Mercoledi, 24 Luglio 2019

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Filiera Alimentare: in Europa dà Lavoro ad un Occupato su Cinque e Contribuisce al 6% del PIL


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La filiera alimentare inizia in azienda o ancora prima all'interno del settore agricolo (nel campo) per poi svilupparsi in una serie di processi, più o meno lunghi, che portano i prodotti alimentari sulle nostre tavole. La maggior parte del cibo consumato in Europa viene trattato nell'ambito del settore manifatturiero, prima di passare alla rete distributiva ed essere acquistato dai consumatori, o da negozi e ristoranti.
Globalmente, rivela l'Eurostat, nell'Unione Europea risultano impiegati poco più di 48 milioni di persone nella “filiera alimentare” (dati 2008), ovvero più di un quinto del totale degli occupati. Nell'intero settore sono presti quasi 17 milioni di differenti aziende che generano circa 751 miliardi di euro di valore aggiunto, pari a circa il 6% del Pil dell'Intera Unione Europea a 27.

Circa l'80% delle aziende attive nella filiera alimentare fanno parte del settore agricolo. Queste aziende agricole generano la maggior parte del lavoro (56%) dell'intero mercato alimentare, ma proporzionalmente un valore aggiunto inferiore rispetto al capitale umano impiegato. Infatti, il valore aggiunto risulta piuttosto distribuito tra i vari attori della filiera alimentare, con il 26% realizzato dal settore della produzione di bevante, il 25,6% dal settore agricolo, il 20,1% dal commercio al dettaglio di alimenti, bevande e tabacco (l'11,3% dal commercio di questi prodotti all'ingrosso) e il 17% dal settore dei servizi food & beverage.
Al termine della filiera alimentare vi sono i consumatori che acquistano i prodotti alimentari da rivenditori specializzati, come ad esempio macellai, fruttivendoli e panettieri, o non specializzati come i supermercati.
Nell'Intera Unione Europea a 27 sono oltre 900 mila le imprese occupate nel commercio al dettaglio di alimenti, con circa 7,2 milioni di occupati. I rivenditori specializzati rappresentano oltre la metà delle imprese, ma assorbono solo il 20% dei lavoratori dipendenti.
Nel settore dei rivenditori specializzati, Spagna e Italia sono le regine d'Europa, con rispettivamente il 23% e il 22% delle imprese attive sul totale europeo e il 18% e il 15% del totale degli occupati. Segue la Germania con il 6% delle imprese e il 14% degli occupati e il Regno Unito con rispettivamente il 6% e il 12%.
L'analisi della struttura di vendita al dettaglio non specializzato è meno concentrata e meno omogenea, con il numero medio di persone occupate per impresa, significativamente diverso tra gli Stati Membri. In questo campo ad esempio gli Stati membri con il maggior numero di imprese risultano essere Polonia e Romania con 68mila e 60mila imprese, mentre quelli con il più alto numero di occupati sono Regno Unito e Germania, con 1,1 milioni e 773 mila dipendenti. L'Italia risulta essere terza sia per numero di imprese (56,3 mila) che per numero di impiegati (451.7 mila).



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Il 22% della spesa delle famiglie è stato assorbito dagli acquisti di prodotti alimentari, bevande analcoliche e alcoliche e dai servizi di ristorazione, comprensivi di ristoranti, bar e mense. Il valore minimo si è registrato in Olanda (17% della spesa delle famiglie) mentre quello massimo in Romania (34%). In Italia le famiglie hanno impiegato il 23,7% della spesa per questo genere di consumi, specificamente il 13,7% per i prodotti alimentari, l'1% per le bevande alcoliche, lo 0,7% per quelle non alcoliche e il 7,7% per i servizi di ristorazione.
In generale le spese per prodotti alimentari rappresentano la quota maggiore della spesa delle famiglie, con l'eccezione dell'Irlanda e del Regno Unito dove la spesa per i servizi di ristorazione è maggiore a quella per il cibo.
Per quanto riguarda le singole voci la quota maggiore di spesa delle famiglie impiegata per i prodotti alimentari si registra in Romania (27% del totale), seguita da Lituania (23%) e Bulgaria ed Estonia (entrambe al 21%). Le quote maggiori spese per le bevande alcoliche si sono osservate in Estonia (6%), Ungheria (5%) e Lituania (5%), mentre quelle per le spese di ristorazione in Spagna (15%), Irlanda (12%), Grecia (10%), Portogallo, Regno Unito e Malta (tutti e tre al 9%).

   

 
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