Mercoledi, 24 Gennaio 2018

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Pellet, la Faccia Pulita Del Riscaldamento


ImageDa un po' di tempo a questa parte sta finalmente prendendo  piede come forma di riscaldamento il pellet, un cilindro di segatura pressata ad alta resa, pulito, non inquinante e co2 neutro. Il pellet già diffuso nei paesi nordici da tempo, ha fatto il suo ingresso in Italia all'incirca lo scorso anno, e da allora si sta diffondendo rapidamente soprattutto, come è ovvio, per ragioni climatiche, nel nord Italia. Vediamo di fare  il punto della situazione  su questo sconosciuto "combustibile" energetico, chiamato pellet...

Partiamo subito col dire che  una stufa a pellets ha un potere di riscaldamento non inferiore (se non addirittura superiore) a quello dei classici termosifoni a gas metano. Il costo di una stufa si aggira intorno ai 1800-2000 euro, a seconda della capacità di riscaldamento della stufa per metro quadro. Le stufe anche di gradevole effetto visivo, possono essere a getto d'aria,  utili per scaldar direttamente una stanza grazie ad una ventola, oppure collegate alla caldaia o scaldabagno per fornire un supporto alternativo al normale gas metano per il riscaldamento degli ambienti. Per quanto riguada il costo dl combusttibile vero e proprio, ci si è trovati di fronte in questo ultimo inverno ad alcuni problemi di reperibilità del pellet, problemi che hanno inciso anche sul prezzo. Il formato tipico in cui è venduto il pellet è il sacco da 15 kg.

Normalmente il prezzo a cui lo si può trovare è intorno ai 3,50 euro, quest'anno tuttavia vi è stato un aumento del prezzo di circa il 30% ( il prezzo difatti raggiunge più o meno i 4,50 euro al sacchetto=15 kg) Ciò a causa della attuale scarsa reperibilità del pellet, come accennavo prima, e a voler essere maligni ai soliti sciacalli Imageche fiutato l'affare cercano di ricavarci il più possibile  ma forse i puristi dell' economia la chiamerebbero "Legge della Domanda e dell'Offerta". I problemi di repeibilità derivano principalmente dal fatto che, benchè ci sia stato un vero e proprio boom di acquisti di stufe al pellet in Italia, sono ancora  poche le falegnamerie dotate di impianti per la produzione del pellets. Il maggior quantitativo viene infatti importato da Austria e Svizzera, che però, a causa dei climi rigidi presenti in questi paesi, non sono state in grado di  far fronte ad  una richiesta esterna in rapido aumento, come quella italiana. La situazione comunque pare si stia stabilizzando, dato che soprattutto al nord Italia, terra di "legnamè" (falegnami) si è intuito come la fastidiosa segatura, possa essere riutilizzata in modo più proficuo, sotto forma di pellet appunto, con la conseguenza dell'aumento degli impianti di produzione. Dal punto di vista ambientale, non può essere sottovalutato il fatto che il pellet potrebbe costutire un toccasana per gli obsoleti (non tutti) impianti di riscaldamento presenti nelle metropoli del nord. Miglior efficienza e minor inquinamento, con conseguenti minor disagi all'intera comunità, pensate ad esempio al livello di inquinamento che si raggiunge d'inverno in città come Milano, Brescia e Bergamo. L'impatto ambientale del pellet è dunque minimo. Difatti bruciando un elemento della natura, il legno, le emissioni non potranno che essere pulite. Il carbonio prodotto dalla combustione della legna si combina con l'ossigeno dell'aria, producendo l'esatta quantità di anidride carbonica che era stata assorbita dall'albero nel suo ciclo vitale.Insomma, costi sicuramente inferiori rispetto al gas metano e meno inquinamento , pensateci, potrebbe essere un ‘ottima alternativa  da affiancare al gas metano.
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