Sabato, 25 Novembre 2017

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IL FUMO INTERFERISCE NELLA DIFFERENZA DI LONGEVITÀ TRA UOMINI E DONNE PER IL 40-60%


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Il differente tasso di longevità tra uomini e donne è sempre stata una delle dinamiche più dibattute tra scienziati e ricercatori. Il divario di genere è stato talvolta riferito a differenze biologiche oppure ad uno stile di vita maggiormente rivolto alla tutela della salute da parte delle donne, soprattutto per ciò che riguarda il ricorso all'assistenza sanitaria. Una delle motivazioni più plausibili che nel tempo ha acquisito sempre più consensi riguarda invece gli effetti del fumo sul tasso di mortalità. L'ultima ricerca in tal senso è stata pubblicata dalla rivista specializzata Tobacco ControlTobacco
Control. Secondo lo studio il fumo contribuisce al divario nei tassi di mortalità tra uomini e donne in Europa, per una percentuale compresa tra il 40% e il 60%, circa il doppio di quanto fa registrare  l'alcol. Per arrivare a questa conclusione l'equipe di Gerry McCartney della Social and Public Health Science Unit di Glasgow, ha utilizzato i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sui tassi di decesso tra gli uomini e le donne da tutte le cause di 30 Paesi Europei, approfondendo poi quelli relativi al fumo e all'alcol. Tra questi ultimi sono stati inclusi i tumori delle vie respiratorie, le malattie coronariche, gli ictus e la malattia polmonare ostruttiva cronica (BPCO), per quanto riguarda il fumo. Mentre il cancro alla gola e all’esofago, le malattie croniche del fegato, la psicosi alcolica e gli atti di violenza, in riferimento ai decessi legati all'alcol. Le differenze percentuali nei tassi di decesso per i due generi attribuiti a fumo ed alcol, sono il risultato del rapporto tra il divario di genere per ogni causa per e il divario di genere per tutte le cause (effettuato per ognuno dei 30 Paesi).
Sostanzialmente i dati hanno dimostrato che effettivamente i decessi da tutte le cause erano più alti per gli uomini che per le donne, sebbene vi fossero enormi differenze tra i vari Paesi. Due i casi limite, l'Islanda dove l'eccesso di mortalità maschile è risultato pari a 188 per 100mila abitanti l'anno e l'Ucraina dove il dato è pari a 942 per 100mila abitanti l'anno. Per quanto riguarda il tasso di mortalità legato all'alcol, lo studio ha riscontrato una differenza di otto volte tra il Paese con il tasso più basso (l'Islanda con a 29 decessi per 100mila abitanti l'anno) e quello con il tasso più alto (la Lituania con 253 per 100mila abitanti l'anno).


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L'Area geografica in cui sono risultati maggiori i decessi (sia per uomini che per le donne) correlati all'alcol è risultata l'Europa orientale, ma complessivamente la percentuale di decessi tra i generi attribuibili all’alcol variava dal 20% al 30%.
Dall'altra parte lo studio ha messo in luce una differenza di cinque volte tra il Paese con il più basso tasso di mortalità maschile legata al fumo (l'Islanda 97 casi per 100mila abitanti l'anno) e quello con il tasso più alto (Ucraina 495 casi per 100mila abitanti l'anno). Ma al fumo è legato una differenza del tasso di mortalità tra i generi in tutti i Paesi pari al 40-60%, ad eccezione di Danimarca, Portogallo e Francia dove è stato inferiore e Malta, dove invece il divario è arrivato al 74%.
In chiusura lo studio ricorda che la riduzione delle differenze di genere nel tasso di mortalità si potranno ottenere intervenendo nelle abitudini della popolazione riguardo al fumo, sebbene sia necessario intervenire comunque anche su tutti  gli altri comportamenti a rischio per la salute.

 

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