Giovedi, 23 Novembre 2017

Edilizia

WWF: Dal 1948 ad Oggi in Italia si Sono Compiuti 203 Abusi Edilizi al Giorno

ecomostro2104.gifNegli ultimi 60 anni, dal 1948 ad oggi sono stati oltre 4,6 milioni gli abusi edilizi compiuti in Italia, oltre 74 mila ogni anno, 203 al giorno. Gli alloggi abusivi oggi superano quota 1,7 milioni e sono circa 6 milioni gli italiani (un decimo della popolazione) che vivono in queste strutture.
Dati impressionanti contenuti nel libro ‘Breve storia dell’abuso edilizio in Italia’  di Paolo Berdini, docente di Urbanistica presso l’Università di Roma, Tor Vergata e consigliere nazionale del WWF.
L'Autore nel presentare il suo libro ha speso parole pesanti contro le istituzioni, sottolineando che :”La debolezza della struttura pubblica e il trionfo del Paese fai da te hanno portato alla cancellazione di fatto in Italia dello Stato: i tre condoni edilizi in 26 anni (1985, 1994, 2003) costituiscono una vicenda esemplare della sconfitta dei presidi pubblici sul territorio a tutela del paesaggio e dei beni culturali e dello sviluppo ordinato dei nostri centri urbani”.
Concetti sui quali, dati alla mano non si può che convenire, specie in considerazione del fatto che il fenomeno dell'abusivismo non rappresenta una parentesi del passato ma è sempre piuttosto attuale. Berdini ha voluto anche smontare tre luoghi comuni che cercano senza riuscirci di nobilitare l'abusivismo:

  • I condoni non portano soldi allo Stato perché su 100 euro incassati, 500 devono essere spesi per pagare i servizi pubblici indispensabili per gli insediamenti abusivi

  • Nell’Italia della ricchezza diffusa degli ultimi 50 anni è praticamente impossibile parlare di “abusivismo di necessità”.

  • L’abusivismo è diventato negli anni una parte costitutiva dell’economia nazionale, facendo arricchire un sistema di imprese che lavorano completamente in nero e sono controllate dalla criminalità organizzata.

Secondo Bernardino Romano, docente di Pianificazione urbanistica presso l’Università dell’Aquila e membro del Comitato scientifico del WWF l’indebolimento della legalità in campo urbanistico, territoriale e paesaggistico, stia portando ad un consumo incontrollato del suolo. 

Add a comment

Consumo di Suolo: Ogni Anno in Sole 4 Regioni Vengono Cancellati 10 Mila Ettari di Risorse Agricole

cantiere0804.gifNel recente rapporto Ambiente Italia 2011 abbiamo visto come nel nostro Paese ogni anno vengano consumati mediamente oltre 500 chilometri quadrati di territoriovengano
consumati mediamente oltre 500 chilometri quadrati di territorio, nella più completa indifferenza dei grandi media. Oggi, vogliamo tornare sull'argomento per presentare alcuni dati del Rapporto 2011 sul Consumo di Suolo, presentato nei giorni scorsi da Legambiente e INU edizioni.
Stando al rapporto ogni anno 10 mila ettari di territorio scompaiono sotto il cemento in solo quattro regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Sardegna. La cementificazione di circa la metà di questo suolo cancella ambienti naturali, coperti da vegetazione spontanea, un dato che riguarda soprattutto la Sardegna, dove gran parte dei nuovi edifici sorge su aree coperte da vegetazione mediterranea. Ma minore, lo stesso accade anche in Lombardia, sebbene in misura minore,  dove scompaiono sotto colate di cemento foreste collinari e di pianura.
Secondo Paolo Pileri del Politecnico di Milano, uno dei curatori del rapporto: “ad essere erose sono le risorse agricole e di biodiversità che costituiscono uno dei beni comuni più importanti, oltre ad essere un fattore competitivo nel rapporto con altri Paesi europei nei quali sono in atto da tempo politiche ambientali ed urbanistiche incisive contro il consumo di suolo e i suoi costi sociali”.
La perdita di suolo annua registrata nel rapporto dal Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo (CRCS), equivale alla scomparsa di due medie aziende agricole al giorno, un dato, definito come impressionante, se si pensa alla forte connotazione agricola del nostro Paese. Soprattutto in considerazione del fatto che la filiera alimentare rappresenta il 15% del PIL nazionale e produce esportazioni nell’ordine dei 26 miliardi annui.
Dati alla mano nella sola Lombardia le urbanizzazioni hanno già causato la perdita di un quarto delle superfici agricole produttive, complici anche le nuove rilevanti previsioni di grandi infrastrutture di trasporto stradale (es Pedemontana, Autostrada Milano - Brescia).
In proposito il presidente di Inu, Federico Oliva, ha sottolineato come il territorio italiano si stia rapidamente metropolizzando.

 

Add a comment

IN ITALIA CONSUMATI 500 KM QUADRATI DI SUOLO ALL'ANNO, MA L'ACCESSO ALLA CASA RIMANE COMPLESSO

costruzioni0402.gifIn Italia ogni anno vengono consumati mediamente oltre 500 chilometri quadrati di territorio, come se spuntasse ogni quattro mesi una città con la superficie del Comune di Milano. Questo uno dei dati emersi dal rapporto annuale Ambiente Italia, redatto dall'omonimo centro ricerche. Il paradosso, sottolinea Legambiente è che nonostante ciò, tantissime persone, soprattutto giovani, rimangono senza casa perchè non se la possono permettere.
L'associazione stima che le superfici urbanizzate in Italia siano 2,350 milioni di ettari, pari ad un estensione equivalente a Molise e Puglia messe assieme, o se preferite al 7,6% del territorio nazionale (415 metri quadri per abitante).
Negli ultimi quindici anni, precisa Legambiente il consumo di suolo è cresciuto in modo abnorme e incontrollato, senza una logica di fondo e spesso e volentieri con edifici e quartieri abusivi. In testa alle regioni con la maggior quota di superfici artificiali sul totale dell'estensione del territorio troviamo la Lombardia con il 14%, seguita dal Veneto con l’11%, dalla Campania con il 10,7%, dal Lazio e dall’Emilia Romagna con il 9%. Altre regioni come il Molise, la Puglia e la Basilicata, pur conservando un forte carattere rurale, stanno conoscendo ritmi di crescita urbanistica molto accelerati.
In generale il nostro Paese pur avendo un consumo di suolo in media con i principali Paesi Ue, si caratterizza per la mancanza di progetti metropolitani ed ambientali per quanto riguarda le periferie, che si sviluppano slegate dal contesto urbanistico, senza servizi e trasporti pubblici. Allo stesso tempo l'Italia, a differenza di altri Paesi Europei si caratterizza per una forte presenza del fenomeno dell'abusivismo edilizio che contribuisce al forte dissesto idrogeologico di molti territori. In proposito la stessa Legambiente nel rapporto Ecosistema Rischio 2010, ha rilevato che in Italia vi sono oltre 3 milioni e 500 mila cittadini esposti al pericolo di frane o alluvionein
Italia vi sono oltre 3 milioni e 500 mila cittadini esposti al
pericolo di frane o alluvione.
In più, oltre al dissesto idrogeologico, il consumo di suolo è tra i responsabili, secondo quanto dichiarato dal presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, dei problemi di: “congestione e inquinamento delle città, dell’eccessiva emissione di CO2 e della perdita di valore di tanti paesaggi italiani”. Per Cogliati Dezza è necessario seguire la via degli altri Paesi europei e contrastare il consumo di suolo attraverso precise normative di tutela e con limiti alla crescita urbana, ma anche con la realizzazione di edilizia pubblica. Esattamente il contrario di quanto adottato nell'ultimo decreto Milleproroghe che: “continua a consentire ai Comuni, per i prossimi due anni, di adoperare il 75% degli oneri di urbanizzazione per le spese correnti e incentiva, e quindi a rilasciare permessi a edificare anche laddove non sarebbero necessarie nuove costruzioni, per pagare gli stipendi dei dipendenti".

Add a comment

IL 36% DELLE SCUOLE RICHIEDE INTERVENTI DI MANUTENZIONE URGENTI, UNA SU DUE È SITA IN ZONE SISMICHE

scuolaedificio0103.gifBocciati gli edifici scolastici italiani, che nel 36% dei casi necessitano di interventi di manutenzione urgenti. Questa l'ultima fotografia scattata da Legambiente sull'edilizia scolastica italiana caratterizzata da edifici spesso non in possesso del certificato di agibilità (solo sei su 10 lo hanno) e nel 50% dei casi ubicati in aree a rischio sismico. Che gli edifici scolastici non fossero il massimo dal punto di vista della salute, lo avevamo già rilevato grazie allo studio pilota Hese, secondo cui nell'80% delle scuole si superano i livelli di PM10nell'80%
delle scuole si superano i livelli di PM10. Ma in quel caso il pessimo risultato italiano era quantomeno condiviso con altri Stati Europei, segno di un problema più generale, mentre questa volta la bocciatura è specifica e sonora.
L'indagine di Legambiente dal titolo “Ecosistema scuola 2011Ecosistema scuola 2011” e giunta all'undicesima edizione, ha preso in considerazione le scuole per l'infanzia, primarie e secondarie di primo grado di 93° capoluoghi di provincia, mostrando gravi inefficienze, dovute anche all'anzianità degli edifici. Nel 65% dei casi, infatti, le strutture scolastiche sono state costruite prima del 1974, anno dell’entrata in vigore dei provvedimenti per le costruzioni localizzate in aree sismiche. E i risultati, come si suol dire in questi casi si vedono. Un edificio su due è situato in aree a rischio sismico, il 9% è a rischio idrogeologico, l'8% è addirittura a rischio vulcanico, meno del 50% degli edifici possiede il certificato di collaudo statico e solo il 10,14%  è costruito secondo criteri antisismici
Qualche risultato sul fronte della sicurezza è stato raggiunto visto che in quasi la totalità degli edifici vengono fatte le prove di evacuazione e in più del 90% delle strutture sono presenti porte antipanico. Tuttavia, come sottolinea Legambiente, si tratta di risultati marginali, se si considerata che, oltre a quanto già riportato, solo il 35,41% delle scuole è dotato delle certificazioni di prevenzione incendi e poco più di una su due ha le scale di sicurezza.
L'indagine metti in luce poi come nonostante nel Mezzogiorno gli edifici siano sostanzialmente più giovani, il 52% delle scuole del Sud e il 53% di quelle delle isole necessitano interventi di manutenzione urgente, a fronte di una media di circa il 26% degli edifici del Nord e del Centro. Ma tra Nord e Sud esiste anche una differenza sostanziale per quanto riguarda l'investimento medio di manutenzione straordinaria che nelle regioni settentrionali risulta mediamente di 53.473 euro, mentre in quelle meridionali di 22.482 ( 27.193 euro è il valore del Centro). Ciò denota,rileva l'associazione, anche un diverso approccio politico-amministrativo nella gestione complessiva dell’edilizia scolastica. Per quanto riguarda la manutenzione ordinaria il gap tra Nord e Sud è ancora maggiore con una media di investimento pari a 12.003 euro ad edificio contro i 4.902.

 

Add a comment

10 ANNI DI LEGGE OBIETTIVO: POCO PIÙ DI UN QUINTO DELLE OPERE REALIZZATO E COSTI QUADRUPLICATI

highway2402.gifA dieci anni dal varo della legge Obiettivo che avrebbe dovuto cambiare il volto all'Italia, grazie ad un piano di infrastrutture strategiche, Legambiente ha fatto un bilancio di quanto è stato effettivamente fatto.
Da quanto è diventata operativa la Legge 443/2001, il numero delle opere strategiche è aumentato considerevolmente, passando dalle 196 del primo elenco presentato a 348. La stessa via è stata seguita dai costi, cresciuti nello stesso periodo complessivamente di oltre il 190%, col risultato che oggi con oltre metà delle opere ancora in fase di studio di fattibilità, mancano all'appello 262 miliardi di euro per la realizzazione delle sole infrastrutture di trasporto. Si ricorda in proposito che le opere trasportistiche, passate dalle 129 del piano iniziale alle 189 attuali, costituivano (e costituiscono) l'ossatura principale della legge obiettivo, richiedendo anche la fetta maggiore di risorse (341,7 miliardi di euro, pari al 95% della spesa complessiva). Va anche detto che la stima economica risulterà, all'atto pratico, sicuramente sottostimata visto che la maggior parte dei progetti è ancora in fase di studio.
Sul fronte dei tempi di realizzazione, nonostante la semplificazione delle procedure, a dieci anni di distanza solo il 21,1% delle opere del settore dei trasporti è stato realizzato (pari però all’8,6% dei costi complessivi), mentre l'11,1% è in cantiere o in gara (pari al 9,8% della spesa). Oltre la metà delle opere (il 50,9%), invece, è ancora in fase si studio, mentre il rimanente 16,9% ha superato la fase di progettazione definitiva. L'unico buon risultato raggiunti, rileva Legambiente, riguarda la velocizzazione della Procedura di Valutazione di Impatto Ambientale con 76 opere approvate su un totale di 82 quasi a totale beneficio delle autostrade (97,8% di successi). Successo a metà però, visto che all'atto pratico la maggior parte delle opere si è arenata per mancanza di risorse.
Attualmente strade e autostrade rappresentano il 41,3% delle opere (e il 45,1% delle previsioni di spesa), le ferrovie il 14,3% delle opere (e il 33,4% delle previsioni di spesa), le infrastrutture urbane il 21,7% delle opere e il 12,6% delle previsioni di spesa. A livello territoriale le opere localizzate al Nord sono 74 e rappresentano il 48,5% dei costi totali, al centro sono 54 e rappresentano il 15,4% dei costi, mentre al Sud sono 60 e rappresentano il 36,1% dei costi totali.
Complessivamente il contributo delle risorse private rispetto al programma di opere di trasporto è stato pari al 34% delle risorse disponibili e all’8% dei costi totali.
Il giudizio dell'associazione su questi dieci anni dal varo della Legge Obiettivo, è piuttosto critico, soprattutto partendo dal presupposto che il nuovo rigore imposto dall'Europa sui bilanci pubblici, difficilmente permetterà nel prossimi anni di recuperare le risorse necessarie per completare le opere. Anzi secondo Legambiente, nei prossimi dieci anni, non ci avvicineremo nemmeno ad un terzo dei 262 miliardi necessari. In più l'associazione si pone dubbi sul fatto che tutte le opere indicate siano strategiche, visto che non riguardano quasi mai le città, dove si concentra l’80% della domanda di trasporto delle persone.
Parimenti stona il fatto che la maggior parte delle opere siano localizzate al Nord, quando è proprio il sud a presentare un ritardo infrastrutturale maggiore.
In proposito il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, ha sottolineato come esiste il rischio che l'elenco di opere contenuto nella Legge Obiettivo piuttosto che :”rappresentare la soluzione ai problemi del Paese possa diventare la ragione della sua crisi”

Add a comment
  • Ecocar

  • Consigli e Guide

  • Ultime Solare

  • Eolico

  • Biomasse

Case ed Immobili 

immobili

Famiglia

famiglia

Lavoro

Lavoro

Incentivi

incentivi

Consumatori

consumatori
Facebook
Twitter
Rss
FriendFeed