Domenica, 22 Aprile 2018

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IN ITALIA LA DIFFERENZA NELLE PRESTAZIONI SANITARIE RIGUARDA SIA LA QUALITÀ CHE LE TARIFFE RICHIESTE


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Il tema dell'uguaglianza nella gestione delle risorse sanitarie è molto caro alle associazioni dei consumatori. Nello scorse settimane abbiamo presentato i risultati del monitoraggio del Codacons “Sentinelle della Salute” sullo spreco di farmaci nelle regioni italiane in cui emergeva una forte diversificazione della spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale per l’acquisto di farmaciforte
diversificazione della spesa a carico del Servizio Sanitario
Nazionale per l’acquisto di farmaci. Oggi torniamo sull'argomento per proporre i risultati dell'indagine di Altroconsumo “Il prezzo della salute” in cui l'associazione ha analizzato i tariffari 2009 delle regioni, scoprendo che in Italia non vi è solo una differenza tra i servizi sanitari offerti in termini di qualità, ma anche per quanto riguarda le tariffe da versare.
Nonostante la salute degli individui sia un diritto e un interesse della Collettività, come recita l'articolo 32 della Costituzione, sono profonde le differenze emerge tra le varie regioni. Dall'analisi dell'Associazione delle 31 prestazioni ambulatoriali più richieste divise fra visite specialistiche, esami di laboratorio e diagnostici nelle varie regioni è emerso, ad esempio che i principali esami in Puglia costano in media il 56% in più dell'Emilia Romagna, mentre le visite specialistiche in Piemonte sono più care dell´82% rispetto all'Umbria. Allo stesso modo un semplice prelievo del sangue nel Lazio costa 52 centesimi contro i 6,20 euro che la stessa operazione costa ad un cittadino delle Marche (ovvero il 1200% in più!). Dall'altra parte i cittadini marchigiani si possono consolare per quanto riguarda le visite e gli esami diagnostici che risultano tra i più convenienti d'Italia, mentre dall'altra parte in Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto si registrano le tariffe più alte.
Tornando alle differenze territoriali non va molto meglio dal ginecologo, da cui le donne umbre pagano 16 euro a visita, circa la metà di quanto pagano le donne piemontesi per la stessa prestazione (30 euro, l'82% in più). E ancora una radiografia al polso in Veneto costa 28 euro mentre in Emilia Romagna costa circa la metà. Oltre al prezzo delle visite varia anche quello del ticket da versare per accedere ad esami e terapie, che nella maggioranza delle regioni è di 36,15 euro mentre in Calabria arriva a 45 euro ed in Sardegna a 46,15 euro.


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La ragione di queste differenze va ricercata nel federalismo sanitario che per le prestazioni previste nel “nomenclatore tariffario”, attribuisce alle regioni il potere si stabilire i livelli di prezzo. Per ognuna delle suddette prestazioni il Sistema Sanitario Nazionale, rileva Altroconsumo, versa una tariffa massima, che nel caso in cui venga oltrepassata ricade sui bilanci regionali e sui cittadini.
In più dal 2002 con l'introduzione dei Lea (livelli di assistenza minima) le prestazioni riconosciute dal SSN sono diminuite, ma le regioni possono aumentare i servizi offerti coprendo i maggiori costi con le risorse proprie. Il risultato è che la forbice delle tariffe nelle varie regioni si è ulteriormente ampliata.

[Via: AltroconsumoAltroconsumo ]

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