poveri e del 20% peri Paesi a basso reddito con deficit alimentare.
La causa di questi rialzi è imputabile in Parte alle condizioni atmosferiche sfavorevoli che ha portato la produzione cerealicola a ridursi del 2% invece che aumentare dell'1,2% come inizialmente previsto. Ciò comporterà una riduzione degli stock cerealicoli mondiali del 7%, il mais calerà del 12%, il grano del 10% e l'orzo addirittura del 35%. Solo le riserve di riso si prevedono in aumento del 6%. Ricordiamo in proposito che la Russia ha deciso di bloccare le esportazioni di granoRussia ha deciso di bloccare le esportazioni di grano, in seguito agli incendi estivi, provocando pesanti ripercussioni sui mercati mondiali.
Di fronte a questi dati la Fao ha lanciato un forte appello affinché si aumenti la produzione già dal prossimo anno così da ricostruire le scorte, scongiurando così il rischio di forti instabilità sui mercati internazionali. Altrimenti la conseguenza sarà un inevitabile aumento di prezzo per i consumatori.
Sempre sul fronte dei prezzi il rapporto evidenzia che gli aumenti di prezzi registrati dalla maggior parte dei prodotti agricoli di base negli ultimi sei mesi sono dovuti, oltre alla riduzione dell'offerta a causa delle condizioni meteorologiche, anche alle risposte politiche di alcuni paesi esportatori ed alle fluttuazioni dei mercati delle valute.

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LA MAGGIOR PARTE DEGLI EUROPEI ASSOCIA GLI ALIMENTI AL PIACERE, SOLO 1 SU 3 HA DUBBI SULLA SICUREZZA

efsabarometrali1811.gifSecondo un'indagine di Eurobarometro la maggior parte dei cittadini europei associa gli alimenti e il loro consumo ad un senso di piacere, derivante dal fatto di scegliere cibi freschi e saporiti (58%) o di godersi un pasto in compagnia di familiari e amici (54%). Il 44% dei cittadini cerca prezzi accessibili per il cibo e associa gli alimenti al senso di appagamento della fame, mentre poco più di un terzo dei consumatori (il 37%) manifesta preoccupazione per la sicurezza alimentare. Infine quasi un consumatore su quattro (23%) pone l'accento su questioni nutrizionali come il controllo delle calorie e dei nutrienti (23%).
Per quanto riguarda la percezione dei rischi personali che potrebbero incidere sulla propria vita, i cittadini europei segnalano al primo posto la crisi economica (20%), seguita dall'inquinamento ambientale (18%). Il rischio di eventuali danni alla salute derivanti dall'alimentazione viene segnalato solo dall'11% degli europei. La maggior parte dei consumatori, infatti, non segnala particolari preoccupazioni legate al cibo, anche se il 19% ha indicato le sostanze chimiche, i pesticidi e altre sostanze come le maggiori preoccupazioni.
Di fronte ad un elenco di potenziali rischi associati agli alimenti, il 31% dei cittadini ha indicato i residui chimici di pesticidi in frutta, verdura e cereali, il 30% gli antibiotici o gli ormoni nella carne e la clonazione di animali per i prodotti alimentari, mentre il 29% ha segnalato le sostanze inquinanti come il mercurio nel pesce e le diossine nel maiale.
Tra altre preoccupazioni minori si segnalano la contaminazione alimentare da batteri (23%), l'aumento di peso (15%) e il non seguire una dieta sana/equilibrata (15%).


FIDUCIA NELLE FONTI DI INFORMAZIONI E NELLE AUTORITÀ DI SICUREZZA
Secondo l'indagine che ha coinvolto un campione di 26.691 persone, in tutti i 27 Stati membri, i cittadini europei esprimono il massimo livello di fiducia nelle informazioni ricevute dai medici (84%), seguite da famiglia e amici (82%), associazioni dei consumatori (76%), scienziati (73%) e gruppi per la protezione ambientale (71%). Le autorità nazionali e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) hanno raccolto un livello alto di fiducia pari rispettivamente al 64% e al 57%, mentre i governi nazionali si sono attestati al 47%.

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