Martedi, 21 Novembre 2017

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Cresce il Settore Alimentare: Boom di Imprese Che Producono Piatti Pronti, Precotti e Take Away

fusilli2604.gifSecondo il rapporto “Society at a Glance 2001% in Italia meno di sei italiani su dieci cucinano o puliscono ogni giornoItalia
meno di  sei italiani su dieci cucinano o puliscono ogni giorno, una quota inferiore di 5 punti percentuali alla media Ocse. Sembrerebbe dunque che gli italiani siano sempre più pigri in cucina, una tendenza confermata anche da un'elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati del registro delle imprese.
Nello specifico nel 2010 sono aumentate dell'8,5% (da 26500 del 2009 a 28843) le imprese che producono piatti pronti, precotti e take away e che ora hanno raggiunto quasi un terzo delle imprese italiane del settore alimentare (il 32,8%). Secondo la Camera di Commercio di Milano è però tutto il sistema alimentare ad essere cresciuto del 2,5% in un anno, con punte del 4,1% in Lombardia, del 3,5% in Valle d’Aosta e del 3,2% in Toscana.
La Lombardia risulta essere la regione con la più alta concentrazione di imprese del settore, pari all'11,2% del totale (9828 imprese) seguita a ruota dalla Campania con l'11,1% (9781), che risultava in testa nel 2009. Al terzo posto troviamo la Sicilia con il 10,8% delle imprese nazionali (9535 aziende). Chiudono la classifica regionale, invece, la Valle d'Aosta con lo 0,2% delle imprese nazionali (177), il Molise con lo 0,8% (707) e il Trentino-Alto Adige con l'1% (902). Tra le provincie Napoli guida la classifica con 4463 imprese (il 5,1% del totale italiano) seguita da Roma con 4207 imprese (il 4,8%) e da Torino con 2.776 imprese (il 3,2%). Fuori dal podio troviamo Milano con 2611 imprese attive nel settore (il 3%).
Tra i settori più dinamici l'indagine segnala quello della produzione di gelati, cresciuto del 23,7% in un anni, quello dei birrifici (+17,9%) e la preparazione di omogeneizzati e alimenti dietetici (+13,3%). In valore assoluto, invece, spiccano le imprese che producono prodotti di panetteria e pasticceria fresca che risultano essere pari al 30,4% del totale (26692 attività) in crescita dello 0,7% rispetto al 2009. Molto numerosi si segnalano anche i produttori di paste alimentari, di cuscus e di prodotti farinacei simili con 5206 attività (il 5,9% del totale) e i produttori dell'industria lattiero-casearia con 3.543 attività (pari al 4% del totale).

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In Arrivo Maggiori Informazioni e Più Chiarezza Sulle Etichette Dei Prodotti Alimentari

contraffamadeinpareu2410.gifIl Parlamento Europeo si è pronunciato positivamente riguardo alla nascita di una nuova etichettatura per i prodotti alimentari, che prevede una maggiore semplicità di lettura da parte del consumatore ed un aumento dei dettagli indicati. L'obiettivo è quello di fornire più informazioni ai consumatori per permettere a chi compra di fare scelte più consapevoli.
Precisamente, come informa lo stesso Parlamento Europeo sul suo sito web ufficiale, la nuova etichettatura dovrà rispondere a questi criteri:

  • Leggibilità – È stata stabilita una dimensione minima per i caratteri, 1,2 mm, al fine di garantire una leggibilità agevole a tutti i consumatori. Non di rado, infatti, chi acquista ha difficoltà a leggere le informazioni indicate proprio per via della scrittura, realizzata con caratteri troppo piccoli.

  • Informazioni sugli allergeni – In ogni prodotto dovrà essere indicata la lista completa degli allergeni, ad oggi obbligatoria solo per i prodotti alimentari preconfezionati. Con questo nuovo intervento legislativo, invece, l'elenco dovrà essere necessariamente indicata anche nei prodotti venduti presso ristoranti, mense, bancarelle, così come nei prodotti confezionati direttamente nei negozi.

  • Data di congelamento – la data del primo congelamento dovrà essere indicata per la carne non lavorata, il pollame ed il pesce.

  • Luogo di provenienza – Per alimenti quali carne, pollame, latticini, frutta e verdura, si dovrà indicare l’origine di tutti i singoli ingredienti del prodotto.

  • Informazioni sul retro del prodotto – Sulla parte posteriore della confezione dovranno essere indicati i valori nutrizionali dell’alimento, dunque il contenuto di grassi, proteine, zuccheri, sali ed altro ancora.

  • Indicazione di eventuali sostanze alimentari imitate – Si dovrà specificare sulla confezione se un prodotto, all’apparenza un pezzo compatto, è invece composto da diversi tagli.


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Insalate in Busta: Approvata la Proposta di Legge Che Garantirà Al Consumatore Igiene e Freschezza

verdurepronte1904.gifLa Commissione Agricoltura della Camera ha dato il via libera ad una proposta di legge che disciplina la preparazione, il confezionamento e la distribuzione di un prodotto alimentare che nel corso dell’ultimo anno ha riscosso un grande successo sugli scaffali dei supermercati, ovvero le insalate in busta.
In linea con le ultime tendenze in fatto di alimentazione, per le quali i consumatori prediligono i cibi confezionati, già pronti e che non richiedono tempo per la cottura e per la preparazione in generale, le insalate in busta hanno davvero spopolato negli ultimi periodi. Secondo la Coldiretti, infatti, a fronte di un calo del -0,6% che ha interessato in generale il settore agroalimentare nel 2010, le insalate in busta hanno fatto invece registrare un incremento del +8%, per circa 90 milioni di chili venduti.
Nel complesso, gli italiani hanno speso per questo genere di alimento confezionato ben 730 milioni di euro nel corso del 2010. Secondo la CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, l’86% di questo segmento è stato rappresentato dalle insalate, seguito dalle verdure a cuocere con il 9%, dalle cruditè con il 4% e dalle ciotole con condimento con il 2%.
Alla luce di questo autentico boom, era diventata urgente la necessità di un intervento legislativo mirato a garantire al consumatore igiene e freschezza del prodotto che sta acquistando. Soprattutto in considerazione del fatto che questo tipo di alimento risulta facilmente deteriorabile (è sufficiente, ad esempio, un forte sbalzo di temperatura per comprometterne la qualità) ed è molto soggetto alla proliferazione di batteri.

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Pasqua: Consigli per una Spesa di Qualità Badando al Risparmio ed Evitando gli Sprechi

uovapasqua1804.gifIn Italia lo spreco di prodotti alimentari è enorme: si calcola ogni anno venga sprecata una quantità di cibo tale da poter nutrire 44 milioni di personesprecata
una quantità di cibo tale da poter nutrire 44 milioni di persone (l'intera popolazione della Spagna). Per quanto riguarda i soli comportamenti delle famiglie, secondo stime accreditate (Adoc), pare che ogni anno finisca nella spazzatura il 9% del totale della spesaogni
anno finisca nella spazzatura il 9% del totale della spesa, pari a circa 515 euro per nucleo familiare. Quasi un quarto di questo spreco avviene durante le feste (il 23,10%) pari 119 euro di cui il 7,4% durante le festività Pasquali per un importo di circa 40 euro a famiglia. Per questo motivo abbiamo deciso di fornire qualche consiglio per risparmiare il più possibile sulle spese tipiche della Pasqua, anche in considerazione del fatto che i rincari energetici hanno spinto verso l'altro i prezzi dei prodotti alimentari (che per lo più vengono trasportati su gomma), uniti ai soliti fenomeni speculativi che caratterizzano ogni festività.
In generale il consiglio per poter risparmiare è quello di comprare uova di cioccolato e colombe pasquali agli ultimi momenti, visto che se rimangono sugli scaffali questi prodotti sono spesso soggetti a promozioni (prodotti come la Carne invece potrebbero lievitare). Tuttavia è bene riconoscere un prodotto dalla qualità e non solamente dalla marca, vediamo come fare.


UOVA DI PASQUA: È bene sapere che secondo un'indagine di Altroconsumo rispetto allo scorso anno, il prezzo della uova di cioccolato è aumentato in media del 13%, con punte massime fino a quasi il 40%.Il prezzo al chilo delle uova di Pasqua di marca oscilla dagli 8 euro ai 20 euro.
Per scegliere un uovo di qualità occorre diffidare della marche e fare affidamento all'etichetta in cui sono indicati gli alimenti in ordine decrescente per peso e percentuale. Occorre scegliere un uovo che contenga quantità maggiori di cacao in polvere e burro di cacao rispetto allo zucchero. Occorre diffidare delle uova che contengono una quantità maggiore di zucchero rispetto agli altri ingredienti, soprattutto in ragione del fatto che lo zucchero costa un decimo del cacao. Inoltre bisogna prestare attenzione alla presenza di burro di cacao ed evitare i prodotti in cui è indicata la dicitura “contiene grassi di sostituzione’, perchè spesso si tratta di componenti di qualità inferiore.


COLOMBE: Secondo l'Osservatorio Nazionale Federconsumatori le Colombe sono aumentate rispetto allo scorso anno tra il 5% e il 7%.
Questo prodotto tipico possiede caratteristiche specifiche definite dal Ministero delle Attività Produttive. Secondo l'Adoc, gli elementi obbligatori sono: “farina di frumento; zucchero; uova di gallina di categoria “A” (cioè uova fresche) o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del 4% in tuorlo; materia grassa butirrica (cioè burro), in quantità non inferiore al 16%; scorze di agrumi canditi, in quantità non inferiore al 15%; lievito naturale costituito da pasta acida; sale”. Una colomba è di buona qualità se contiene nell'etichetta in ordine farina, zucchero, uova, burro e canditi.
Per quanto riguarda le colombe speciali o arricchite è bene sapere che devono contenere, per poter portare la dicitura colomba almeno il 50% dell’impasto base. In questi casi, oltre alle indicazioni di etichettatura, devono comparire accanto alla denominazione riservata, tutte le variazioni sul tema e consentire al consumatore di comprendere le reali caratteristiche del prodotto.


ABBACCHIO: Secondo l'Osservatorio Nazionale Federconsumatori l'Abbacchio ha subito rincari rispetto allo scorso anno tra il 4% e il 13%.


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Farmers Market: i Clienti Tipo Sono Donne e la Spesa Media Settimanale è di 100 Euro

farmersmarket1403.gifDonna in età matura, di istruzione superiore, con famiglia piccola (2,7 componenti), raramente con bambini e con un budget settimanale di non più di 100 euro. È questo l'identikit di chi fa la spesa nei farmers market che emerge dall'indagine "Filiere corte: quale impatto sul mondo produttivo e sulla società?" condotta dal CURSA (Consorzio Universitario per la ricerca socioeconomica e per l'ambiente) in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.
Secondo la ricerca, la filiera corta, ovvero la modalità di distribuzione dei prodotti agroalimentari che taglia gli intermediari tra il campo alla tavola, tipica dei farmers market, è la risposta che coniuga economia ed ambiente. Ovviamente la filiera corta, che opera su binari opposti rispetto a quelli della grande distribuzione, non è prerogativa solamente nei farmers market, ma anche in altre forme come i Gas (gruppi di acquisto Solidali)Gas
(gruppi di acquisto Solidali) o la vendita diretta in azienda agricolavendita
diretta in azienda agricola. Nei farmers market tuttavia i consumatori hanno il vantaggio di poter entrare in contatto nello stesso momento con diversi produttori e quindi possono contare su una maggiore concorrenza nei prezzi (in rapporto alla qualità).
Tornando all'indagine il Consorzio Universitario ha osservato 13 mercati degli agricoltori diffusi su tutto il territorio nazionale e inviato una serie di questionari a produttori (158) e consumatori (458) sui temi ambientali, sociali ed economici. Oltre all'identikit del consumatore tipo è emerso che i cittadini scelgono questi mercati diretti principalmente perchè alla ricerca di prodotti freschi, di qualità potendo anche risparmiare. Inoltre coloro che si recano nei mercati cosiddetti “alternativi”, ovvero legati anche ad obiettivi etici, si aspettano di trovare prodotti che rispettano l'ambiente.
Ma quanto spendono i consumatori in questi farmers market?
L'indagine rivela che la spesa media settimanale è di 100 euro, con una valore medio a visita che va dai 13 euro del piccolo mercato ai 25 euro dell'alternativo.

 

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