Sabato, 25 Novembre 2017

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Spese Mediche: i Conti in Tasca Alla Sanità italiana

Spese mediche, sanità, costiUltimamente si parla molto di spending review e di tagli agli sprechi: tra le voci che concorrono a formare il debito pubblico però ce ne se sono alcune ritenute intoccabili, tra queste spiccano le spese mediche. E se invece la nostra Sanità spendesse più del dovuto per dispositivi medici, farmaci per uso ospedaliero e servizi regionali? Se fosse possibile risparmiare anche in questo settore? Del resto i numeri forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sono chiari: ogni anno in Italia si spendono 2401 euro pro capite per la salute, di questi 1864 € sono a carico dello Stato. Se ne deduce che la spesa sanitaria copre il 10% del Pil.
E’ questa la riflessione da cui prende le mosse l’analisi condotta dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici (Avcp).
L’articolo 17 della Legge 111 del 15 luglio 2011 ha imposto all’ Avcp un’analisi volta ad ottenere un’ottimale razionalizzazione delle spese mediche.

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Telefonia Mobile: per Risparmiare Conviene Cambiare Operatore

telefonia mobile, cambio operatoreGli operatori di telefonia mobile, soggetti ad un regime di forte concorrenza, tendono ad attirare un numero sempre maggiore di clienti mediante offerte e promozioni. Il paradosso che si crea è che i clienti appena acquisiti, che passano da un operatore all’altro, hanno condizioni più vantaggiose rispetto a quelli più fedeli, almeno per un tempo determinato. Ma del resto queste sono le logiche del mercato e non sono applicate solo dagli operatori di telefonia mobile o fissa ma anche per le connessioni adsl, le pay tv e tanti altri servizi.
Una recente indagine di Sos TariffeSos Tariffe ha rilevato che il cambio di portabilità (quindi il passaggio ad un altro operatore mantenendo il proprio numero di telefono) comporta un risparmio immediato che va dal 4 al 32% (oscillazione che varia in base alla fascia di consumo, alla modalità di ricarica o di abbonamento e al tipo di cliente, ad esempio business o privato).

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Fiducia Dei Consumatori: Mai Così Bassa Dal 1996

fiducia dei consumatori, crisi, recessioneLa fiducia dei consumatori è crollata. La fotografia, scattata a giugno, reca la firma dell’Istat e consegna un quadro molto sconfortante. Nella fattispecie, l’indice di fiducia è sceso da 86,5 s 85,3. E’ il dato peggiore dal 1996, ma potrebbe essere benissimo il dato peggiore di sempre: il 1996, infatti, è l’anno di inizio delle serie storiche Istat.
Il crollo della fiducia è totale, coinvolge la percezione del presente come quella del futuro, della situazione generale come di quella particolare. Nel dettaglio, l’indice di fiducia rispetto alla condizione personale è sceso da 95,2 a 94,8 (il calo è qui più lieve rispetto agli altri). L’indice di fiducia rispetto al clima economico è invece sceso da 64,2 a 59,7. Analogamente, l’indice rispetto alla situazione corrente è passato da 96,4 a 95,5; l’indice rispetto al futuro, infine, è sceso da 75,7 a 72,9.  

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Consumi e PIL Pro Capite Sono Tornati Ai Livelli di Quindici Anni Fa

consumi, Pil pro capite, crisiNon è certo una fotografia rosea quella scattata dal Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, durante l'assemblea annuale. Infatti, secondo i dati presentati, quest'anno il Pil pro capite è tornato ai livelli del 1999, mentre i consumi pro capite sono tornati ai livelli del 1998, facendo fare all'Italia un balzo indietro di quasi 15 anni. L'Italia è più povera e si fa ancora più netto il divario tra Nord e Sud del Paese, sia a causa della crisi che delle manovre correttive varate nello scorso anno. Inoltre sugli italiani pesa “la spada di Damocle degli aumenti dell'Iva” una “minaccia” che rischia di tradursi in minor consumi reali per circa 38 miliardi di euro e viene definita da Sangalli “la Caporetto di famiglie e imprese”. A crescere in questi anni è stata solo la pressione fiscale, la disoccupazione e il numero di chiusure di imprese e fallimenti.

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Low Cost di Qualità: il Settore Cresce in Maniera Significativa

low cost di qualità, crisi, consumi, famiglieIn questi anni di crisi, in cui le famiglie hanno visto ridursi il reddito disponibile e hanno tagliato i consumi, un settore che è cresciuto in maniera significativa è quello del Low Cost di Qualità. Secondo il rapporto annuale dell'associazione Assolowcost, infatti, il Low Cost di qualità ha registrato, nel 2011, un incremento del 7,43% rispetto all'anno precedente con un'incidenza sul Pil che sale al 5,34%, mentre per quest'anno ci si attende una crescita tra il 5 e il 7%. I settori che crescono maggiormente sono la sanità (+70%), gli outlet (+27%), le assicurazioni (+19%), gli alimentari (+16%), le auto (+15%) e i servizi finanziari. Il boom del settore si deve oltre che ad alcuni aspetti innovativi (si pensi al settore dei gruppi di acquisto) ma anche al fatto che il low cost funge da ammortizzatore economico-sociale.

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