Sabato, 25 Novembre 2017

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Facebook: le Modalità di Moderazione e di Censura Dei Contenuti


facebook, censura, moderazione

Facebook conta oltre 900 milioni di utenti e punta dritto verso il miliardo. E tutti fanno qualcosa: postano status, immagini, video. Nonostante l’enorme mole di contenuti, il social network di Zuckerberg garantisce un servizio di moderazione, basato sulle segnalazioni degli utenti stessi. Gli utenti segnalano e Facebook valuta se applicare o no la censura al contenuto in questione.
Come ci riesce? Lo ha raccontato Amine Derkaoui, un ventunenne marocchino che si è ‘confidato’ con un famoso blog di New Yorkblog di New York. I particolari più strani della vicenda sono due: il giovane non ha nessun titolo specifico, e per il lavoro che faceva veniva retribuito un dollaro all’ora. La conclusione quindi è: Facebook ha affidato la responsabilità dei suoi contenuti a un giovane inesperto, per giunta sottopagato. Ma la faccenda è forse un po’ più complessa.

In verità, Facebook, almeno ufficialmente, ‘appalta’ l’incarico di moderare i contenuti nei profili, nei gruppi e quant’altro a delle aziende esterne che lavorano a vario titolo nel web. Dunque, l’arduo compito di vagliare foto, video e testi è affidato a dei tecnici specializzati. Il problema, però, è che il flusso di contenuti che perviene a questi impiegati è diventato ormai incontrollabile. Dunque, ecco la soluzione (posticcia): gli incaricati ufficiali vengono a loro volta affiancati nel lavoro di moderazione da dei collaboratori occasionali. I quali, visto la mole di cose da vagliare, devono essere tanti e sottopagati. Da qui la necessità di ‘assumere’ persone come il giovane Amine Darkoui. 

Forse questa è una delle cause del malcontento diffuso di una buona fetta di utenza nei confronti della censura su Facebook. Alcuni giudicano i criteri troppo vaghi e dunque è facile, visto il numero di collaboratori ufficiali e non, che ci siano più pesi e più misure. Ad ogni modo, la testimonianza di Darkoui è utile per conoscere alcuni di questi criteri, che tra le altre cose, Facebook tiene nascosti.
In particolare il giovane ha menzionato l’Abuse standard violation 6.1, ossia la penultima versione del documento guida consegnato ai collaboratori per la moderazione dei contenuti. Ecco, in pillole, a cosa doveva prestare attenzione: sesso, nudità, furti, vandalismo, odio e ‘affini’, contenuti violenti o ripugnanti, casi internazionali, autolesionismo, bullismo e minacce. Tra i contenuti tollerati, invece, spiccano quelli che ritraggono baci e palpeggiamenti (anche quelli omosessuali), risse (a meno che non siano finalizzate alla persecuzione di un soggetto in particolare), teste e corpi feriti, macellazione di animali, fluidi umani (eccetto lo sperma), marijuana (ma non le droghe pesanti).
Infine, sono vietate le foto che ritraggono persone ubriache. Su questo punto però, Facebook sembra spesso chiudere un occhio (altrimenti grossa parte delle foto presenti sui server dovrebbe essere cancellata).
 
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