Martedi, 17 Ottobre 2017

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Consumi e PIL Pro Capite Sono Tornati Ai Livelli di Quindici Anni Fa


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Non è certo una fotografia rosea quella scattata dal Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, durante l'assemblea annuale. Infatti, secondo i dati presentati, quest'anno il Pil pro capite è tornato ai livelli del 1999, mentre i consumi pro capite sono tornati ai livelli del 1998, facendo fare all'Italia un balzo indietro di quasi 15 anni. L'Italia è più povera e si fa ancora più netto il divario tra Nord e Sud del Paese, sia a causa della crisi che delle manovre correttive varate nello scorso anno. Inoltre sugli italiani pesa “la spada di Damocle degli aumenti dell'Iva” una “minaccia” che rischia di tradursi in minor consumi reali per circa 38 miliardi di euro e viene definita da Sangalli “la Caporetto di famiglie e imprese”. A crescere in questi anni è stata solo la pressione fiscale, la disoccupazione e il numero di chiusure di imprese e fallimenti.

Qualche aspetto positivo c'è come la tenuta di molte imprese e la vitalità delle esportazioni, ma ciò che pesa è la debolezza della domanda interna. Questa, infatti costituisce l'80% del prodotto ed il fatto che sia debole è uno dei motivi che ci allontana dai livelli di crescita della Germania. 
Per ripartire, insomma, secondo la Confcommercio, occorre rimettere in moto la domanda interna, senza la quale l'Italia produttiva non può rialzarsi e i conti non tornano nemmeno sul versante della finanza pubblica.

Capitolo tasse, la pressione fiscale ha raggiunto livelli insostenibili, fino al 55% per i contribuenti onesti (coloro che le pagano). Vista l'impossibilità di un abbassamento della pressione a deficit, dati i vincoli di bilancio da rispettare, Confcommercio consiglia una riduzione e un ottimizzazione della spesa pubblica, da un lato e, meno evasione ed elusione, dall'altro. Ciò permetterebbe di ridurre le aliquote legali di prelievo fiscale per i contribuenti in regola, liberando così l'economia e sostenendo la crescita.
Inoltre, spiega Sangalli, si rende necessaria una forte semplificazione del sistema fiscale, definito come “barocco” che richiede alle imprese di sopportare, per far fronte agli adempimenti costi amministrativi diretti per circa 2,7 miliardi di euro l'anno.
La spesa pubblica deve essere sottoposta a “chirurgia ricostruttiva”, incidendo in profondità e con precisione e recidendo inefficienze, improduttività e sprechi . Il primo passo deve essere la lotta alla corruzione che secondo le stime della Corte dei Conti costa ogni anno la Paese 60 miliardi di euro.
Sul fronte dell'IMU, Confcommercio definisce le misure per gli immobili strumentali all'esercizio dell'attività d'impresa come una “mazzata”. Si rende necessario rivedere in maniera tempestiva entità, struttura e destinazione dell'imposta, in particolare per gli immobili strumentali viene chiesto il dimezzamento dell'aliquota base di prelievo.
L'intera relazione del Presidente Sangalli può essere scaricata sul sito di Confcommercio a questo indirizzoquesto indirizzo.
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