Martedi, 21 Novembre 2017

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Alimentari

Crescono i Consumi di Vini con Bollicine Italiani per un Giro d’Affari di Circa 2,9 Miliardi di Euro

prosecco0504.gifIl consumo di vini con bollicine prodotti in Italia continua a crescere, soprattutto all’estero. È quanto è emerso da un’indagine condotta da Ovse, Osservatorio Economico Vini, da cui si evince precisamente che nel corso del 2010 si sono consumate in Italia e nel mondo 367 milioni di bottiglie, a fronte di 380 milioni di bottiglie prodotte tra metodo classico e metodo italiano.
Per quanto riguarda i prodotti realizzati con metodo classico, il top dei consumi spetta a Franciacorta, con ben 9,8 milioni di bottiglie consumate nel corso del 2010 (di cui 8,95 in Italia), seguito da Trento DOC con 8 milioni di bottiglie (7,5 milioni consumate nel nostro paese), da VSQ – VS con 4,1 milioni di bottiglie (ben 4,05 in Italia) e da Oltrepo Pavese, Alta Langa, Alto Adige, Friuli ed altro DOCG e DOC con 1,7 milioni di bottiglie in totale (1,6 in Italia).
Per questo tipo di prodotti, dunque, è certamente prevalso il consumo in Italia, mentre per gli spumanti realizzati con metodo italiano Charmat cresce notevolmente la percentuale di consumi all’estero.
Si sono consumate, ad esempio, 74 milioni di bottiglie di Asti DOC nel corso del 2010, di cui appena 10 milioni di in Italia, mentre per il Conegliano Valdobbiadene Docg/Doc le bottiglie sono 54 milioni di (36 milioni in Italia).
I prodotti più venduti a livello globale sono certamente gli spumanti: sono state consumate, infatti, nel 2010 ben 130 milioni di bottiglie di spumanti secchi nel mondo (DO-IGT, prosecco, aromatici, vitigno e generici), di cui 52 milioni  in Italia, e 94 milioni di spumanti dolci (VSQ-VS, generici, vitigno e aromatici), di cui 30 milioni in Italia.

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L'Italia si Schiera Contro gli OGM per Difendere le Tipicità Della Produzione Agricola Made in Italy

ogmsceltacoldireue.gifNuova posizione del Governo nei confronti degli Ogm, ovvero gli organismi geneticamente modificati: il neo-ministro delle Politiche Agricole, Saverio Romano, ha infatti affermato, in occasione dell’Assemblea Regionale del Movimento di responsabilità a Catania, di voler combattere duramente l’utilizzo degli Ogm nelle produzioni italiane.
Si va così a delineare una posizione di chiusura da parte del Governo, dopo che il precedente Ministro, Giancarlo Galan, aveva invece considerato possibile la coesistenza tra Ogm e produzione tradizionaleconsiderato
possibile la coesistenza tra Ogm e produzione tradizionale. Anzi si era spinto anche oltre, minacciando sanzioni per le regioni riluttanti, quelle cioè che si erano dichiarate non intenzionate ad aderire alle linee guida riguardanti le sperimentazioni in questo settore.
La principale tesi su cui il ministro Saverio Romano ha fondato la sua idea di fermare l’utilizzo degli Ogm verte sul fatto che i prodotti che possono essere realizzati ovunque, quali appunto gli Ogm, danneggiano la competizione sul mercato, oltre che le tipicità locali che rappresentano senza dubbio un grande punto di forza per l’Italia.
Per difendere l’originalità e la genuinità dei prodotti agricoli, dunque, l’attuale Ministro propone dei meccanismi di tutela del consumatore, con delle apposite etichettature per tutti i prodotti agricoli realizzati senza utilizzo di Ogm.
Diversi i commenti riguardanti questa nuova posizione del Governo circa gli Ogm, Coldiretti, ad esempio, ha espresso la sua soddisfazione, e si dichiara pienamente disponibile ad appoggiare il Ministro Romano in ogni tipo di attività mirata a preservare l’identità territoriale delle produzioni agricole nazionali contro l’omologazione tipica degli Ogm.

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Ecco la Classifica Delle Città Dove Conviene Fare la Spesa, Piemonte e Lombardia le Regioni Più Care

guidalowcostalimenti.gifSecondo la Cia (confederazione Italiana Agricoltori) nell'ultimo anno, circa una famiglia su tre si è rivolta quasi esclusivamente alle “promozioni” commerciali, per fare la spesa alimentareuna
famiglia su tre si è rivolta quasi esclusivamente alle “promozioni”
commerciali, per fare la spesa alimentare. Oggi vogliamo approfondire questo tema, osservando come il risparmio connesso alle iniziative promozionali varia nelle diverse città italiane. Ad aiutarci in questo viaggio lungo la Penisola sarà il Codacons, che assieme al sito spesafacile.com ha svolto un'indagine in tutte le 110 provincie italiane, per verificare dove risulti più conveniente fare la spesa e dove meno. La ricerca ha preso in considerazione solamente le offerte promozionali della grande distribuzione, coprendo quasi la totalità dei punti vendita presenti nel Paese (circa il 95% del totale dei supermercati).
Per effettuare il confronto è stato preso in considerazione un paniere composto da 28 beni, rappresentativi della spesa settimanale di una famiglia media. Nel paniere sono presenti generi alimentari come latte latte, uova, pane, pasta, carne bovina e beni legati all'igiene della persona come sapone, detersivo e dentifricio (l'elenco dei beni è disponibile  con la classifica complesta delle città a questo indirizzoquesto
indirizzo)


RISULTATI PRINCIPALI
Secondo l'indagine Siena risulta essere la città più economica d'Italia, con circa 48,83 euro necessari per acquistare il paniere di beni individuato. Al secondo posto troviamo Vibo Valentia con 50,29 euro che precede Potenza con 50,98 euro. Viceversa le città più care sono risultate Aosta, dove per l'acquisto dei medesimi beni occorrono 63,83 euro, seguita dalla provincia di Verbano-Cusio-Ossola con 62,10 euro e da Nuoro con 61,49 euro. La differenza tra la testa e la coda della classifica è esattamente di 14 euro netti, con Aosta più cara di Siena del 28%.

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Sicurezza Alimentare: in Aumento i Controlli, i Reati e le Sanzioni Comminate Dal Corpo Forestale

olio3193.gifIl Corpo Forestale dello Stato ha presentato oggi il bilancio della propria attività di controllo nel settore della sicurezza agroambientale ed agroalimentare. Rispetto al 2009 risultano in aumento i reati accertati e i controlli effettuati, così come anche il numero di persone denunciate all'Autorità Giudiziaria.
Nello specifico gli illeciti amministrativi contestati nel 2010 sono stati 772 contro 359 del 2009 (+115%) per un importo complessivo di 1,525 milioni di euro, mentre i controlli effettuati sono passati dai 4423 del 2009 ai 5056 del 2010 (+14,3%). Inoltre i reati accertati sono passati dai 75 del 2009 ai 102 del 2010 (+36%) e le persone segnalate all'Autorità Giudiziaria dalle 64 del 2009 alle 120 del 2010 (+87,5%). Dati che testimoniano, come ha sottolineato lo stesso Corpo Forestale dello Stato, la capillare ed intensa attività operativa svolta a tutela delle produzioni agroalimentari, della sicurezza e della salute dei cittadini. Obiettivi dell'attività di indagine sono quelli di assicurare ai cittadini la qualità degli alimenti e la salubrità dell'ambiente di coltura delle produzioni agrarie attraverso la salvaguardia delle principali filiere agroalimentari dalle sofisticazioni e dalle contraffazioni e attraverso i controlli sui terreni. Al consumatore, infatti, devono essere garantiti prodotti sicuri e di alta qualità e per questo deve essere monitorato ogni singolo anello della catena alimentare "dal campo alla tavola", per una trasparente tracciabilità dei percorsi di produzione e degli alimenti.
Una delle battaglie più difficili che il Corpo Forestale dello Stato si trova a dover combattere è quella della lotta alla contraffazione, in cui, come sottolineato dall'ufficio stampa Nazario Palmieri, l'agroalimentare vanta il primato della falsificazione  con un valore di circa 140 miliardi di euro.
In proposito il Capo del Corpo Forestale dello Stato, Cesare Patrone, ha assicurato che “ Il sistema dei controlli funziona. Facciamo molto ma si deve fare di più”. Tra le operazioni segnalate come emblematiche vi è quella che ha portato al sequestro di circa 200 confezioni di Gorgonzola Dop contraffatto e destinato alla Grande Distribuzione in provincia di Brescia. In realtà si trattava di un generico formaggio erborinato sprovvisto dei marchi consortili di riconoscimento. O ancora quella relativa allo “olio deodorato”, in cui sono stati scovati 450 mila chilogrammi di olio deodorato e di bassa qualità spacciati come olio extravergine e venduti ad un prezzo tre volte superiore al reale valore commerciale.


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A Casa o al Bar Fare Colazione Costa Sempre di Più, in Aumento gli Italiani Che la Saltano

cappuccino2803.gifQualche mese fa abbiamo riportato la notizia che gli aumenti dei costi per la pausa pranzo al bar o al ristoranteaumenti
dei costi per la pausa pranzo al bar o al ristorante (il 25% in più in due anni) hanno fatto passare l'appetito agli italiani, che sempre più spesso si arrangiano con un pranzo al sacco. Oggi vogliamo vedere come i rincari registrati nell'ultimo periodo hanno influenzato il rapporto degli italiani con la colazione, sia a casa che al bar. Ad affrontare l'argomento è stata nei giorni scorsi l'associazione dei consumatori Adoc che ha scattato una fotografia dei prezzi della prima colazione. Dai dati riportati emerge che i costi di una colazione al bar sono aumentati ben oltre l'inflazione e quest'anno per il classico caffè più cornetto si arrivano a spendere quasi 2 euro, il 13,5% in più. Il costo per un cappuccino risulta in crescita del 9%, quello di un panino del 6,4%, mentre un tramezzino costa il 2,3% in più. Rincarano anche i prodotti a base di orzo: +3,7% per il cappuccino, e i decaffeinati, mentre risultano stabili il tè e il caffè al ginseng.
Va un po' meglio per chi fa colazione a casa, ma i rincari medi dei prodotti per la colazione si aggirano intorno al 3%. Tra le mura domestiche i rialzi maggiori li hanno subiti la frutta (+11,1%), i succhi di frutta (+7,6%), le merendine preconfezionate (+7,3%) e il burro (+5,5%). Rincari anche per lo zucchero (+2,9%), il miele (+3,4%), il latte (+1,8%), i cereali (+1,9%), mentre i prezzi di fette biscottate e degli altri sostituti del pane sono rimasti stabili.
I rincari, spiega l'Adoc non incidono solo sul portafogli ma vanno ad influenzare anche gli stili di vita degli italiani. Infatti, secondo un sondaggio dell'associazione, è in aumento il numero di consumatori che salta la colazione, arrivato a circa il 15% del totale, ben il 7% in più dal 2007. I rincari dei prezzi registrati nei bar spingono l'86% dei consumatori a fare abitualmente, almeno 5 giorni a settimana, colazione a casa.

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