Giovedi, 15 Novembre 2018

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Banche Europee Sull’Orlo Del Fallimento: gli Eurobond Sono la Soluzione


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Le banche europee sono sempre più in crisi. A trovarsi nell’occhio del ciclone, questa volta, è Bankia, uno dei più grandi istituti finanziari della Spagna. Rischia il fallimento per una conclamata mancanza di liquidità. Il governo spagnolo, presieduto da Mariano Rayjoy ed eletto con una maggioranza schiacciante pochi mesi fa, ha di recente chiesto ufficialmente aiuto all’Unione Europea (che ha deciso di mettere a disposizione fino a 100 miliardi di euro). Si profila un tentativo di risoluzione in linea con quelli già messi in campo da cinque anni a questa parte per far respirare le banche; tentativo, dunque, che probabilmente non riuscirà a mettere la parola fine al problema bancario iberico ma che servirà solamente a rimandarlo per qualche mese o al massimo qualche anno. La medicina in via di somministrazione è una nuova immissione di liquidità.

Bankia aveva usufruito di un generosissimo prestito da 3,3 miliardi. Peccato che il buco ratificato qualche settimana fa sia di 19 miliardi. Mentre la Spagna vive le sue ore più drammatiche, l’Europa passeggia sull’orlo del burrone. La Grecia è pronta a contagiare mezzo continente, lo spread dei paesi più esposti sale e non accenna a scendere, se non per risalire il giorno dopo.
La stabilità delle banche e il destino dell’Unione Europea è strettamente legato. ‘Perdere’ le banche equivarrebbe a condannare il massimo organismo sovranazionale europeo alla dissoluzione.

Le soluzioni adottate fino a questo momento sono riuscite solamente a nascondere la polvere sotto il tappeto per un po’ di tempo, nulla più. E’ necessario imprimere una svolta, è il Fondo Monetario Internazionale che lo chiede. Gli strumenti suggeriti dall’istituzione presieduta da Christine Lagarde sono gli stessi che la Germania rifugge da sempre. Assunzione di responsabilità di tutti i paesi dell’Unione Europea, distribuzione quanto più possibile equa del rischio. In parole povere, eurobond. L’immissione dei titoli di debito ‘generalmente europei’ consegnerebbe agli investitori internazionali un’immagine di stabilità. Questa, poi, si ripercuoterebbe positivamente sul clima di fiducia a livello generale, e quindi anche sulle banche. Ecco perché Angela Merkel sta ricevendo inviti sempre più ‘obbliganti’ a non coltivare esclusivamente il suo orticello e a concedere così il via libera.
L’Unione Europea è chiamata al cambiamento. Cambiamento che, in questo caso, fa rima con integrazione. Non che a Bruxelles non riservino al tema ‘integrazione’ il giusto peso. Semplicemente, lo fanno nella maniera sbagliata. L’orientamento dell’Ue è stato sempre questo: imporre la pulizia ‘casa per casa’ (ossia vincolare gli Stati al pareggio di bilancio) e solo dopo varare riforme per rendere l’Europa un organismo più unito e omogeneo.
Negli ultimi tempi, la Germania sta pensando di abbandonare il suo proverbiale individualismo e sciogliere la riserva sulla questione eurobond. Ad alimentare le riflessioni tedesche c’è lo spettro del crollo dell’Euro come dell’uscita incontrollata della Grecia. La più solida economia d’Europa rischia infatti una contrazione del Pil dell'11% e rischia di innescare un effetto domino che coinvolgerebbe tutti gli altri paesi dell’Unione.
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