Sabato, 25 Novembre 2017

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"UN'ALTRA CASA?",RAPPORTO LEGAMBIENTE SULLO STATO DELL'EDILIZIA E DELL'EMERGENZA ABITATIVA IN ITALIA


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“Un'Altra Casa”, Rapporto Legambiente sullo Stato dell'Edilizia e dell'Emergenza Abitativa in Italia | Abusivismo | Periferie |

Qualche tempo fa abbiamo proposto un interessante working paper della Banca D'Italia in cui si affermava che il rapporto stretto tra italiani e casa di proprietà era uno degli elementi cruciali della tenuta del nostro sistema economicorapporto
stretto tra italiani e casa di proprietà era uno degli elementi
cruciali della tenuta del nostro sistema economico di fronte alla crisi. Oggi vogliamo analizzare la realtà immobiliare italiana da un altro aspetto, ovvero dal punto di vista del consumo del suolo e del disagio abitativo. Un aiuto in questo senso ci arriva da Legambiente che ha presentato nei giorni scorsi un ottimo rapporto sul tema, dal titolo evocativo : “Un'Altra Casa?”. Nel dossier l'associazione analizza i numeri della situazione del cemento e del consumo di suolo in Italia, proponendo anche alcune soluzioni per rilanciare il settore delle costruzioni che sta attraversando una grave crisi. Al calo degli investimenti nel settorecalo
degli investimenti nel settore, rilevato anche dall'Istat, si aggiunge il calo di occupazione che ha già lasciato negli ultimi due anni senza lavoro almeno 200.000 persone e portato alla chiusura di 15mila imprese edili.
La crisi del settore delle costruzioni ha messo in luce, secondo Legambiente lo scempio del paesaggio e il disagio abitativo in cui vivono centinaia di migliaia di famiglie italiane. Perchè le quattro milioni di abitazioni, costruite dal 1995 al 2009, pari ad oltre 3 miliardi di metri cubi di cemento non sono state la risposta ad una forte domanda di abitazioni, bensì il mezzo per mettere in atto una speculazione edilizia forte. Col risultato beffa di non riuscire a garantire l'accesso alla casa a chi ne ha bisognoaccesso
alla casa a chi ne ha bisogno, soprattutto per quanto riguarda i giovani e con 110mila famiglie sfrattate solo negli ultimi due anni. Legambiente riconosce due fenomeni rilevanti e drammatici, figli di questi anni di urbanizzazione. Il primo è rappresentato dalle periferie delle principali aree urbane, che sono state sviluppate senza alcun progetto metropolitano né ambientale, senza servizi e senza trasporto pubblico. Il risultato è che oltre al persistere di problemi di accesso alla casa, si registra una pessima qualità della vita in queste aree, sprovviste di efficienti collegamenti ferroviari e metropolitani, col risultato che i residenti devono obbligatoriamente spostarsi con l'auto. Una situazione inaccettabile che non offre nemmeno spiragli per il futuro. Il secondo problema è la crescita dissennata di abitazioni sulle aree costiere e nei territori più belli del Paese. A tal proposito consigliamo di leggere anche il rapporto Mare Nostrum sempre di Legambienterapporto
Mare Nostrum sempre di Legambiente in cui viene presentato dettagliatamente il fenomeno dell'abusivismo italiano sulle coste italiane.
La costruzione abusiva è un virus che l'Italia fa fatica a debellare, perchè qualcuno continua a far di tutto per crearne le basi per la proliferazione, basti pensare che, secondo quanto riportato da Legambiente, negli ultimi sei mesi ci sono stati ben otto tentativi di far passare un nuovo condono edilizio.
L'urbanizzazione selvaggia, oltre a peggiorare la qualità della vita delle persone, espone i cittadini a nuovi rischi perchè nulla si fa sul fronte della sicurezza idrogeologica e sismica. Sulla copertura dei rischi abbiamo visto recentemente come l'Ania abbia offerto un sostegno del comparto assicurativo privato al governoAnia
abbia offerto un sostegno del comparto assicurativo privato al
governo. Ora si attendono sviluppi.


I NUMERI DELLO SCEMPIO
Nel Dossier, Legambiente segnala i numeri del consumo di suolo in Italia che ha divorato complessivamente oltre 21mila chilometri quadrati di territorio. Ogni anno vengono sottratti dal cemento 500km quadrati di suolo, una superficie pari a tre volte quella occupata da un Comune come Milano. Ma il problema non è solamente quantitativo ma soprattutto della qualità delle scelte insediative. A preoccupare sono le aree dove negli ultimi 20 anni l'urbanizzazione massiccia ha stravolto il paesaggio, spesso con conseguenze gravi. Si sta agendo contro quella che è la più grande risorsa del nostro Paese ovvero l'originalità del nostro paesaggio, che ha si i vincoli paesaggistici più diffusi al mondo (pari al 47% del territorio) ma è spesso in balia degli speculatori e dell'inefficienza del sistema amministrativo. I Ritardi delle Regioni per completare i Piani, associati alla “latitanza” del Ministero dei Beni Culturali e di quelli dell'Ambiente e delle Infrastrutture, contribuiscono a creare una situazione difficile da gestire e che rischia di compromettere seriamente il patrimonio naturale del nostro Paese.
Per Legambiente servirebbe un ministero unico che si occupi dell'insieme delle politiche urbane e dei problemi abitativi, sulla falsariga di ciò che accade in altri Stati come la Russia, la Cina e gli Stati Uniti.


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EDILIZIA ABTATIVA VECCHIA ED INEFFICACE
Un'altra questione affrontata nel rapporto riguarda la pessima qualità costruttiva dell'edilizia negli ultimi 15 anni. Come indicato nel documento a commento del piano di azione nazionale allo sviluppo delle rinnovabilicommento
del
piano di azione nazionale allo sviluppo delle rinnovabili, occorre fare passi avanti dal punto di vista tecnologico. Mentre negli altri Stati europei si guarda a come innovare il settore, da noi si continuano a costruire edifici arretrati dal punto di vista del risparmio energetico. L'Unione Europea ha le idee ben chiare su questo tema e ha stabilito che dal 2021 tutti i nuovi interventi pubblici e privati dovranno avere consumi ed emissioni “prossime allo zero”. Il nostro Paese invece appare ancora in netto ritardo, anche dal punto di vista normativo e rischia di arrivare impreparato.
Positivo il commento di Legambiente sul meccanismo delle detrazioni fiscali sulle ristrutturazioni edilizie che ha permesso di realizzare interventi su ben 4milioni e 100mila abitazioni, ma che ha riguardato soprattutto consumatori privati con un certo reddito e non ha trovato alcuna risposta nel Mezzogiorno.


OCCORRE CAMBIARE PROSPETTIVA
Secondo l'associazione per risolvere i disagi abitativi occorre anche modificare la logica di azione. Il continuare a costruire nuove case rappresenta la risposta sbagliata alla domanda abitativa che ha portato negli anni ai problemi della situazione attuale. Per dare una possibilità a chi ha necessità di accedere alla casa occorre puntare alla creazione di un patrimonio di abitazioni pubbliche in affitto a prezzi accessibili. In Italia, infatti, l'elevato tasso di proprietà delle famiglie (l'80%) non è indice di maggior benessere ma, secondo Legambiente, di una mancanza di alternative dovute alla carenze del mercato dell'affitto, sia privato che pubblico e dell'edilizia sociale. E della mentalità e della tradizione culturale degli italiani aggiungiamo noi. Per cambiare la situazione occorre fornire più possibilità di scelta, rilanciando una politica nazionale che metta al centro il tema degli alloggi in affitto e una politica di finanziamento e di agevolazioni fiscali. Servono a questo proposito, anche delle novità sul fronte fiscale in grado di premiare l’innovazione e creare un incentivo al recupero degli edifici esistenti piuttosto che optare per nuove edificazioni (ove sia possibile)

In chiusura non ci resta che segnalarvi l'indirizzo per scaricare il dossier'indirizzo
per
scaricare il dossier e invitarvi a sfogliarlo, perchè le 69 pagine di cui è composto valgono il tempo speso per leggerlo

 

 

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RISORSE:

“Un'Altra Casa”, Rapporto Legambiente sullo Stato dell'Edilizia e dell'Emergenza Abitativa in Italia | Abusivismo | Periferie |

 


CREDIT
Si ringrazia l'utente night86marenight86mare di flickr per l'immagine


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