Mercoledi, 19 Settembre 2018

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I Videogame d’Azione Modificano le Attività Cerebrali


Videogame d'azione, attività cerebrali

I videogame d’azione incidono sulle attività cerebrali. E’ una ricerca americana a dimostrarlo. Lo studio, condotto da Ian Spence dell’Università di Toronto, ha registrato un’influenza dei videogiochi d’azione sulle attività del cervello e sulla capacità di attenzione visiva.
In parole povere, chi gioca ai vari Tomb Raider, God of War (ma anche agli sparattutto) riesce a concentrarsi meglio. Il motivo è che titoli di questo genere rappresentano una vera e propria palestra cerebrale.
Gli studi sono stati condotti ponendo a campione 25 persone che non avevano mai preso un controller in mano. Sono stati divisi in due gruppi: il primo, composto da 16 ‘cavie’, è stato obbligato a giocare ai videogiochi d’azione; il secondo, composto da 9, è stato costretto a passare il tempo con un tranquillo puzzle game.

A tutto il campione è stato imposto di giocare per dieci ore, divise in sessioni da due ore l’una. Prima e dopo le sessioni, i 25 sono stati sottoposti a degli scan cerebrali che misuravano le attività del cervello.

Ebbene, è emerso chi ha giocava ai videogame d’azione maturava, in un brevissimo lasso di tempo, migliori capacità nell’attenzione visiva. Insomma, riusciva a individuare bersagli confusi in mezzo ad un mare di oggetti distraenti. Ecco il punto di uno dei due coautori dello studio, Sijing Wu: “Dopo aver giocato con i videogame d'azione, i cambiamenti dell'attività elettrica erano coerenti con i processi cerebrali che migliorano l'attenzione visiva e sopprimono le informazioni distraenti”.
Non è la prima volta che una ricerca rileva un miglioramento dell’attenzione in persone che giocano alle console o al pc. Tuttavia, è la prima volta che viene dimostrato il legame diretto tra gioco e modificazioni. In passato, è sempre persistito il dubbio secondo cui a originare tali processi fosse semplicemente un’attitudine genetica e innata.
Lo studio di Ian Spence è stato diffuso in concomitanza con un altro studio, condotto da Brad Bushman, secondo il quale gli ‘sparatutto’ insegnano a sparare per davvero. Basterebbero solo venti minuti al giorno. Gli affezionati a Call of Duty e simili riescono a imparare a usare un’arma in minor tempo rispetto agli altri e, a parità di ore di addestramento, risulterebbero addirittura più precisi. Un’efficienza che a molti fa paura, visto che Breivik, il terrorista norvegese, ha dichiarato di aver fatto pratica con i videogiochi prima di fare la strage.
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