Mercoledi, 24 Luglio 2019

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GLI ITALIANI SONO DISPOSTI A VIOLARE LE NORME PER IL RISCALDAMENTO, CHE QUEST'ANNO COSTERÀ DI PIÙ


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In un recente articolo abbiamo analizzato l'andamento delle tariffe in relazione all'inflazione'andamento
delle tariffe in relazione all'inflazione, nel 2009, sulla basa dei dati diffusi dal Ministero dell'Economia. Tra le poche voci in calo venivano segnalati i costi per l'energia con un calo sia per quanto riguarda l'elettricità (-1,9%) che il gas (-1,5%).
Oggi riportiamo l'indagine del CTCU sui costi per il riscaldamento che gli italiani devono sostenere per “superare” l'inverno, definiti dall'associazione “un secondo affitto da pagare”.
Nella propria indagine il CTCU ha preso in considerazione un fabbisogno annuo pari a 15mila chilowattora (corrispondente a circa 1500 litri di gasolio oppure a circa 1500 m³ gas naturale) e ricostruendo l'andamento dei prezzi ha calcolato che l'inverno 2010 costerà fino a 200 euro in più rispetto a quanto speso nel 2005. I rincari nell'ultimo quinquennio variano a seconda del combustibile utilizzato, così abbiamo un incremento del 5% per il gasolio, del 21% per il gas metano, dell'1% per il GPL, del 41% per la Legna, del 32% per il pelletpellet e del 10% per il teleriscaldamento. L'unico combustibile che ha mostrato una diminuzione negli ultimi cinque anni è rappresentato dai minuzzoli di legna che sono calati dell'11%. L'inflazione di riferimento nel periodo è stata dell'11,2%.
Il CTCU ricorda che sono molti i fattori che influiscono sui costi di riscaldamento oltre al prezzo del combustibile. Vanno considerati gli standard di coibentazione dell’edificio, l’età dell’impianto di riscaldamento e la sua efficienza. Un impianto vecchio di 20 anni, ad esempio, consuma un 20% in più ed anche oltre rispetto ad impianti nuovi.
Per contenere i costi del riscaldamento il servizio di consulenza edile ed energetica del CTCU ha fornito anche una serie di consigli utili:

  • abbassare la temperatura dell’abitazione di 1°C equivale ad un risparmio del 6% circa

  • disporre un abbassamento della temperatura di 4°C durante la notte o in periodi di assenza da casa comporta un risparmio del 10%;

  • i caloriferi e gli altri corpi riscaldanti non dovrebbero mai essere coperti, ad es. con teli di rivestimento: ciò può far lievitare il consumo di energia del 40%;

  • prima di iniziare a riscaldare i termosifoni dovrebbero essere sfiatati; in questo modo si evitano sprechi di energia.


ITALIANI FREDDOLOSI O SPRECONI
Sempre sul tema del riscaldamento l'Associazione AltroconsumoAltroconsumo ha voluto approfondire il rapporto tra italiani, risparmio e basse temperature, con una delle sue famose indagini che questa volta ha coinvolto più di 4mila famiglie.


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Da quanto è emerso gli italiani sono un popolo che non bada a spese per riscaldarsi, anche in barba alla legge.
Si perchè lo Stato limiti l'accensione del riscaldamento ad un preciso momento dell'anno e ad un numero massimo di ore al giorno. Questi due parametri variano in ragione della zona climatica in cui si vive, in ragione del clima molto diverso. Un altro limite imposto dalla legge è quello di abbassare il riscaldamento nelle ore notturne. Secondo Altroconsumo queste regole vengono spesso e volentieri ignorate soprattutto nella zona climatica B (nella quale figurano città calde come Palermo e Reggio Calabria). In queste zone per accendere il riscaldamento dovrebbero aspettare il 1° dicembre e ricordarsi di spegnerlo il 31 marzo, tuttavia il 42% delle famiglie va oltre questi limiti.
Per quanto riguarda i limiti sul numero di ore giornaliere e sull'accensione notturna i più indisciplinati sono i residenti della zona E (es Milano, Torino e Bologna) che nonostante le 14 ore di riscaldamento concesse sforano il limite (il 14% delle famiglie). Il divieto notturno, invece è rispettato solo dal 38% delle famiglie.

  [Via: CTCUCTCU ]


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Si Ringrazia l'utente Maccio CapatondaMaccio
Capatonda di flickr per l'immagine

 


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