Martedi, 21 Novembre 2017

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CLASS ACTION “ALL’ITALIANA”, CONSUMATORI SODDISFATTI A META'


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Alla fine la montagna ha partorito il topolino. Questa frase potrebbe sintetizzare i contenuti della tanto attesa class action, recentemente approvata dal Senato all’interno della cosiddetta  Legge SviluppoLegge Sviluppo, un pacchetto di norme che spaziano dallo sviluppo alla competitività, dall’energia ai consumatori. Di class action in Italia si parlava oramai da molti anni: creare un dispositivo legislativo e uno strumento giuridico che riconoscesse e rendesse possibile l’azione collettiva di gruppi di consumatori i cui diritti fossero stati lesi dal comportamento di una grande azienda. Come è tipico del Bel Paese la class action è stata la soluzione da più parti indicata per far fronte ai grandi crac che hanno gettato sul lastrico migliaia di consumatori: dal caso Cirio al caso Parmalat. Come è noto, in Italia ci si è ricordati della class action solo quando la patata era bollente, salvo poi far finire tutto nel dimenticatoio con buona pace dei risparmiatori costretti in modo autonomo, con azioni legali individuali a (cercare) di far valere i propri diritti.

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L'azione collettiva, o class action è uno strumento comune e riconosciuto in molti Paesi, tra cui gli Stati Uniti. Nel 2007 era stato proposto un modello di class action che ricalcava quello delle più avanzate democrazie. Passando poi di ridimensionamento in ridimensionamento si è giunti al decreto legge 78 del 1 Luglio 2009, che ha smantellato alcuni capisaldi della proposta iniziale e ha fatto slittare l’entrata in vigore dell’azione risarcitoria collettiva al 1 Gennaio del 2009. All’interno della Legge Sviluppo si riconosce: la legittimità dell’azione collettiva di uno o più consumatori danneggiati, rappresentati da una Associazione a Difesa dei Consumatori e si indicano tra i benefici della tanto attesa class action la possibilità tramite questo strumento di far valere le proprie ragioni contro grandi aziende, mentre fino a ieri, le semplici azioni legali individuali, di fatto scoraggiavano molti consumatori ad agire. Belle notizie?  Secondo AltroconsumoAltroconsumo, no.  La nota associazione dei consumatori infatti, sottolinea che nonostante l’appello al governo a tenere in piedi l’impianto del 2007 e nonostante le oltre 10000 persone che avevano chiesto al presidente del Senato Schifani di farsi garante, ci sono almeno due punti grigi nella legge approvata. Anzitutto la non retroattività, che pone al riparo della class action Parmalat e Cirio per gli scandali già citati e le tante banche che hanno impedito di esercitare gratuitamente la surroga del mutuo. In pratica un calcio a quello che è stato. Se è vero poi che la class action porterà senza dubbio dei benefici ai risparmiatori i cui diritti saranno lesi dopo l’entrata in vigore della stessa, è pur vero che se l’azione collettiva non viene riconosciuta, saranno i risparmiatori a pagare le spese. Con questa limitazione, secondo Altroconsumo, si scoraggiano in realtà i consumatori e i risparmiatori ad agire. Luci e ombre quindi su questo provvedimento tanto atteso: per il passato non c’è niente da fare ma forse, in futuro, i risparmiatori i cui diritti sono stati danneggiati potranno farli valere collettivamente.

RISORSE:


CREDIT
Si ringrazia l'utente  Len_ScapovLen_Scapov  di flickr per l'immagine


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