Mercoledi, 19 Settembre 2018

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QUATTRO FAMIGLIE SU DIECI TAGLIANO I CONSUMI, SEI SU DIECI CAMBIANO MENÙ E RINCORRONO LE PROMOZIONI


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La crisi economica provocando una riduzione dei redditi disponibili delle famiglie non ha mancato di modificare anche le abitudini di acquisto, anche dei prodotti alimentari. Abbiamo visto che secondo la Cgia di Mestre la spesa media mensile complessiva delle famiglie è diminuita di 516 euro annuia
spesa media mensile complessiva  delle famiglie  è diminuita di  516
euro annui, di cui 158,4 euro relativi alla sola spesa alimentare. La Cia (confederazione Italiana Agricoltori) ha approfondito questo tema analizzando come la crisi ha imposto nuove abitudini alimentari ai consumatori, sulla base dei dati delle rilevazioni territoriali delle proprie strutture e di quelli dell'Istat e di Ismea , relativi al primo semestre 2010. In generale il quadro che ne esce non è molto confortante, in quanto quattro famiglie su dieci sono costrette a tagliare i consumi mentre sei su dieci cambiano menù. Allo stesso tempo cresce l'acquisto di prodotti di qualità inferiore e aumenta la ricorsa alle promozioni.
Per il carrello della spesa ogni nucleo familiare spende circa 461 euro al mese per i prodotti alimentari, circa il 3% in meno a livello nazionale (il 4% in meno nel Centro Italia).
Il 36% delle famiglie, riferisce la Cia è stato costretto a scegliere, per via delle difficoltà, prodotti di qualità inferiore, mentre il 32% compra solamente prodotti in promozione, sempre più diffusi nel comparto agroalimentare. Cresce anche il ricorso ai supermercati discount, che, secondo la Cia, stanno diventando una delle mete preferite dei consumatori. Nei primi sei mesi del 2010, infatti, la percentuale di famiglie che ha acquistato prodotti agroalimentari presso hard-discount è passata dal 9,8% dello scorso anno al 10,6%. Nonostante questo gli iper e i supermercati restano i punti di riferimento per effettuare gli acquisti.
Per quanto riguarda i tagli il 41,4% delle famiglie italiane ha ridotto gli acquisti di frutta e verdura, il 37% quelli di Pane e il 38,5% quelli di carne bovina.
A livello geografico emerge che il 32% delle famiglie del Nord ha limitato gli acquisti, soprattutto per quanto riguarda pane e pesce (ridotto dal 39% delle famiglie). Al centro la percentuale di chi ha tagliato i consumi alimentari sale mediamente al 37%, con il 38% delle famiglie che hanno ridotto il pane, il 46% il pesce e il 42% la carne bovina. Nel Mezzogiorno le percentuali delle famiglie che hanno ridotto i consumi superano il 50% (51% ), con il 38% dei nuclei familiari che ha ridotto il pane e il 56% la carne bovina.
La scelta di prodotti di qualità inferiore ha riguardato per il 40,2% il pane, per il 46,2% la carne bovina, per il 44,5% la frutta , per il 39,7% gli ortaggi e per il 32,5% i salumi.
Tornando all'analisi territoriale, la Cia sottolinea che nelle regioni del Sud la spesa alimentare occupa più di un quinto di quella totale, mentre sia al Centro che al Nord la percentuale è inferiore. La classifica delle regioni in cui è più alta la percentuale impiegata per la spesa agroalimentare sul totale è guidata dalla Campania, con il 26,5%, seguita dalla Calabria con il 24,5%, dalla Sicilia con il 24,4%, dalla Puglia (24,1%), dalla Sardegna (22,7%), dalla Basilicata (22,1%). Al Centro e al Nord le percentuali sono molto più basse, con rispettivamente Abruzzo (21,9%) e Liguria (19,6%) a guidare la graduatoria delle regioni con la spesa alimentare proporzionalmente più alta e Toscana (18,4%) e Trentino Altro Adige (15,1%) a rappresentare quelle con la spesa più bassa.


RIPARTIZIONE DELLA SPESA ALIMENTARE
La spesa alimentare è ripartita nel modo seguente: 3,3% pane e cereali, 4,3% carne, 1,6% pesce, 2,6% latte, formaggi e uova, 0,7% oli e grassi, 3,4% frutta, ortaggi e patate, 1,3% zucchero, caffé, tè e altri, 1,7% cento bevande.
A livello economico gli acquisti di carne hanno toccato i 31,5 miliardi di euro, quelli di pane e dei trasformati dei cereali i 26,3 miliardi, gli ortofrutticoli i 24,2 miliardi di euro e i prodotti lattiero caseari e le uova i 18 miliardi di euro.



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INFLUENZE LAVORATIVE E DEL NUMERO DEI COMPONENTI DELLA FAMIGLIA SULLA SPESA
La percentuale della spesa destinata all'alimentazione varia in ragione delle classi sociali e della condizione di lavoro. Infatti, gli imprenditori e i liberi professionisti spendono per imbandire la propria tavola il 15% della spesa totale, contro il 18,7% dei lavoratori autonomi, il 16,1% dei dirigenti e degli impiegati, il 20,3% degli operai e il 22,1% dei pensionati.
Anche il numero dei componenti il nucleo familiare influenza il budget dedicato alla spesa. Come conferma anche l'Istatconferma
anche l'Istat, la spesa media mensile totale varia da un minimo di 1692 euro per le famiglie composte da un solo individuo a un massimo di 3242 euro per quelle composte da cinque o più componenti. Tra le famiglie più numerose risulta maggiore la percentuale di spesa dedicata agli alimentari, le famiglie con cinque o più membri vi dedicano il 21,8% del budget contro 17,9% di quelle di un solo componente.
Le famiglie di anziani hanno livelli di spesa più bassi di quelle con a capo un giovane o un adulto. In più le famiglie più giovani, single e coppie con persona di riferimento di età inferiore ai 35 anni si caratterizzano per una contenuta quota di spesa totale destinata ai generi alimentari e bevande (inferiore al 16%), destinando invece più risorse in arredamenti, elttrodomestici e servizi per la casa.

[Via: CiaCia ]

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Si ringrazia l'utente kozumelkozumel di flickr per l'immagine


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