Martedi, 23 Gennaio 2018

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Banche: la Lista di Quelle Che Non Possono Fallire


Unicredit, banche, capitale

In questo periodo di crisi economica il cittadino comune è quasi ossessionato dalla paura di perdere i propri risparmi. Quali banche danno ancora affidabilità? Esistono istituti immuni alla crisi?
Al G20 che si è tenuto a Cannes è stata stilata una lista che comprende 29 banche ritenute “troppo grandi” per poter fallire. Questo non significa che concretamente sia da escludere in senso assoluto il rischio di fallimento, ma che questa eventualità (data l’importanza dell’istituto nel sistema finanziario globale), comporterebbe ripercussioni drammatiche sull’intera economica internazionale.

 A queste G-Sifi (le Global Systemically important financial institution), è stato quindi chiesto uno sforzo in più per superare la crisi: raccogliere un capitale (sociale) addizionale rispetto a quello imposto dalle regole di Basilea III sul common equity, compreso fra l'1% e il 2,5% dell'attivo a seconda del prestigio dell’istituto, per far fronte ad un eventuale rischio fallimento. In questo modo, creando una sorta di “capitale cuscinetto” si persegue l’obiettivo di incrementare la capacità di assorbire le perdite. La lista lista, compilata dal Financial Stability Board, include 17 banche europee: l’unica italiana presente è Unicredit.

Otto invece le banche statunitensi, tra le quali spiccano Bank of America e Goldman Sachs e quattro gruppi asiatici (di cui tre del Giappone). 
Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, ha sottolineato come questa misura sia inevitabile per impedire che il rischio di fallimento ricada sui contribuenti e i risparmiatori. Per Draghi questa è stata peraltro l’ultima riunione come direttore del Financial Stability Board (composto dalle autorità di regolamentazione e vigilanza dei maggiori Stati): il testimone del board è passato al capo della Banca centrale canadese, Mark Carney, che verrà affiancato nelle sue funzioni dal banchiere centrale svizzero Philipp Hildebrand (nominato vicepresidente del Fsb).
Il cambiamento non sarà immediato e improvviso: al raggiungimento del capitale addizionale si giungerà gradualmente tramite un iter che avrà inizio nel 2016 e culminerà nel 2019. Ogni anno inoltre l’Fsb si impegna ad aggiornare la lista in base ai nuovi dati disponibili. Entro la fine del 2012 le banche coinvolte dovranno presentare un piano credibile di salvaguardia in caso di liquidazione e saranno in ogni caso sottoposte a controlli rigidi. Trattandosi peraltro di istituti operanti a livello internazionale sarà predisposto un piano per uniformare la regolamentazione. Anche in vista di questa nuova previsione il Fsb si impegna peraltro a riaprire la questione del “sistema bancario ombra”, ovvero di tutti quegli enti che, pur non risultano espressamente come banche, di fatto operano come tali. Queste istituzioni, alle quali vanno attribuite molte responsabilità per la crisi finanziaria degli ultimi anni, saranno dunque sottoposte a controlli ferrati per quanto concerne i loro rapporti con le banche.
 

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