Venerdi, 24 Novembre 2017

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RAEE: OLTRE LA METÀ DEI RIVENDITORI NON ADEMPIE AGLI OBBLIGHI PREVISTI DALLA LEGGE


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A circa sei mesi di distanza dall'entrata in vigore del decreto sui rifiuti elettronicidecreto
sui rifiuti elettronici (D.M. n.65 del 2010) ed in previsione dell'aumento degli acquisti elettronici in occasione del Natale, Greenpeace è andata a controllare lo stato di adempimento dell'obbligo di ritiro “Uno contro Uno” dei RAEE.
L'associazione ha analizzato i comportamenti di 107 negozi di elettronica, in 31 città italiane, appartenenti alle catene di distribuzione Euronics, Eldo, Mediaworld, Trony e Unieuro, che detengono il 70% circa della quota di mercato, scoprendo che il 51% dei rivenditori intervistati non adempie ancora agli obblighi previsti dalla legge. Ricordiamo che i rivenditori sono obbligati a ritirare gratuitamente l'apparecchiatura elettronica a fine vita, nel momento in cui il consumatore né acquista una nuova equivalente.
Secondo quanto riportato da Grrenpeace la catena di elettronica più ossequiosa della disciplina è Eldo, dove il 60% dei negozi (visionati) ha ritirato gratis l'usato, seguita da Mediaworld, Trony e Unieuro. Ultima in lista Euronics dove solo il 45% dei punti vendita rispetta la legge. Un dato che secondo la responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, Vittoria Polidori, conferma come l'Italia sia ancora indietro nella gestione dei rifiuti elettronici, nonostante la direttiva comunitaria che li disciplina risalga al 2002.
Metà dei negozi non è in linea con la legge, mentre nel 63% dei casi l'informativa fornita ai consumatori sul ritiro non risulta corretta, nonostante il decreto parli chiaro. In più in un negozio su quattro Greenpeace ha scoperto che il costo di consegna dei nuovi prodotti è aumentato per mascherare il ritiro non gratuito dell'usato. Nell'indagine non sono emerse differenze geografiche rilevanti, segno che le catene di elettronica cercano di approfittare della mancanza di conoscenza dei consumatori, trasversalmente lungo la penisola.
E ancora nel 14% dei casi il ritiro gratuito è subordinato al fatto della consegna dell'apparecchio in negozio, mentre nel 12% non viene proprio effettuato, suggerendo al cliente di rivolgersi all'azienda locale di gestione dei rifiuti o andare direttamente ai centri di raccolta.
Centri di raccolta che a loro volta presentano inefficienze nella gestione dei rifiuti come ha sottolineato la stessa Greenpeace nell'inchiesta Hi-Toxinchiesta
Hi-Tox, dello scorso anno. Questi centri sono messi sotto accusa dagli stessi rivenditori poiché insufficienti e non sempre accessibili alla grande distribuzione.

 


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In più su circa 3mila centri di raccolta presenti in Italia, il 70% è localizzato in quattro regioni del Nord Italia (Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto).
Sul tema è intervenuta anche l'associazione dei consumatori Cittadinanzattiva, lanciando una campagna di informazione sulla corretta gestione dei rifiuti derivanti dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Secondo quanto riporta Cittadinanzattiva ogni cittadino italiano produce in media 15 kg di Raee all'anno e di questi solo 2 kg vengono intercettati e trattati in modo corretto a fronte dell'obiettivo dei 4 kg previsti dalla normativa italiana e della media europea di 7 kg. Per approfondire questi temi l'associazione in collaborazione con ECODOM, Consorzio Italiano Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici, ha poi realizzato la guida: “Uno contro Uno: conosciamo il valore di un rifiuto Raee", accessibile a questo indirizzoquesto
indirizzo.
In chiusura vi lasciamo con la video inchiesta di Greenpeace sullo stato di adeguamento alla normativa RAEE da parte dei distributori italiani.


 

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Si ringrazia l'utente LHOONLHOON di flickr per l'immagine


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