Sabato, 25 Novembre 2017

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Postare su Facebook, il Lavoro Gratis Che Ha Fatto la Fortuna Del Social Network


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In questi ultimi giorni si parla molto della possibilità di acquistare azioni del Social Network più gettonato in Italia (e nel mondo), Facebook. Forse non tutti possono permettersi di diventare soci di Mark Zuckerberg ma molti utenti di fatto lavorano per lui gratis senza neppure saperlo. La strategia di Facebook infatti è così redditizia proprio perché fa fare agli utenti, spontaneamente e soprattutto gratuitamente, gran parte del lavoro (un po’ come fanno altri colossi informatici, ad esempio Google). E’ questo l’oggetto dell’analisi condotta dalla giornalista Rebecca J. Rosen dell’Atlantic.
Proprio ora che si parla di azioni di Facebook la società è stata valutata almeno 75 miliardi di dollari: si è portati ad immaginare che necessariamente debba sostenere grossi costi per la forza lavoro.

Non proprio: pensate che per Facebook lavorano poco più di 3 mila dipendenti. Come è possibile? Perché noi lavoriamo gratis per loro! Neppure la Apple (60.400 dipendenti) e Google (32.400 dipendenti) sono riuscite a fare di meglio.
E se dal punto di vista produttivo questa strategia appare vincente, d’altro canto crea degli squilibri seri per quanto riguarda l’occupazione. Basti pensare che un cinquantennio fa le quattro maggiori imprese americane erano quotate in borsa per 180 miliardi di dollari e contavano 430 mila dipendenti. Oggi la proporzione è decisamente diversa.

Ma non è solo postando link e pensieri che mandate avanti la baracca di Facebook: i nostri interessi sono monitorati e non è certo un caso se i banner pubblicitari che visualizziamo quando siamo connessi sono attinenti alle nostre ultime ricerche sul web o alle informazioni inserite nel profilo. Si cerca infatti di generare pubblicità che spinga l’utente a cliccare sul banner, quindi il più possibile affine ai suoi interessi. E questo avviene proprio attraverso le informazioni inserite dagli stessi utenti che vengono poi tracciate da Facebook, organizzate in modo omogeneo e messe a disposizione delle imprese che vogliono lanciare una campagna di advertising sul social network (niente di nuovo, Google fa più o meno lo stesso con le ricerche effettuate). E’ come se questo fosse una sorta di “prezzo” (non in denaro) che accettiamo di pagare per poter usare Facebook (o gli altri motori di ricerca).
Da questo punto di vista ogni utente del Social Network lavora per esso, producendo profitto. Un profitto che nel 2011 ha toccato la bellezza di 3,711 miliardi di dollari, l'83% in più rispetto all'anno precedente.

RISORSE:

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