Venerdi, 17 Agosto 2018

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Conti Correnti: Scendono i Costi Di Gestione, Ma le Condizioni Migliori Sono per i Nuovi Clienti


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Verso la fine dello scorso anno la Commissione Europea puntò il dito contro i costi medi dei conti correnti italiani, perchè giudicati tra i più cari d'Europa, nonostante l'Abi e, in parte anche la Banca d'Italia sostenessero che il differenziale con l'Europa non era poi così ampio come faceva intendere il commissario Ue al Mercato interno Michel Barnier.
I risultati della discrepanza tra i costi di gestione medi di un conto corrente presentati dall'Europa e quelli dell'Abi (253 euro contro 112 euro) non sono stati ancora del tutto chiariti, sebbene ci sia chi, come le Associazioni dei Consumatori Adusbef e Federconsumatori, abbia dato ragione, all'Europa, anche in tempi più recenti. 

In ogni caso, ad interessare ai consumatori italiani, non è tanto sapere quello di essere i campioni d'Europa   quanto a costi di gestione dei conti correnti, quanto piuttosto sapere che mediamente i costi stanno scendendo. E questa notizia è finalmente arrivata e anche da fonte autorevole. Secondo quanto riportato dalla Banca d'Italia, infatti, la spesa media di gestione dei conti correnti in Italia è diminuita di quasi il 3% passando dai 113,6 euro del 2009 ai 110,2 euro del 2010. Un dato ancora più positivo se si considera che i contratti sottoscritti nell'ultimo anno sono più favorevoli, quanto a costi di gestione, anche a quelli del 2008, quando la spesa media era di 114,3 euro.

L'indagine che ha coinvolto oltre 11mila correntisti, distribuiti su 636 sportelli di 175 banche ha messo in luce che questo calo dei costi, deriva dalle minor spese relative alla tenuto del dossier titoli, alla liquidazione degli interessi e all'invio di comunicazioni di trasparenza ed estratto conti.
Altre tipologie di spese fisse, invece, non sono diminuite quali ad esempio i canoni così come sono aumentati i costi variabili relativi a bonifici (specie quello allo sportello) e le spese di scrittura. Vi è poi un dato statistico da considerare, ovvero che rispetto al 2009, si è assistita ad una diminuzione dell'operatività del cliente, orientamento che però, spiegano da Bankitalia, da solo non è in grado di giustificare la diminuzione dei costi registrata. Infatti, se si ipotizzasse un numero medio di operazioni pari a quello dell'anno precedente, si otterrebbe una spesa di 111,1 euro, cioè comunque quasi un euro in più di quanto registrato.
NUOVI CLIENTI VS VECCHI CLIENTI
Bankitalia ha poi registrato una situazione che non farà di certo piacere ai clienti affezionati alle banche, infatti, stando all'indagine i conti correnti bancari aperti da meno di due anni sono più convenienti di quelli in essere da dieci anni. I miracoli del Marketing hanno fatto in modo che, la spesa spesa media dei c/c più recenti è pari a 67,7 euro al netto delle commissioni per gli utilizzi a debito, ovvero 23 euro in meno rispetto alla media. Per i correntisti con un conto più vecchio di 10 anni, il 42% del totale, la spesa sale invece a 101 euro, pari cioè a 10 euro in più rispetto alla media. Insomma sembra proprio che l'onerosità dei conti sia correlata positivamente all'anzianità del rapporto bancario.
SPESE FISSE E SPESE VARIABILI
Al netto delle commissioni pagate su scoperti e finanziamenti, spiega il rapporto, la spesa media si attesta sui 91 euro. Il 59% di questa cifra è caratterizzata dalle spese fisse, mentre il 25% da quelle variabili. Le prime sono calate di 3,9 euro a causa del taglio per l'invio di comunicazioni periodiche e per quelle relative alla trasparenza. Nel confronto con i costi medi dei conti postali, Bankitalia rileva la maggiore onerosità di alcuni servizi bancari, in particolare l'inoltro delle comunicazioni di trasparenza e le scritturazioni informatiche, che per i clienti Bancoposta sono pressochè gratuite.
Tornando ai conti correnti bancari, l'indagine rileva un aumento dei canoni base che passano da 36,5 a 38,1 euro e quelli per il bancomat (da 3,7 a 4,2 euro). Segno più anche per le spese variabili (+1,4 euro), aumento attribuibile alla crescita delle commissioni, visto che l'operatività, come abbiamo visto è diminuita.
Infine per quanto riguarda le nuove commissioni per la messa a disposizione dei fondi (seppure non comparabili con le commissioni di massimo scoperto), l'indagine rileva che sono "tendenzialmente più onerose nel caso di apertura di un fido", mentre in caso di sconfinamento "le commissioni di massimo scoperto sono maggiormente penalizzanti per i correntisti".

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