Mercoledi, 18 Ottobre 2017

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Giustizia Civile: la Lentezza Dei Processi Ci Costa 4,8 Punti di PIL


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Se l'Italia vuole risollevare il proprio sistema economico deve eliminare tutte le zavorre che ostacolano la crescita del Paese, tra le quali indubbiamente possiamo citare anche l'eccessiva burocrazia e il pessimo funzionamento della giustizia civile e penale. Soprattutto quest'ultimo aspetto rimane cruciale per migliorare la società civile, sia dal punto di vista dei cittadini che delle imprese, oltre che per attirare gli investimenti esteri. Allo stato attuale il nostro Paese risulta il settimo in Europa per numero di violazioni dei diritti umani, per lo più in riferimento alla estrema lentezza dei processi. Nei tribunali italiani giacciono, infatti più di 6 milioni di fascicoli relativi a procedimenti civili e 3,5 connessi a processi penali, una quantità immensa tanto che con i primi si potrebbe ricoprire la superficie di 74 campi di calcio.

Processi lenti, eccessiva burocrazia connessa, pessima gestione dei tribunali e quasi totale mancanza di digitalizzazione, perfino nei tribunali più prestigiosi non sono solo i simboli di uno Stato inefficiente, ma rappresentano un costo stimabile in 96 miliardi di euro di mancata ricchezza. Del resto abbiamo visto come secondo il rapporto” Doing Business” della Banca Mondiale, l'Italia è 158esima su 183 Paesi per quanto riguarda l'ambito della giustizia civile e della tutela dei contratti. Nel nostro Paese, infatti, servono 1210 giorni in media per tutelare un contratto, quasi il quadruplo del tempo necessario in Germania (394 giorni), nel Regno Unito (389 giorni) e in Francia (331 giorni).
Riuscendo a diminuire del 10% i tempi della giustizia civile, un obiettivo che un Paese come l'Italia dovrebbe porsi come target raggiungibile nel medio termine, potrebbe determinare secondo le stime di Confindustria una crescita del Pil di 8 decimi di punto percentuale. Una crescita di cui avremmo estremo bisogno, visto il prossimo biennio di recessione-stagnazione del Pil e soprattutto vista la necessità di sostenere il nostro debito pubblico e tagliare il deficit.

Una giustizia perfettamente efficiente che riuscisse ad azzerare l'arretrato civile senza crearne di nuovo porterebbe ad una crescita del Pil del 4,8% (pari appunto a 96 miliardi).
Questa inefficienza non è figlia di un mancato impegno economico da parte dell'Italia, ma come troppo spesso accade, da un uso inadeguato delle risorse. Infatti, la quota in termini di assistenza legale e spese processuali rispetto al valore della causa è tra le più alte d'Europa e pari al 30%, contro ad esempio il 14,4% della Germania. Secondo una recente indagine di Altroconsumo le tariffe degli avvocati in Italia sarebbero molto alte e ci sarebbe poca chiarezza nei preventivi, un problema che dovrebbe andare a risolversi con il prossimo pacchetto liberalizzazioni che andrà ad eliminare le tariffe degli avvocati e obbligherà i professionisti ad informare preventivamente il cliente dei costi a cui andrà in contro per usufruire delle prestazioni,
Inoltre secondo i calcoli della Commissione Europea lo Stato italiano spende per la Giustizia 70 euro per abitante, 12 in più di quanto spende la Francia ma con risultati nemmeno paragonabili, visto che Oltralpe i processi civili durano la metà.
Allo stesso modo la spesa complessiva per tribunali e procure supera i 7,5 miliardi di euro e risulta essere la seconda più alta in termini pro-capite in Europa, dopo la Germania dove però giustizia civile e penale funzionano con tempi decisamente più brevi.
L'Italia poi deve fare i conti sempre con il fatto di essere spaccata in due sul fronte dei servizi ai cittadini e della giustizia. Infatti al Nord, pur in uno stato delle cose che non si può certo promuovere i processi civili durano molto meno che al Sud. Comparando ad esempio Torino, Messina e Roma si osserva che un processo civile ordinario  dura in media nella città siciliana il triplo che sotto la Mole Antoneliana, mentre nella Capitale dura un terzo in più.
 
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