Martedi, 21 Novembre 2017

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L'Italia Degli Ospedali: Divisa in Due tra Nord e Sud


Ospedali, cure

A occhio e croce lo si sapeva già: al Nord si viene curati meglio che al Sud. Al Nord le strutture sono più solide, confortevoli, al Sud sono più scadenti. Al Nord i servizi sono più efficaci che al Sud.
A confermarlo, ora scientificamente, è stata l’Agenas (Agenzia Nazionale Sanitaria) che ha condotto una ricerca negli ospedali di tutta la penisola. All'Agenas non piace l’etichetta di ‘rating degli ospedali’ o di ‘classifica’ applicata al suo studio. Di fatto, però, siamo di fronte a un giudizio sulle strutture e dunque all’emersione di alcune criticità rispetto ad alcune eccellenze.
Ad ogni modo, l’intenzione che ha mosso l’Agenas è stata la seguente: “creare uno strumento per la comparazione tra strutture, per mostrare punti di debolezza e di forza da superare o da conquistare”.
Da questa serie di grafici e tabelle emerge un’immagine del Sud Italia ‘sanitario’ sicuramente non esaltante.  

Rispetto agli italiani che risiedono al Nord, o ai meridionali che preferiscono curarsi in Lombardia, piuttosto che in Liguria, piuttosto che in Emilia Romagna (e sono comunque tanti), le donne e gli uomini del Sud devono convivere con due svantaggi. Il primo: un servizio generalmente più scarsoa cui si aggiungono costi più alti (tasse e ticket). Insomma, si paga di più per avere di meno.

La zavorra che impedisce agli ospedali del Sud Italia di essere a livello degli altri è il grosso indebitamento che li contraddistingue. Ma forse è anche un problema di cultura, in special modo politica, visto che il settore ospedaliero è un ricettacolo di sprechi e, alcune volte, di malaffare.
La classifica ricavabile dai dati dell’Agenas dice molte cose. Innanzitutto, le strutture sono ordinate per tipologia di intervento, e poste sotto i raggi x secondo criteri di velocità di erogazione del servizio, qualità dello stesso, eventuale insorgenza di complicazioni. Per avere una panoramica completa della situazione, potete osservare a questo indirizzoquesto indirizzo i risultati pubblicati da IlSole24Ore.
Alcuni dati sommari possono dare un’idea generale della situazione. L’operazione di riduzione della frattura al femore è eseguita, nei cinque ospedali ‘migliori’ del Nord, nel 88-94% dei casi entro 48 ore. In Campania, ma più in generale in tutto il meridione, la stessa operazione è eseguita entro 48 ore solo nell’1-1,5% dei casi.
Analoga la situazione se si confronta il tasso di mortalità a trenta giorni dall’applicazione del bypass aortocoronarico. Si va dallo 0,2% dell’ospedale Ao Uni di Bologna, all’8,20% della Casa di Cura Montevergine di Avellino. Ad ogni modo, esistono eccezioni, anche importanti. Una di queste è rappresentata dall’Ospedale S. Leonardo di Napoli dove, tra le altre cose, il parto cesareo è praticato solo nel 4,40% dei casi (secondo solo al Vittorio Emanuele III di Monza col 4,20%).
 
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