Lunedi, 22 Luglio 2019

Credito

BANKITALIA: LE BANCHE APPLICANO TASSI DI INTERESSI MAGGIORATI AGLI IMPRENDITORI IMMIGRATI

imprendistranie1003.gifNelle scorse settimane abbiamo visto come, secondo la camera di Commercio di Milano , senza l'imprenditoria straniera nell'ultimo decennio ci sarebbe il 62% di imprese in menosenza
l'imprenditoria straniera nell'ultimo decennio ci sarebbe il 62% di
imprese in meno. Ma oltre alle difficoltà tipiche del fare impresa in Italia, gli stranieri hanno dovuto superare ostacoli superiori anche per quanto riguarda l'accesso al credito. Infatti, secondo una recente indagine della Banca d'Italia, condotta da Giorgio Albareto e Paolo Emilio Mistrulli, gli imprenditori immigrati pagano in media tassi di interesse più elevati di circa 70 punti base rispetto a quelli richiesti agli italiani. La scoperta, che di per sé ha dell'incredibile, emerge dal confronto dei prestiti (superiori a 75mila euro) erogati alle piccole imprese nel periodo 2004-2008. Ma non è l'unico aspetto a destare sorprese, visto che, a quanto pare, non tutti gli immigrati sono uguali davanti alle banche. Agli imprenditori dell'est Europa, infatti, sono stati chiesti interessi maggiorati dell'1,3%, mentre per quelli latino-americani lo spread era maggiorato solo dello 0,20% in più. E ancora quelli proveniente dall'Asia hanno subito una maggiorazione del tasso dello 0,4%, mentre quelli proveniente dall'Africa dello 0,85%. Ma nemmeno tutti gli extracomunitari sono uguali, visto che nessuna differenza è stata applicata ai prestiti richiesti dagli imprenditori del Nord America o dell'Oceania.
Ma non è solo il Paese d'origine a fare la differenza, visto che anche per gli immigrati di seconda generazione o per quelli nati all'estero, ma di origine italiana, l'interesse richiesto era maggiorato dello 0,20% in più. In più sul “pedigree” dell'imprenditore straniero intervengono anche fattori sociali quali la dimensione e le credenziali della comunità etnica locale a cui chi richiede il prestito appartiene. Maggiore è la reputazione e il peso della comunità, infatti, e minore è il differenziale richiesto (che comunque rimane).
Rispetto al periodo di riferimento dell'indagine, la situazione è migliorata, avendo le banche adattato le proprie offerte di finanziamento alle esigenze della clientela straniera. Tuttavia rileva Bankitalia, il differenziale non è stato eliminato ma si è semplicemente ridotto a circa 30 punti base.


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ADUSBEF: L'86% DEI CITTADINI HA POCA O NESSUNA FIDUCIA NELLE BANCHE, RITENUTE PER LO PIÙ SCORRETTE

isaefiduciaconsumagiu.gifNell'ultimo Rapporto Italia, l'Eurispes ha sottolineato come gli effetti della crisi si siano manifestati anche per quanto riguarda i giudizi dei consumatori sulle banche. Nello specifico, come abbiamo visto l'88,3% della popolazione attribuisce un giudizio negativo agli istituti di credito'88,3%
della popolazione attribuisce un giudizio negativo agli istituti di
credito (molto negativo= 48,2% o abbastanza negativo= 40,1%). Un dato che è stato confermato anche dal consueto sondaggio Adusbef sulla fiducia verso le banche, secondo il quale l'affidabilità e credibilità delle banche raggiungono livelli molto bassi. Secondo l'associazione tale sfiducia deriva dal comportamento degli stessi istituti di credito che risulta “ostile” non solo di fronte alla richiesta di denaro (prestiti) ma anche nella gestione delle operazioni più semplice come quella di cambiare un assegno bancario o circolare.
Tornando al sondaggio, l'Adusbef non ha testato la fiducia dei cittadini solamente nei confronti delle banche, ma anche verso Poste a Assicurazioni. Pur tenendo a precisare che il sondaggio (effettuato 1.323 consumatori) non ha carattere di scientificità in base a campione rappresentativo, secondo l'associazione i risultati rappresentano comunque un serio indicatore degli orientamenti dei consumatori.


 

PRINCIPALI RISULTATI
Alla domanda : “Quanta fiducia ha nelle banche” ? Solamente il 4% del campione ha risposto molta, mentre il 10% “abbastanza”, il 33% “poca” e il 53% “nessuna”. In pratica quasi nove consumatori su dieci (l'86%) hanno poca o nessuna fiducia nelle banche. La stessa domanda riferita, però, alle Poste ha rivelato che il 71% dei consumatori ha poca (29%) o nessuna fiducia (43%), mentre solo l'11% ne ha molta e il 18% abbastanza.
Molto alta anche la sfiducia nei confronti delle assicurazioni con l'92% del campione che vi ripone poca (35%) o nessuna 847%) fiducia.
Alla domanda: “Quali delle figure professionali tra cassieri di banca o di posta, agenti di assicurazioni e promotori finanziari godono di maggior fiducia?” più di sette consumatori  su dieci (il 71%) hanno risposto di non avere alcuna fiducia in nessuna delle figure suggerite. L'11%, invece, segnala il cassiere postale, il 9% nel cassiere di banca, il 5% l’agente assicurativo, l’1% l promotore finanziario e il 2% le altre figure.

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ACCESSO AL CREDITO: UN'IMPRESA SU DUE HA DIFFICOLTÀ A FAR FRONTE AL PROPRIO FABBISOGNO FINANZIARIO

prodottfinintesa.gifNonostante il miglioramento registrato dall'Istat per quanto riguarda la produzione industrialemiglioramento
registrato dall'Istat  per quanto riguarda  la produzione
industriale, nel quarto trimestre del 2010 ancora un'impresa su due (il 48,9%) ha riscontrato difficoltà nel soddisfare il proprio fabbisogno finanziario. A rilevarlo è l'ultima indagine dell'Osservatorio Confcommercio-Format sul credito per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi.
Nello specifico secondo il rapporto il 51,1% delle imprese ha dichiarato di essere riuscito a fare fronte al proprio fabbisogno finanziario senza problemi, mentre il 39,7% vi è riuscito con qualche difficoltà e il 9,2% non vi è riuscito. A rivelarsi più in difficoltà sul fronte della gestione del proprio fabbisogno finanziario risultano essere le microimprese (quelle con meno di 10 addetti), operative nel settore del commercio e residenti nel Sud Italia. Dall'altra parte quelle che hanno manifestato un equilibrio finanziario più sereno sono risultate essere le medie e grandi imprese, del settore dei servizi, residenti nelle regioni del Nord-Ovest e del Nord-Est
Rispetto al terzo trimestre 2010 il numero di imprese che si sono rivolte al sistema bancario per ottenere un finanziamento è aumentato di 3,2 punti percentuali, passando dal 22,5% al 25,7%. Si tratta del valore più alto registrato dal quarto trimestre 2009, segno anche di una maggiore fiducia nella ripresa economica da parte di imprese ed istituti di credito. Confcommerio rileva però una differenza territoriale nella richiesta dei finanziamenti, con le imprese del Nord maggiormente propense a rivolgersi alle banche, mentre quelle del Sud presentano valori al di sotto della media.
Il sistema bancario ha risposto positivamente a questa maggiore richiesta di finanziamenti, nella quasi totalità dei casi, anche se non sempre richiesta e offerta sono risultate coincidenti. Nello specifico il 58,5% delle imprese che hanno richiesto un finanziamento ha visto accogliere la propria domanda di credito con un ammontare pari o superiore rispetto a quello richiesto, il 20,6% delle imprese ha visto accogliere la propria domanda, ma con un ammontare inferiore rispetto a quello richiesto, mentre il 4,0% ha visto respingere la propria domanda di credito. Confcommercio, a tal proposito rileva un abbassamento della percentuale di imprese che hanno visto accordarsi il finanziamento con un ammontare pari o superiore rispetto a quello richiesto (area di di stabilità e/o allentamento) dal 59,4% (3° trimestre) al 58,5% (4° trimestre). Contestualmente è aumentata l'area di irrigidimento, costituita dalla somma delle percentuali di imprese che hanno visto accordarsi il credito ma con un ammontare inferiore rispetto a quello richiesto e di quella relativa alle imprese alle quali il credito non è stato concesso, che è passata dal 23,9% (3° trimestre) al 24,6% (4° trimestre)


 

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ITALIANI E CARTE DI CREDITO: NEL 2010 È AUMENTATA LA SPESA, MA SONO DIMINUITI GLI ACQUIRENTI

altroconcredicarterevol.gifAumentano i consumi degli italiani per quanto riguarda gli acquisti effettuati con carta di credito. A riferirlo è l'Osservatorio Acquisti CartaSi nell'indagine relativa alle spese effettuate dagli italiani nel corso del 2010.
Durante lo scorso anno, sono stati spesi complessivamente 63 miliardi di euro attraverso carta di credito, una somma superiore del 2,1% rispetto a quella del 2009. Nonostante questo aumento, però, è sceso il numero dei cittadini che hanno concluso acquisti con questo sistema di pagamento (-1,8% rispetto al 2009), che tuttavia hanno speso mediamente di più (+4%). Allo stesso modo crescono anche le percentuali relative al valore medio dei singoli scontrini (+0,3%) ed al numero di acquisti per singolo titolare di carta di credito (+3,7%).
Il Trentino Alto Adige è la regione italiana dove si sono registrati maggiori movimenti attraverso carta di credito, con un valore della spesa in crescita del +5,4% e con uno scontrino medio di 122 euro, a fronte di una media nazionale pari a 102 euro. Seguono il Friuli Venezia Giulia con un aumento del +5,1%, il Veneto con il +3,6%, ed il Lazio e l’Emilia Romagna, entrambe con il +3,5%. Dall'altra parte le regioni in cui si è registrato il risultato peggiore sono state la Sardegna con un calo degli acquisti tramite carta di credito del -3,7% sul dato 2009, la Puglia con -1,9% ed il Molise -0,9%.
Per quanto riguarda, invece, i settori merceologici in cui sono stati effettuati gli acquisti tramite carta di credito nel corso del 2010, l’Osservatorio acquisti di CartaSi ha rilevato un netto aumento nell’ambito dei servizi per la persona e la casa, (+8,8%), seguito dalle operazioni di Cash Advance (+6,9%) e dal settore informatico (+6,7%).

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IN RIPRESA LA RICHIESTA DI FINANZIAMENTI DA PARTE DI IMPRESE E FAMIGLIE. LE BANCHE RESTANO PRUDENTI

bankitaliasen1811.gifNel primo semestre 2010 è aumentata la richiesta di credito da parte delle imprese e di finanziamenti (soprattutto mutui) da parte delle famiglie. Lo riferisce la Banca d'Italia nell'ultima edizione della RBLS (Regional Bank Lending Survey), l'indagine semestrale sulla domanda di finanziamenti e sulle politiche di offerta adottate dalle banche.
Secondo le risposte dei circa 400 intermediari coinvolti nell'indagine, i primi sei mesi del 2010 si sono caratterizzati per un moderato recupero della domanda di finanziamenti da parte delle imprese, dopo il forte calo registrato nel 2009.
Questa ripresa è risultata più accentuata per le imprese localizzate nelle regioni del Nord Ovest e del Mezzogiorno, mentre non risultano differenze significative in ragione della dimensione aziendale. L'aumento della domanda di finanziamenti si è concentrato, però, soprattutto verso gli intermediari bancari di maggior dimensione, mentre le imprese si sono rivolte agli istituti di credito minori soprattutto per finanziare le attività correnti e ristrutturare il debito.
Le maggiori richieste sono pervenute dai settori dell'industria e dei servizi, mentre nel settore delle costruzioni la dinamica della domanda è risultata ancora fortemente negativa nel primo semestre 2010 con previsioni tutt'altro che rosee anche per la seconda parte dell'anno.
Dal lato dell'offerta di credito alle imprese, nei primi sei mesi del 2010, si è osservato una diminuzione dell'irrigidimento da parte del sistema bancario rispetto ai periodi precedenti. Solo nella prima parte dell'anno la Banca d'Italia ha registrato una maggiore cautela nella concessione dei finanziamenti alle imprese del Mezzogiorno. A livello settoriale però permangono rilevanti difformità nelle politiche di offerta. Nell'industria e nei servizi, infatti, le indicazioni di restrizione sono venute meno, mentre permangono condizioni di offerta lievemente restrittive per le imprese edili, in particolare in quelle operanti nel Nord Est. In ogni caso la tendenza all'aumento degli spread applicati alle imprese, soprattutto a quelle più a rischio, si è fortemente ridotta rispetto al 2009.

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