Mercoledi, 26 Giugno 2019

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IL DIABETE E LE ALTRE MALATTIE CRONICHE COLPISCONO SOPRATTUTTO LE PERSONE PIÙ POVERE


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L'Impatto globale delle malattie non trasmissibili, soprattutto diabete, malattie cardiovascolari, tumori e malattie respiratorie risulta in continuo aumento soprattutto sulle popolazioni povere e socialmente svantaggiate. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) i morti a causa di malattie non trasmissibili potrebbe aumentare del 17% entro il 2018. Questo per l'aumento dell'esposizione ad alcuni fattori di rischio comune, che se ridotti potrebbero invece diminuire l'incidenza degli eventi mortali connessi a questo genere di malattie. Per quanto riguarda specificamente il diabete, l'OMS ha stimato che nel 2005, circa il 2% del totali delle morti nel mondo siano attribuili a questa causa, ovvero circa 1,125 milioni di persone. Si tratta, per stessa ammissione dell'organizzazione, di un dato sicuramente sottostimato, visto che i decessi nei diabetici sono solitamente attribuiti alle complicanze connesse alla malattia (es cardiopatie, malattie renali etc). A conferma di ciò l'OMS sottolinea che, le malattie cardiovascolari, nei Paesi sviluppati causano fino al 65% di tutte le morti delle persone affette da diabete.
Il diabete risulta una delle patologie croniche a più alta diffusione, che colpisce, secondo alcune stime, il 6,6% della popolazione mondiale di età compresa tra i 20 e i 79 anni (pari a circa 285 milioni di persone).
In Italia, l'Istat ha stimato, nel 2009, una prevalenza del diabete noto pari al 4,8% della popolazione, rispettivamente il 5% delle donne e il 4,6% degli uomini. In totale il bacino di persone affette da diabete dovrebbe aggirarsi intorno alle 2,9 milioni di unità. La prevalenza è più bassa al Nord (4,2%), mentre risulta maggiore alla media al Centro (4,9%) e soprattutto al Sud Italia (5,5%).
Nonostante sia diffusa l'opinione che il diabete, come altre malattie croniche, sia un risvolto dello stile di vita dei Paesi ad alto reddito e delle classi più agiate, gli studi a riguardo dicono proprio il contrario. Sono, infatti, le classi più povere e socialmente svantaggiate ad esserne più colpite.


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Questo perchè le persone indigenti e meno istruite tendono ad avere comportamenti a rischio in misura maggiore, soprattutto a causa dell'errata percezione dei rischi comportamentali e del maggior stress psicosociale. In questo scenario intervengono anche le limitate scelte dei modi di consumo, l'accesso inadeguato alle cure mediche e le minori risorse economiche che tendono ad ostacolare il passaggio ad abitudini più sane, spesso anche più costose.
Su questo punto l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha anche ricordato come un circolo vizioso leghi strettamente le malattie croniche (tra cui il diabete) alla povertà. Anche nei paesi ricchi, continua l'OMS, sono le classi più povere ad avere l'assistenza sanitaria meno adeguata ed effetti sulla salute peggiore, perfino negli stati con un servizio sanitario nazionale equo, in quanto sono comunque le persone di classe socio-economica più elevata ad utilizzare al meglio tale offerta. 

[Via: ISSISS ]

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