Sabato, 16 Dicembre 2017

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Facebook e Lobbying: il Social Network Si Butta in Politica?


Facebook, politica, lobbying

Facebook ha di recente aumentato le spese per l'attività di lobbying in occasione della campagna elettorale americana. Cosa vuol dire? E cosa ciò ha a che fare con gli internauti?
Per capirlo è necessario prima di tutto essere consapevoli di significhi “fare lobbying”. In Italia, viste anche le vicende di Tangentopoli, questo termine assume nel senso comune un significato oscuro e una portata negativa. In verità, l’attività di lobbying, in sé, non comporta nessuna cattiva azione o reato: per lobbying si intende l’attività di pressione che un gruppo compie nei confronti del legislatore. Chi fa lobbying – o chi lo organizza, come Facebook – semplicemente porta certe istanze al governo o al parlamento. Insomma, è un elemento di democrazia.
Facebook ha aumentato le spese per lobbying, ciò significa che ha destinato risorse a questa opera di pressione. L’obiettivo, dunque, è che i suoi interessi siano ben rappresentati.

Negli Stati Uniti questo assume una valenza particolare. Le campagne elettorali a stelle e strisce non attingono dai fondi pubblici, ma si svolgono esclusivamente grazie a donazioni private. Molti sono, tra i cittadini comuni, a donare cifre più o meno cospicue al partito – o candidato – cui sono affezionati. Il grosso del denaro, però, giunge dai grandi dell’economia, della cultura etc.

E’ ovvio che in cambio di sostegno finanziario questi ‘gruppi’ richiedano l’accettazione di alcune istanze. Lo scambio (donazioni vs provvedimenti) viene sancito da complicati fasi di negoziazione, portate avanti dai lobbisti. Avere più lobbisti che lavorano per una causa vuol dire avere più speranza di spuntarla in questo braccio di ferro.
In questo trimestre Facebook ha investito in attività di lobbying circa 900milioni di dollari, 300 milioni in più rispetto al trimestre precedente. Cosa spera di ottenere il social network più famoso del mondo? Quali sono le sue richieste? Ovviamente i dettagli sono avvolti ancora nel mistero, ma si ha già un’idea circa gli argomenti di fondo. I ‘topic’ su cui Facebook sta insistendo sono la riservatezza personale online, la questione pubblicità, la sicurezza su internet e, soprattutto, la facilitazione nell’import di ‘cervelli’. Attualmente, le procedure per assumere professionalità straniere, negli Usa, sono abbastanza macchinose. Richieste in tal senso non giungono solo da Facebook, ma anche da Google e da Microsoft, che assieme formano un trio di colossi davvero formidabile. Le richieste di tutti e tre convergono proprio su questo punto, nonostante le rivalità anche acerrime. Un’unità di intenti che minaccia di annullare qualsiasi resistenza (eventuale) di Washington.
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