Martedi, 21 Novembre 2017

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Alimentari

In Italia Sprecati 12,6 Miliardi di Metri Cubi di Acqua per Prodotti Alimentari Lasciati Sul Campo

pomodori2007.gifNel mondo 1,4 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile, mentre altri 2 miliardi hanno a disposizione acqua, ma subiscono gli effetti delle cattive condizioni sanitarie. In generale l'88% delle risorse idriche mondiali è consumato dall'11% della popolazione, ma se un abitante di un Paesi in via di sviluppo sopravvive con 20 litri di acqua al giorno, aun cittadino italiano ed uno americano ne utilizzano rispettivamente 213 e 600.
Questi numeri impressionanti provengono da Last Minute MarketLast
Minute Market, che dopo essersi concentrato, lo scorso anno sullo spreco di cibo, quest'anno ha virato sul tema dello spreco di acqua.
Le indagini e i calcoli di last minute market fanno riferimento al concetto di impronta idrica (water footprint) secondo cui il costo idrico di un prodotto o di un oggetto è dato dalla quantità di acqua dolce impiegata per la loro produzione. Infatti ogni prodotto alimentare, ma il concetto vale anche per gli oggetti che utilizziamo di origine industriale, presenta un costo idrico, in quanto richiede una certa quantità di acqua dolce per essere realizzato, trasportato e consumato.
Ragionando in quest'ottica, anche una semplice tazzina di caffè da 125 ml preso al bar ha un costo idrico importante, in quanto ha richiesto 140 litri di acqua per essere prodotta e consumata. Così in proporzione un fiorentina al sangue da 3 etti ha un'impronta idrica di 4650 litri d'acqua, un chilogrammo di manzo richiede 16 mila litri di acqua, mentre per i 200 gr di carne suggeriti dalla dieta mediterranea ne sono necessari 3600 litri.
Dati che fanno riflettere e che rivedendo le modalità di produzione dei prodotti agricoli, così come i processi industriali di trasformazione e di trasporto, potrebbero essere ridotti, ma il primo punto dove agire è quello dello spreco.
Infatti, secondo quanto riporta Last Minute Market, questi numeri sono “niente” se comparati ai 124 milioni di metri cubi d'acqua impiegati per produrre in Italia le 177.479 tonnellate di mele, che sono poi rimaste sul campo perchè raccoglierle non era più conveniente dal punto di vista economico. Stessa sorte è toccata a 3,5 milioni di tonnellate di pomodori e a 3,4 milioni di olive, pe run o spreco pari rispettivamente a 644 milioni e 6,5 miliardi di metri cubi di acqua impiegati per coltivarli. E la lista potrebbe continuare visto che in Italia nel 2010 sono stati sprecati 12,6 miliardi di metri cubi di acqua utilizzati per coltivare 14 milioni di tonnellate di prodotti alimentari che poi non sono stati raccolti.

 

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Con il Caldo Crescono i Consumi di Frutta, ma Quasi un Frutto su Quattro Finisce Nella Spazzatura

fruitface.gifCome ogni estate, il netto aumento delle temperature fa impennare gli acquisti di frutta, uno degli alimenti più indicati per l’alimentazione in questi mesi dell’anno, essendo ricco di acqua, di sali minerali ed altre sostanze nutritive facilmente assimilabili.
Secondo la Coldiretti, gli aumenti delle vendite si verificano in particolar modo nelle grandi città e nei luoghi di villeggiatura, come confermato anche quest'anno, compensando ampiamente il calo del 9% registrato nel primo trimestre dell’anno. In totale sarebbero complessivamente ben 20 milioni gli italiani che in estate mangiano regolarmente frutta a conclusione del pranzo e della cena, mentre appena un milione dichiara che nonostante le condizioni climatiche, non ne consumerebbe in alcun caso. La stessa Coldiretti, tuttavia, mette in guardia i cittadini dagli sprechi che in questi mesi si verificano in maniera decisamente copiosa.
Questa “corsa alla frutta”, infatti, comporta spesso da parte dei consumatori acquisti quantitativamente sbagliati, che in molti casi non considerano la rapida deteriorabilità di questo tipo di alimento. Il risultato di questo eccesso nell'acquisto di frutta è, secondo la Coldiretti, che un frutto su quattro è destinato ad essere gettato nella spazzatura.
Per evitare questo genere di sprechi, che a lungo andare possono pesare non poco sulle somme che la famiglia destina all’acquisto dei generi alimentari, Coldiretti propone una serie di utili accorgimenti. Anzitutto, bisogna evitare di acquistare grosse quantità di frutta per garantirsi un approvvigionamento per un lungo periodo di tempo. La frutta, infatti, in questi mesi si deteriora in maniera molto più rapida, dunque è decisamente preferibile fare acquisti frequenti più ridotti dal punto di vista quantitativo. É consigliabile sempre scegliere i frutti con il giusto grado di maturazione o leggermente aperti, evitando quelli troppo maturi ed appassiti.

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Birra Italiana: in Crescita Produzione, Consumi ed Esportazioni

birra0207.gifIl mercato della birra in Italia è in netta ripresa. È quanto emerge dai dati forniti da Assobirra, Associazione degli Industriali della Birra e del Malto che riunisce le imprese italiane operanti nel settore, attive sia nella produzione che nella commercializzazione di questa diffusa bevanda alcolica. I dati relativi all’anno 2010 hanno evidenziato, infatti, un aumento sia della produzione che dei consumi, con soprattutto l’export, tornato su livelli importanti, a trascinare la ripresa del settore.
Nel corso del 2010 si sono complessivamente consumati in Italia 17.855 ettolitri di birra, ovvero mille ettolitri in più rispetto al 2009, anno in cui il settore ha risentito maggiormente della crisi. É però dal 2007 che il settore registra esclusivamente cali, con 18.513 ettolitri consumati nel 2007 e 18.513 17.836 nel 2008.
Negli ultimi 4 anni si è registrato un trend pressoché analogo anche per quanto riguarda la produzione: nel 2010 si sono prodotti in Italia 13.031 ettolitri di birra, una quota superiore di quasi il 2% rispetto all’anno “nero” del 2009, quando si sono prodotti 12.776 ettolitri complessivi. Negli ultimi anni, però si è osservata una riduzione graduale della produzione, passata dai 13.462 ettolitri del 2007 ai 13.343 ettolitri del 2008.
A contribuire all’incremento del business delle birra italiana vi sono senza dubbio le esportazioni, una realtà che nel corso degli ultimi 4 anni, invece, è stata in crescita costante: nel 2007 si sono esportati 1.068 ettolitri di birra, nel 2008 1.503 (+40,7%), nel 2009 1.743 (+15,6%) e nel 2010 1.865 (+7%). Un trend che sottolinea, insomma, come i prodotti alimentari italiani siano sempre più apprezzati all’estero. In proposito, secondo la Coldiretti, il fascino della birra italiana conquista sempre più i consumatori d'Oltremanica, con un aumento delle esportazioni verso la Gran Bretagna del 37%. Decisamente positivo anche il dato delle esportazioni verso gli Stati Uniti, che sono il più grande consumatore mondiale di birra, cresciute su base annua del 39%.

 

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Gelato Artigianale: Crescono i Consumi e le Aziende Del Settore

gelati2506.gifL’Associazione dei Consumatori Altroconsumo ha svolto un’indagine dedicata ai prezzi del gelato artigianale, un prodotto artigianale che ogni estate viene consumato in grandissime quantità dai cittadini italiani, per un giro d’affari complessivo di quasi 2 miliardi di euro all’anno.
Altroconsumo ha rilevato come vi siano significative differenze di prezzo nelle varie località italiane, ed ha così svolto l’indagine su un campione di 7 capoluoghi di provincia, ovvero Milano, Roma, Napoli, Bari, Genova, Rimini e Palermo e 5 località balneari, quali il Lido di Ostia, Sorrento, Santa Margherita, Mola e Mondello.
I prezzi più elevati si sono registrati a Milano dove il costo per un gelato artigianale oscilla tra 1,70 e 2,50 euro per un cono piccolo e tra 2,20 e 3 euro per un cono grande, seguita da Sorrento, Rimini e Santa Margherita. Mentre la città più conveniente dove acquistare un gelato artigianale è Palermo dove i prezzi variano tra 1 e 1,80 euro per un cono piccolo e tra 1,5 e 2 euro per il cono grande. Gli sbalzi di prezzo riscontrati, dunque, risultano decisamente notevoli.
La spesa annua delle famiglie italiane per l’acquisto di gelati sia artigianali che industriali ammonta complessivamente a 1,9 miliardi di euro, una cifra corrispondente ad una media di 82 euro a famiglia.
È a Nord dove i consumi di gelato sono più elevati, con una spesa che incide al 52,9% sul totale, pari cioè a 94 euro a famiglia), mentre al Sud i consumi rappresentano il 24% del totale ed al Centro il 17%.
Un settore, quello della produzione e della vendita di gelati, che gode di grande floridità a dispetto della crisi. Secondo la Camera di Commercio di Milano, infatti le attività attive nella vendita sono cresciute del 4,1% rispetto allo scorso anno del, arrivando a sfiorare le 19 mila unità. Nello specifico si contano 18.763 imprese tra produzione di gelati, gelaterie e pasticcerie ambulanti.

 

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Prodotti Alimentari: Negli Ultimi Tre Anni le Famiglie Hanno Ridotto i Consumi di 336 Euro l’Anno

supermarket2502.gifSecondo i dati forniti dalla Cia, Confederazione Italiana Agricoltori, a causa della crisi economica gli italiani stanno continuando a ridurre i consumi di prodotti alimentari, modificando così in maniera importante le loro abitudini a tavola.
Il potere d’acquisto sempre più ridotto delle famiglie italiane ne sta riducendo in maniera costante i consumi alimentari, al punto che se nell’anno 2008 la spesa media mensile per l’acquisto di cibo e bevande era pari a 475 euro, nel 2009 è scesa a 461 euro, per poi calare ulteriormente nel 2010 raggiungendo quota 447 euro. Ciò significa dunque che nell’arco di soli tre anni, gli italiani hanno mediamente ridotto i consumi di prodotti alimentari di circa 30 euro al mese, ovvero ben 336 euro in meno su base annua.
Il drastico calo dei consumi alimentari risulta infatti ancor più evidente confrontando le somme medie spese al supermercato dagli italiani durante l’anno: nel 2008 si destinavano a cibo e prodotti alimentari ben 5.700 euro all’anno, cifra scesa nel 2009 a 5.532 euro ed ulteriormente ribassata nel 2010, con soli 5.364 euro.
La diminuzione del budget destinato ai prodotti alimentari ha fatto in modo che cibi e bevande risultino avere sempre meno peso sulla spesa totale all’interno del territorio nazionale: nel giro del triennio considerato, infatti, gli alimenti sono passati dall’essere il 17,3% della spesa complessiva delle famiglie al 16,5%.
Alla luce di questo, ovviamente, si sono radicalmente modificate anche le stesse abitudini degli italiani a tavola. Secondo l’indagine di Cia, infatti, il 60% delle famiglie intervistate ha dichiarato di aver modificato il menu ed il 35% di aver limitato gli acquisti.

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