Lunedi, 16 Luglio 2018

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Usura: In 3 Anni 190 Mila Imprese Hanno Dovuto Chiudere, Mentre Il Numero Di Strozzini Raddoppia


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Negli ultimi tre anni 190 mila imprese hanno dovuto chiudere per debiti o usura, mentre il numero di commercianti ancora coinvolti in rapporti con gli strozzini sono più di 200 mila unità, su 600 mila posizione debitorie contratte con chi presta denaro a strozzo. Sono questi i numeri impressionanti che emergono nel secondo “No Usura Day” promosso da da SOS Impresa-Confesercenti, con la collaborazione di oltre 50 associazioni. La crisi ha comportato non solo una stretta del credito da parte dei canali ufficiali nei confronti di famiglie e imprese, con il risultato di vedere aumentare il numero di soggetti costretti a rivolgersi ad usurai, ma ha visto aumentare anche il numero di chi ha trovato modo di lucrare indebitamente sulle disgrazie altrui.

Secondo Sos impresa, infatti, con la crisi il numero di usurai è salito da 25 mila del 2000 agli oltre 40 mila odierni, tra cui molti provenienti dal mondo della criminalità organizzata e della mafia, ma anche molte “facce pulite”, persone rispettabili che conoscono i meccanismi dell'accesso al credito e le condizioni delle vittime e che si propongono come prestatori di denaro a strozzo. Si tratta alle volte , spiega Confesercenti, anche di infedeli bancari che non potendo concedere un prestito tramite il canale ufficiale si propongono in prima persona per un prestito personale con interessi alle stelle.
Mentre dall'altra parte si assiste sempre ad un numero troppo basso di denunce (solo 228 nel 2010), soprattutto per paura di ritorsioni, fenomeno che abbinato alla lentezza dei processi (il 18% di questi reati cade in prescrizione) fa si che il reato di usura sia quasi depenalizzato e accettato come sistemico, soprattutto in certe realtà.

Secondo quanto diffuso da Confesercenti il bacino che alimenta l'usura è costituito da chi si è impoverito durante questi anni di crisi, soprattutto piccoli imprenditori e famiglie impoverite. In concreto dal 2008 ad oggi, per vari motivi sono stati oltre 242 mila i piccoli commercianti al dettaglio che hanno cessato l'attività, a cui vanno aggiunte altre 300 mila imprese artigiane. L'usura nello specifico ha costretto alla chiusura 50 imprese al giorno e ha bruciato negli scorsi 12 mesi circa 130 mila posti di lavoro. L'usura colpisce in larga parte persone già attive nel mercato del lavoro, soprattutto uomini cinquantenni (73%) che per evitare il protesto di un assegno, il fallimento della propria attività o solamente per l'incapacità di riciclarsi nel mercato del lavoro, finiscono nel giro degli strozzini, finendo a pagare interessi annui anche del 240% sui prestiti. Nel 46% dei casi gli usurati hanno un attività nel commercio, si tratta in genere, di commercianti che operano nella vendita al dettaglio, negli alimentari, come i fruttivendoli, oppure nel settore dell'abbigliamento, come fiorai o mobilieri. Nel 35% dei casi invece chi si rivolge agli strozzini sono imprenditori edili in difficoltà. Il dato grave è che la scelta di ricorrere agli usurai in quasi un caso su tre porta (30%) alla chiusura dell'attività.
Un risvolto che si sta facendo sempre più strada, proprio in connessione con l'usura, è quello del riciclaggio e dell'acquisizione di aziende che serviranno da copertura per altre azioni criminali.
Nel commentare questi dati il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, ha sottolineato come l'Usura sia una vera e propria calamità sociale ed economica e che le leggi attuali non bastano più per arginare il fenomeno.
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