Martedi, 21 Novembre 2017

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Alimentari

Filiera Alimentare: in Europa dà Lavoro ad un Occupato su Cinque e Contribuisce al 6% del PIL

carrello1504.gifLa filiera alimentare inizia in azienda o ancora prima all'interno del settore agricolo (nel campo) per poi svilupparsi in una serie di processi, più o meno lunghi, che portano i prodotti alimentari sulle nostre tavole. La maggior parte del cibo consumato in Europa viene trattato nell'ambito del settore manifatturiero, prima di passare alla rete distributiva ed essere acquistato dai consumatori, o da negozi e ristoranti.
Globalmente, rivela l'Eurostat, nell'Unione Europea risultano impiegati poco più di 48 milioni di persone nella “filiera alimentare” (dati 2008), ovvero più di un quinto del totale degli occupati. Nell'intero settore sono presti quasi 17 milioni di differenti aziende che generano circa 751 miliardi di euro di valore aggiunto, pari a circa il 6% del Pil dell'Intera Unione Europea a 27.

Circa l'80% delle aziende attive nella filiera alimentare fanno parte del settore agricolo. Queste aziende agricole generano la maggior parte del lavoro (56%) dell'intero mercato alimentare, ma proporzionalmente un valore aggiunto inferiore rispetto al capitale umano impiegato. Infatti, il valore aggiunto risulta piuttosto distribuito tra i vari attori della filiera alimentare, con il 26% realizzato dal settore della produzione di bevante, il 25,6% dal settore agricolo, il 20,1% dal commercio al dettaglio di alimenti, bevande e tabacco (l'11,3% dal commercio di questi prodotti all'ingrosso) e il 17% dal settore dei servizi food & beverage.
Al termine della filiera alimentare vi sono i consumatori che acquistano i prodotti alimentari da rivenditori specializzati, come ad esempio macellai, fruttivendoli e panettieri, o non specializzati come i supermercati.
Nell'Intera Unione Europea a 27 sono oltre 900 mila le imprese occupate nel commercio al dettaglio di alimenti, con circa 7,2 milioni di occupati. I rivenditori specializzati rappresentano oltre la metà delle imprese, ma assorbono solo il 20% dei lavoratori dipendenti.
Nel settore dei rivenditori specializzati, Spagna e Italia sono le regine d'Europa, con rispettivamente il 23% e il 22% delle imprese attive sul totale europeo e il 18% e il 15% del totale degli occupati. Segue la Germania con il 6% delle imprese e il 14% degli occupati e il Regno Unito con rispettivamente il 6% e il 12%.
L'analisi della struttura di vendita al dettaglio non specializzato è meno concentrata e meno omogenea, con il numero medio di persone occupate per impresa, significativamente diverso tra gli Stati Membri. In questo campo ad esempio gli Stati membri con il maggior numero di imprese risultano essere Polonia e Romania con 68mila e 60mila imprese, mentre quelli con il più alto numero di occupati sono Regno Unito e Germania, con 1,1 milioni e 773 mila dipendenti. L'Italia risulta essere terza sia per numero di imprese (56,3 mila) che per numero di impiegati (451.7 mila).


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Costi Degli Alimentari Nella Grande Distribuzione: Fare la Spesa è Più Conveniente Al Nord

supermarket2305.gifSecondo un’indagine ad opera di Symphony Iri Group, fare la spesa in Italia ha dei costi molto variabili tra regione e regione. In linea di massima, i prezzi degli alimentari acquistabili presso un supermercato risultano essere più convenienti al Nord rispetto che a Sud, ed in particolare la Toscana si è rivelata essere la regione dove è più conveniente fare la spesa.
Per effettuare la ricerca, Symphony Iri Group ha preso in considerazione otto diversi prodotti di largo consumo, molto diffusi presso la Gdo, precisamente: barattolo di Nutella da 750 g, biscotti Gocciole da 500 g, biscotti Pavesini da 200 g, confezione di Daygum Protex, tonno Rio Mare in lattina da 320 g, caffè Lavazza qualità Rossa da 500 g, Bastoncini Findus da 300 g, Cornetto Algida da 450 g.
Per ogni singolo prodotto campione, sono stati calcolati i discostamenti di prezzo per ogni regione in rapporto alla media nazionale, e sulla base degli otto diversi report sono state elaborate le statistiche relative ai prezzi dei prodotti di largo consumo rispetto alla media generale.
Come detto, la regione più conveniente da questo punto di vista è risultata essere la Toscana, con un punteggio di 91 (posto 100 come media nazionale), seguita dalla Lombardia e dall’Emilia Romagna con 94, dal Piemonte e dall’Umbria con 97, dal Veneto con 98 e dal Friuli Venezia Giulia con 100, regione che non presenta dunque alcun discostamento dei prezzi rispetto alla media.
Quanto alle regioni più care per quanto riguarda i generi alimentari acquistabili presso la grande distribuzione, il poco invidiabile primato spetta alla Sicilia, con un punteggio di 112, seguita dalla Puglia con 111, dalla Basilicata e dalla Calabria con 110.

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Nasce l’Etichetta Etica: Nuovo Tipo di Etichettatura per Offrire un’Informazione Completa

lentegirasole2205.gifCIA, Confederazione Italiana Agricoltori, ha ideato una nuova forma di etichettatura che potrebbe garantire al consumatore una maggiore conoscenza del prodotto alimentare che si sta acquistando, soprattutto per quanto riguarda i vari processi di produzione.
La cosiddetta “etichetta etica” (così si chiamerebbe questo nuovo genere di etichettatura), è il frutto di un attenta analisi dei dati emersi da un’indagine condotta da CIA e da VAS Onlus dedicata al rapporto tra italiani e sicurezza alimentare. Questo studio ha evidenziato come il 91% dei consumatori senta l’esigenza di acquistare dei cibi con delle etichette semplici e di facile comprensione, ma con una maggiore quantità di informazioni rispetto a quelle odierne.
I consumatori preferirebbero inoltre i prodotti italiani, soprattutto se tipici, e proprio per questo sull’etichetta desidererebbero avere una garanzia di italianità di tutti gli ingredienti impiegati.
Differenti le posizioni degli intervistati per quanto riguarda gli Ogm, Organismi Geneticamente Modificati: il 55% del campione dichiara di considerarli dannosi per la salute, il 76% invece li ritiene semplicemente meno salutari rispetto a quelli tradizionali. Per contro, invece, il 62% dei cittadini dichiara di fidarsi del biologico, sostenendo anzi che questo tipo di cibi garantisca degli standard qualitativi più elevati.
Il 40% degli intervistati, infine, ha dichiarato di volere un’etichetta più dettagliata per quanto riguarda l’impatto ambientale legato alla produzione dell’alimento mentre il 70% vorrebbe diminuire i prezzi tagliando alcuni passaggi di filiera.

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Le Riserve di Pesce Nei Mari Italiani Finiscono a Fine Aprile, Poi Solo Importazioni

fishdependance1405.gifSecondo un recente rapporto del Plan Bleu, l'organismo del Programma ambiente mediterraneo delle Nazioni Unite (Unep/Map), il mediterraneo italiano è una risorsa da 9 Miliardi di Euro l'Annomediterraneo
italiano è una risorsa da 9 Miliardi di Euro l'Anno, più del doppio della Grecia o della Spagna.
Nonostante questa abbondanza di risorse l'elemento che sembra scarseggiare maggiormente è proprio il pesce. Infatti, secondo il rapporto Fish dependanceFish
dependance, curato dalla New economics foundation, l'ultimo pesce italiano è stato pescato il 30 aprile scorso, con la conseguenza che dal primo maggio il pesce presente sulle nostre tavole è importato.

Questo, rileva il rapporto è il risultato del prelievo sempre maggiore di ricchezze ittiche portato avanti nei mari europei, che ha contribuito ad aumentare il deficit alimentare. Gli stock ittici sono si una risorsa rinnovabile, tuttavia le modalità di prelievo del pesce sono tali da non permettere un efficace ripopolamento. Secondo il rapporto, infatti, il 54% dei 46 stock ittici del Mediterraneo esaminati è sovrasfruttato. Per quanto riguarda l'Italia, il rapporto evidenzia che siamo l'11° Paese per consumo di pesce pro capite con 25,4 kg all'anno, 3,3 kg in più rispetto alla media Europea (dato 2007). Si tratta dello stesso valore di consumo di pesce del 1999 e dato il calo delle catture, il risultato è che il nostro Paese è costretto ad importarne il 37% di pesce in più rispetto ad un ventennio fa.
Nello specifico il consumo di pesce pro capite italiano è cresciuto dal 1961 al 2005 del 108%, il terzo tasso di crescita maggiore dopo Irlanda (217%) e Cipro (304%). Non per tutti comunque si è registrato un aumento cosi' considerevole, infatti Portogallo e Regno Unito hanno mantenuto costante i loro livelli di consumo nel periodo considerato.


CALENDARIO DI AUTOSUFFICIENZA

Per l'Europa a 27 autosufficienza alimentare per il pesce finisce il 2 luglio, per quella a 15 un giorno dopo. Dell'Italia abbiamo detto (il 30 aprile, come per la Repubblica Ceca), ma c'è anche chi fa peggio come Austria (15 Gennaio), Slovacchia (14 febbraio), Slovenia (27 febbraio), Romania (28 febbraio), Belgio (17 marzo), Malta (19 Marzo), Cipro (25 Marzo) e Portogallo (26 aprile).


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Alimentari: il Caro Carburanti Mette in Crisi Produttori e Famiglie, si Salva Solo la Spesa a Km 0

coldirettibancomatkm0.gifNon c'è pace per il settore alimentare e per le tasche delle famiglie italiane. Infatti, il caro benzina tiene alti i prezzi alimentari, visto che i prodotti viaggiano su strada nell'85% dei casi, con la conseguenza che i consumatori devono ulteriormente contrarre i propri consumi. A riferirlo è la Cia, Confederazione italiana agricoltori, secondo cui dopo una flessione dei consumi alimentari pari allo 0,6% nel 2010, il primo trimestre dell'anno ha fatto segnare un ulteriore calo dello 0,5%. Il caro carburanti è per la Cia, il principale responsabile di questa impennata di rialzi che ha contraddistinto questi ultimi tempi.. Il tasso tendenziale degli alimentari (incluse le bevande alcoliche) è cresciuto di un decimo di punto ad aprile arrivando al 2,3% su base annua. I prezzi dei prodotti lavorati risultano in crescita su base mensile dello 0,3% e su base annua dell'1,8%, mentre quelli dei prodotti non lavorati diminuiscono su base mensile (-0,5%), ma aumentano in maniera maggiore sull'anno (+2,9%).
Il risultato è quasi una dieta imposta per le famiglie italiane che rinunciano soprattutto al pane (meno 2,1%nel 2010), alla pasta (meno 1,8%, alla carne rossa (meno 4,6%) e al pesce (meno 2,9%), alla frutta (meno 1,8%) e anche al vino da tavola (meno 2,1%).
In una situazione del genere in cui i prezzi dei prodotti alimentari sono fortemente influenzati dal caro carburanti, l'unica forma di vendita che risulta in crescita è quella della spesa a km zerospesa a km zero . Secondo la Coldiretti, infatti, la spesa a km zero nei mercati degli agricoltori (di Campagna Amica Ndr) risulta in crescita del 28%. L'associazione sottolinea che i prodotti più acquistati in questa forma di vendita a filiera corta risultano essere la verdura, la frutta, i formaggi, i salumi, il vino, il latte, il pane, le conserve di frutta, la frutta secca, i biscotti ed i legumi. Insomma molti dei prodotti a cui gli italiani sembrano aver rinunciato di più a causa dei rincari, sono proprio quelli che vanno per la maggiore nei mercati degli agricoltori a Km zero.

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