Martedi, 21 Novembre 2017

Credito

Le Rimesse Degli Stranieri Superano i 6,4 Miliardi di Euro, Oltre un Quarto Diretto Verso la Cina

bancapopre.gifGli stranieri che vivono in Italia negli scorsi 12 mesi hanno fatto defluire oltre 6,4 miliardi di rimesse, una valore in calo del 5,4% rispetto al 2009 (è la prima volta dal 2005). È questo uno dei dati principali di uno studio della Fondazione Leone Moressa sui flussi monetari transitati per i canali di intermediazione regolare in uscita dall’Italia da parte degli stranieri che vivono nel nostro Paese. Secondo lo studio è in calo anche il valore delle rimesse calcolate a livello pro capite che nel 2010 è stato pari a 1508 euro, contro i 1734 euro del 2009 (-13%).Così come il valore delle rimesse in rapporto al Pil che nel 2010 è stato pari allo 0,41% del prodotto interno lordo, contro lo 0,44% dell'anno precedente.
Questo enorme flusso di denaro si rivolge soprattutto verso oriente, dove la macroarea asiatica assorbe il 47,4% di tutti i flussi monetari, per un valore superiore ai tre miliardi di euro. Il 27,7% delle rimesse rimane all'interno dei confini europei, il 12,5% si muove in direzione Africa, mentre l'11,6% rimanente va verso l'America. La contrazione del volume totale delle rimesse ha provocato una riduzione dei flussi di denaro anche in quasi tutte le aree di destinazione. Nello specifico il continente asiatico ha ricevuto il 9,5% in meno di denaro e l'Africa il 4,5%, mentre le rimesse verso i Paesi Europei sono aumentate del 4,2%.
I Paesi che ricevono il maggior volume di denaro sono la Cina con 1,7 miliardi di euro, seguito dalla Romania (800 milioni di euro), dalle Filippine (712 milioni di euro) e dal Marocco (251 milioni di euro). Rispetto al 2009 questi valori risultano in calo del 10,2% per quanto riguarda la Cina, dell'11,1%, per le Filippine e del 3% per la Romania.
Secondo la Fondazione Leone Moressa ogni cinese residente in Italia invia in patria poco più di 9 mila euro, riuscendo così a mantenere 2,9 cinesi in patria. Questo significa che complessivamente la comunità cinese in Italia mantiene oltre mezzo milione di connazionali in Patria. Dietro i cinesi troviamo i filippini che con 5.761 euro di rimesse pro capite sostengono una comunità in patria di 468 mila concittadini, seguono i bengalesi che mantengono 400 mila soggetti e i senegalesi che provvedono a 308 mila connazionali.
Oltre un quarto delle rimesse che escono dall'Italia provengono da Roma, dove nel 2010 sono usciti 1,7 miliardi di euro. Seguono la capitale Milano (825,567 milioni di euro; 12,9% del totale), Napoli (212,608 milioni; 3,3%), Firenze (198,436 milioni; 3,1%) e Prato (179,141 milioni; 2,8%).

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Rimborsi Bancari: in Caso di Fallimento Della Banca, Fino a 100 Mila Euro Restituiti Entro 20 Giorni

depositibancari.gifCrescono ulteriormente le garanzie per i consumatori che scelgono di depositare i propri risparmi presso un istituto di credito: l’indicazione delle nuove disposizioni in materia è contenute nel decreto legislativo 24 marzo 2011, n.49 (provvedimento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.93 del 22 aprileGazzetta
Ufficiale n.93 del 22 aprile), il quale ha attuato la direttiva 2009/14/CEdirettiva
2009/14/CE .
Precisamente, questa legge riguarda le modalità di rimborso al cittadino nel caso in cui si verifichi una liquidazione coatta amministrativa dell’istituto bancario presso cui sono stati depositati i capitali. Negli scorsi anni il fallimento di alcune banche ha infatti rappresentato un grosso problema per numerosi correntisti, che hanno visto minacciata la disponibilità e la fruibilità dei propri risparmi.
La legge è così intervenuta in maniera più precisa e più rigorosa da questo punto di vista, disponendo che in caso di fallimento, la banca debba garantire al correntista, dietro sua richiesta, il rimborso dei capitali depositati.
Inizialmente, la disposizione obbligava la banca a restituire i risparmi depositati al correntista entro tre mesi, per un ammontare massimo di 103.291,38 euro. L’ultimo aggiornamento ha invece garantito al consumatore tempi di rimborso molto più celeri, appena 20 giorni lavorativi (dalla data in cui si producono gli effetti del provvedimento di liquidazione coatta), se pure il tetto massimo di capitale rimborsabile si sia leggermente diminuito fino a 100 mila euro.
Tale limite potrebbe essere aggiornato dalla Banca d'Italia per adeguarlo alle eventuali variazioni apportate dalla Commissione europea in funzione del tasso di inflazione.
La nuova disposizione sarà attiva dal prossimo 7 maggio, ed il rimborso potrà essere prorogato da Bankitalia di ulteriori 10 giorni, soltanto in circostanze eccezionali.

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Abi e Consumatori: Firmato l'Accordo per una Maggiore Trasparenza e Chiarezza dei Conti Correnti

carta1504.gifAbi e 15 associazioni dei consumatori hanno firmato al convegno Dimensione Cliente, un protocollo d’intesa nel quale sono contenute alcune proposte di modifica relative al Documento di Sintesi periodico e al Foglio Informativo. L'obiettivo è quello di rendere più semplici e trasparenti le informazioni relative a i conti correnti italiani, spesso (e da più parti) messi sotto accusa per l'onerosità dei costi annui. Ricordiamo ad esempi le recenti accuse di Adusbef e Federconsumatori (due delle 15 associazioni firmatarie) secondo cui i conti correnti italiani sono i più cari d'Europai
conti correnti italiani sono i più cari d'Europa e la critica della Commissione EuropeaCommissione
Europea, più o meno dello stesso tenore.
Ma se ancora non è possibile risparmiare sui conti correnti, con questo accordo i consumatori quantomeno potranno capire qualcosa di più sui costi di gestione dei propri rapporti bancari. Prima dell'entrata in vigore dell'accordo però, la proposta dell'Abi e delle associazioni dei consumatori dovrà essere sottoposta alla Banca d’Italia e alle altre Autorità competenti. Ma vediamo in sintesi cosa dovrebbe cambiare.
In primo luogo lo stile di comunicazione che sarà semplificato e costruito attraverso un linguaggio più chiaro ed immediato, tale da consentire una maggiore possibilità di comparazione dei prodotti e dei servizi offerti. Il Foglio informativo sarà poi reso più snello, tagliando di circa la metà il numero delle pagine ma senza tagliare le informazioni. Anzi verranno fornite informazioni attualmente non presenti, quali ad esempio la comparazione tra i costi del fido e dello sconfinamento, il dettaglio delle commissioni applicate nei due casi con le rispettive tabelle di confronto.
Per quanto riguarda il Documento di Sintesi Periodico (DDS), sia l'Abi che le associazioni dei consumatori condividono la necessità di limitarne l’invio solo nel caso di condizioni variate nel corso dell’anno, riducendo così la ridondanza delle comunicazioni. Si otterrebbe così anche l'effetto di una maggiore attenzione dei consumatori/clienti alle informazioni ricevute dalla banche, visto che l'elevato numero di comunicazioni tende a far diminuire l'interesse generale. Basti pensare in proposito che secondo la stessa Abi ogni titolare di conto corrente riceve in media dalla banca 60 comunicazioni l'anno per un totale di 2 miliardi di fogli in tutta Italia. Senza dimenticare che il risparmio di carta avrà anche ripercussioni positive sulla riduzione delle emissioni e sull'impatto ambientale.

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I Protesti Calano Del 7,2% in Numero e Del 14,7% in Valore

assegno1104.gifNei 12 mesi del 2010 il monte dei protesti è diminuito di circa 700 milioni di euro, passando dai 4,5 miliardi di euro del 2009 ai 3,8 miliardi dello scorso anno. A riferirlo è l'ultima indagine di Unioncamere in base ai dati raccolti dalle Camere di Commercio ed elaborati da InfoCamere, secondo cui nel 2010 i protesti levati nelle provincie italiane si sono ridotti del 7,2% nel numero e del 14,7% in valore. Questo calo ha riguardato tutti i tipi di impegni finanziari, dagli assegni alle cambiali alle tratte.
La diminuzione maggiore ha interessato gli assegni, calati del 16,5% nel numero e del 21,9% nell’importo, mentre il valore medio è sceso del 6,4%. Nel 2010 il controvalore complessivo è stato 1,942 miliardi di euro, contro i 2,485 miliardi del 2009.
Per quanto riguarda le cambiali a vuoto la diminuzione è stata più contenuta con un calo del 2,6% nel numero e del 3,5% nel valore medio, con il risultato che i pagherò rimasti non onorati sono diminuiti del 5,9% negli importi rispetto al 2009, per un controvalore di poco superiore a 1,85 miliardi rispetto ai 1,967 miliardi di due anni fa. Infine le tratte non incassate che sono diminuite del 15,7% nel numero e del 3,6% negli importi, mentre il valore medio è calato del 14,3%. Va detto che questo strumento di pagamento non è molto diffuso, infatti, il controvalore ha raggiunto i 36,8 milioni di euro nel 2010, in calo rispetto ai 38,2 del 2009.
In valore assoluto le regioni dove si sono concentrate maggiormente le mancate promesse di pagamento sono state il Lazio, la Lombardia e la Campania con un monte di scoperto pari, rispettivamente, a 748, 736 e 546 milioni di euro. Se si analizza invece il numero di effetti complessivamente protestati cambiano le posizioni della classifica ma non i protagonisti, con in testa la Lombardia con 230 mila effetti, seguita dal Lazio con 220 mila e dalla Campania con 198 mila. Mentre se si prende in considerazione il valore medio degli importi non pagati in testa si presenta il Trentino Alto Adige con protesti che valgono in media 3.980 euro contro una media nazionale di 2.774 euro. Al secondo posto troviamo il Veneto con un valore medio di 3.494 euro e al terzo il Lazio con 3.403 euro.

 

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INDAGINE ADUSBEF E FEDERCONSUMATORI: I CONTI CORRENTI ITALIANI SONO I PIÙ COSTOSI D’EUROPA

calc1203.gifSecondo un’indagine svolta da Adusbef e da Federconsumatori relativa ai costi dei conti correnti nei vari Paesi europei, il dato relativo alla nostra nazione è decisamente preoccupante: il conto corrente di un cittadino italiano prevede infatti dei costi doppi rispetto alla media europea.
Precisamente, la media relativa ai costi dei conti correnti europei ammonta a 114 euro annui, mentre in Italia si registra una media pari a ben 292,98 euro.
Appartiene proprio all’Italia, dunque, il poco invidiabile primato dei costi più elevati dei conti correnti, dietro la quale si piazza la Spagna con 211,56 euro di costi annui, la Lettonia con 194,77 euro, la Francia con 152,14 euro, la Lituania con 117,29 euro, la Repubblica Ceca con 112,84 euro e la Grecia con 109,57 euro annui.
I conti correnti più convenienti sono invece quelli della Bulgaria, con appena 43,57 euro all’anno di costi di gestione, seguiti dai quelli dell’Olanda con 45,87 euro, del Portogallo con 58,41 euro, del Belgio con 62,41 euro e della Danimarca con 63,70 euro annui. La differenza tra questi paesi e l’Italia, dunque è veramente abissale.
La ricerca di Adusbef e Federconsumatori va detto ha considerato, per i nostro Paese, i costi di gestione di un conto corrente presso Poste Italiane (conto BancoPosta), Banca Intesa (Conto Facile), UniCredit (Genius Ricaricabile), MPS (mio Identikit) e BNL (Revolution), quindi non andando a coprire l'intera offerta degli istituti di credito italiani, ma solo fetta, sebbene abbastanza rappresentativa.
Le operazioni più costose riguardano il canone annuo, che grava sui conti correnti degli italiani con una media di 72,45 euro all’anno, seguito dall’imposta di bollo dovuta per legge, che corrisponde a dei costi medi pari a 34,20 euro annui e dal canone della carta di credito con 28,50 euro all’anno.

 

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