Martedi, 21 Novembre 2017

Back ECONOMIA Categorie Alimentari

Alimentari

CIA: CRESCONO DELL'11,6% I CONSUMI DI PRODOTTI BIO, VENDITE CONCENTRATE SOPRATTUTTO AL NORD

coldirettibancomatkm0.gifCIA, Confederazione Italiana Agricoltori, ha analizzato i risultati dell’Osservatorio del mercato dei prodotti biologici diffuso da Ismea, da cui è emerso che gli alimenti “bio” sono sempre più scelti dagli italiani. Mentre infatti i consumi relativi agli alimentari tradizionali continuano a calare, avendo chiuso il 2010 con una percentuale del -0,6% rispetto all’anno precedente, gli alimenti bio fanno registrare degli incrementi delle vendite davvero notevoli, al punto che non si può più parlare di semplice “moda” per quanto riguarda i cibi di questa tipologia, ma di un’autentica abitudine di spesa ormai interiorizzata da molte famiglie.
Quello che si è registrato nel 2010 nel segmento bio, infatti, è l’aumento più netto degli ultimi 8 anni, pari ovvero al +11,6% rispetto al 2009. La grande crescita del settore è confermata dal fatto che i prodotti bio non si trovano più solo ed esclusivamente nelle piccole botteghe, ma anche nella grande distribuzione.
Precisamente, i negozi tradizionali mantengono il primato delle vendite, con una percentuale del 29,3%, seguiti da ipermercati (+18,2%) e dai discount (+14,9%).
Le tipologie di alimenti bio più gettonate dai consumatori sono quelle relative al comparto lattiero-caseario (+13,2%), seguito dalle bevande alcoliche (+12,8%), dai biscotti, dai dolciumi e dagli snack (+13,5%); moderati aumenti si registrano anche per quanto riguarda la vendita di uova (+7,4%) e di frutta fresca e trasformata (+4,2%).
In termini di peso percentuale complessivo, le categorie appena elencate costituiscono ben il 66,5% dei consumi biologici degli italiani.
Importanti incrementi si registrano anche per quanto riguarda i prodotti per l’infanzia (+33,6%), la pasta ed il riso (+22,3%), il pane ed i sostituti (+12,3%), ed i salumi e gli elaborati di carne (+56,4%). Questi cibi sono considerabili comunque come secondari, dal momento che le categorie appena elencate hanno un peso complessivo sui consumi bio degli italiani piuttosto limitato: appena il 13%.

Add a comment

L’INFEDELTÀ VERSO UN SINGOLO NEGOZIO PREMIA IL CONSUMATORE PER VIA DI AMPIE DISPERSIONI DEI PREZZI

guidalowcostalimenti.gifSecondo un’indagine di Coldiretti, l’infedeltà dei clienti nei confronti di un determinato negozio sarebbe vantaggiosa per gli stessi consumatori, dal momento che i prezzi subiscono delle significative variazioni da un esercizio commerciale all’altro.
Uno studio relativo all’anno 2010 condotto da Giovanni Anania e Rosanna Nisticò, pubblicato in un working paper del Gruppo 2013, promosso dall’organizzazione degli imprenditori agricoli, ha infatti evidenziato una dispersione dei prezzi decisamente evidente.
Su un campione di 14 differenti articoli, precisamente prodotti alimentari di marca in commercio nell’anno in questione, in ben 7 casi il prezzo massimo rilevato nei diversi negozi censiti è corrisposto al doppio del prezzo minimo del medesimo prodotto. Una menzione a parte meritano gli spaghetti, un prodotto il cui prezzo massimo arriva a toccare addirittura il triplo del suo prezzo minimo nei diversi esercizi commerciali analizzati.
Ciò che rende obiettivamente complicata la scelta da parte del consumatore degli esercizi più convenienti, è il fatto che non vi è una tipologia di negozio in particolare che propone dei prodotti al prezzo più basso, ma bensì ogni negozio offre allo stesso tempo prodotti a prezzi convenienti e prodotti a prezzi elevati. Non sempre inoltre il prezzo più conveniente di un singolo prodotto è quello dei supermercati: solo su 8 dei 14 prodotti considerati, infatti, il prezzo più basso è stato registrato in questa tipologia di centro commerciale.
Ciò significa che per certi prodotti è possibile arrivare a dimezzare la spesa senza rinunciare alla qualità o alla proprie preferenze, semplicemente facendo una scelta oculata dei punti vendita. Ovviamente questa soluzione presuppone che i consumatori abbiano una buone dose di tempo da dedicare alla spesa e vivano in un luogo che offra diverse alternative senza richiedere grossi spostamenti (altrimenti il risparmio viene pressoché annullato).

Add a comment

CIA: COME GLI ITALIANI MODIFICANO LE ABITUDINI ALIMENTARI NELL’OTTICA DEL RISPARMIO

coopconsumidistribuzione010.gifCIA, Confederazione Italiana Agricoltori, ha commentato i dati diffusi dall’Istat relativi ai consumi alimentari al commercio fisso al dettaglio nel 2010consumi
alimentari al commercio fisso al dettaglio nel 2010, i quali, come abbiamo visto negli scorsi giorni, hanno subito un calo dello 0,3% rispetto all’anno precedente, al contrario dei consumi non alimentari al dettaglio che hanno fatto invece registrare un lieve incremento.
Secondo CIA, in effetti, le abitudini degli italiani a tavola si stanno modificando sempre più nell’ottica del risparmio, dal momento che sono calati in maniera importante i consumi di carne, vino, pane e pasta.
A conferma del fatto che gli italiani cercano di risparmiare anche sugli alimenti, vi è il fatto che, come ha sottolineato l’Istat, è cresciuto notevolmente il business dei discount, con un + 1,3% nel 2010 rispetto all’anno precedente. Tutto ciò a discapito delle piccole botteghe di quartiere e dei minimarket.
A soffrire la crisi inoltre sono molto di più le piccole aziende, soprattutto quelle operanti su su piccole superfici (meno 0,4%) mentre resiste la Grande distribuzione organizzata (che ha fatto invece registrare dei dati in positivo (più 0,7%). Tolti i discount che come visto hanno fatto registrare una buona crescita, gli altri esercizi della grande distribuzione si sono stabilizzati su risultati più modesti (ipermercati -0,3% e supermercati + 0,4%). Dati che si spiegano secondo la CIA, dal bisogno sempre maggiore degli italiani di risparmiare, tanto che nell’ultimo anno quasi una famiglia su tre (il 30%) si è rivolta quasi esclusivamente alle “promozioni” commerciali.
CIA ha analizzato anche i dati forniti da Ismea, i quali evidenziano delle stime negative per quanto riguarda il pane (-2,6%), la pasta (-1,7%), le carni bovine (-4,4%), i prodotti ittici (-3,1%), i vini e gli spumanti (-2,9%), la rutta e gli agrumi (-1,8%) ed ortaggi e patate (-0,3%).

Add a comment

CRESCONO NEL 2010 LE VENDITE AL DETTAGLIO, SOFFRONO PERÒ LE PICCOLE AZIENDE ED IL SETTORE ALIMENTARE

supermarket2502.gifSecondo l’Istituto Nazionale di Statistica, le vendite al dettaglio nel corso del 2010 sono state interessate da un lieve incremento rispetto all’anno precedente.
Gli indici grezzi delle variazioni tendenziali, infatti, evidenziano un incremento generale dello 0,4% nel paragone tra il mese di dicembre del 2010 e quello di dicembre 2009. Quanto al confronto tra l’anno 2010 ed il 2009, dunque tra la fascia temporale gennaio-dicembre 2010 e l’analogo periodo del 2009, l’indice grezzo ha fatto registrare un +0,2%.
Distinguendo i tassi riguardanti i beni alimentari da quelli non alimentari si possono notare tuttavia delle differenze di rilievo.
I generi alimentari, infatti, hanno fatto registrare, nel confronto tra l’anno 2010 ed il 2009, un calo pari allo 0,3%, mentre nel medesimo settore il confronto tra il singolo mese di dicembre 2010 e quello di dicembre 2009 ha fatto invece registrare un aumento del +0,3%.
Suddividendo ancora il dato relativo ai beni alimentari, si può inoltre notare come a soffrire siano sempre più le piccole aziende, e non le grandi catene di distribuzione. Nel confronto tra l’intero 2010 e l’anno precedente, infatti, le imprese operanti su piccole superfici hanno subito un calo pari al -1,4%, al contrario le aziende della grande distribuzione si sono rinforzate con un +0,4%.
Per quanto riguarda i beni non alimentari, invece, il tasso delle vendite del commercio fisso a dettaglio è positivo, sia per quanto riguarda la variazione tendenziale 2010-2009 (+0,3%), sia nel confronto tra dicembre 2010 e dicembre 2009 (+0,5%).
Anche in questo caso, a godere di maggiore floridità è la grande distribuzione, con una variazione tendenziale del +1,1% tra il 2010 ed il 2009, mentre le aziende operanti su piccole superfici sono in una situazione di stallo (0%).

 

Add a comment

L’EUROPA AL RISTORANTE, CONSUMI E IMPRESE: INDAGINE SUI CONSUMI ALIMENTARI DEI VARI PAESI EUROPEI

ristorante2202.gifA dispetto della crisi il settore della ristorazione, da intendersi come tutte le attività che offrono la possibilità di consumare dei pasti fuori casa, gode di una buona floridità in Italia, così come in molti altri paesi europei.
E’ quanto è emerso dalla ricerca condotta da FIPE, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, intitolata “L’Europa al ristorante: consumi e imprese”, che è stata presentata nell’ambito di “Sapore 2011”, la Mostra Internazionale dell’Alimentazione di Rimini.
I dati esposti evidenziano come i consumi di alimentari rappresentino la spesa primaria per eccellenza dei cittadini europei, seconda soltanto all’abitazione: i consumi per gli alimenti valgono nell’Unione Europea ben 882 miliardi di euro, ovvero il 13,1% della domanda complessiva. Per quanto riguarda i soli 13 paesi che hanno aderito alla moneta unica, la spesa complessiva supera i 660 miliardi di euro.
La quota di spesa complessiva che riguarda esclusivamente i consumi di alimenti fuori casa è pari, nei paesi dell’Unione Europea, a 468 miliardi di euro, e considerando anche questo specifico genere di consumi, il settore alimentare copre un quinto del budget di spesa complessivo della popolazione.
Per quanto riguarda i consumi alimentari nel complesso, dunque sia quelli domestici che quelli fuori casa, l’Italia è seconda soltanto alla Germania. Nel nostro Paese, infatti, le spese per i generi alimentari sono state pari nel 2009 a 205.836 milioni di euro contro i 213.510 milioni di euro della Germania. Segue la Francia con 199.165, il Regno Unito con 179.248 e la Spagna con 177.172 milioni di euro.
Considerando esclusivamente i consumi fuori casa, invece, la graduatoria cambia leggermente: al primo posto c’è la Spagna, con 90.846 milioni di euro spesi nel corso del 2009, seguita dal Regno Unito con 85.085 milioni, dall’Italia con 70.705 milioni, dalla Germania con 63.940 milioni e dalla Francia con 51.333 milioni di euro.

 

Add a comment
  • Ultime Lavoro

  • Fisco e Tasse

  • Scuola ed Istruzione

  • Politica e Società

Investimenti

investimenti

Energia

energia

Green Economy

greeneconomy

Case ed Immobili 

immobili

Risparmio

moneybox
Facebook
Twitter
Rss
FriendFeed