Sabato, 25 Novembre 2017

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La Tariffa Bioraria e il Rapporto tra Rinnovabili e Fonti Fossili


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La tariffa Bioraria è stata una delle introduzioni più interessanti nel sistema elettrico italiano, in quanto lega il costo dell'energia elettrica pagata dai consumatori al costo della produzione dell'elettricità che varia durante i diversi momenti della giornata, in base alla domanda. Per cui i consumatori pagano meno l'energia nelle ore serali (dalle 19 alle 8) nei giorni festivi, sabati inclusi (fasce orarie 2 e 3) e di più nelle ore diurne dalle 8 alle 19 dei giorni lavorative (fascia oraria F1). Fino a gennaio di quest'anno il gap tra i costi era ridotto al 10% per volontà dell'Autorità per l''Energia Elettrica, di modo da permettere ai consumatori di adeguare i propri consumi, mentre ora i prezzi biorari applicati rappresentano integralmente il costo dell'elettricità nei vari momenti. Tendenzialmente sarebbe dovuto accadere che la forbice tra i prezzi delle varie fasce si sarebbe dovuta allargare, in favore dei consumatori più virtuosi. In realtà pare sia avvenuto il contrario.

A mettere in luce la questione è stata Qualenergia.itQualenergia.it, secondo cui i consumatori si trovano ad avere quasi annullato il vantaggio della tariffa bioraria, in quanto la differenza di costo tra le varie fasce sarebbe ormai minima. Questo perchè le fonti rinnovabili, fotovoltaico in testa, hanno abbassato il costo di picco dell'energia durante le ore diurne con il risultato di ridurre il gap con il costo delle fasce notturne.

Dall'altra parte, spiega Qualenergia.it i produttori da fonti fossili, potrebbero aver reagito ai minori guadagni che il fotovoltaico ha fatto avere loro durante il giorno, aumentando il prezzo dell'energia nelle fasi serali. Il risultato per i consumatori è che i prezzi nelle varie fasce si sono avvicinati, facendo decadere parte dei vantaggi della tariffa bioraria.
Prima dell'esplosione del fotovoltaico, riporta Qualenergia.it alla borsa elettrica si registravano due picchi di prezzo, uno verso le 11 di mattina, l'altro verso le 18-20. Ora il picco delle 11 è praticamente scomparso, mentre si è alzato quello serale. Tra il 2008 e il 2012 il picco serale è passato da 120 €/MWh a 175 €/Mwh.
Non è possibile sapere se dietro questo aumento ci sia effettivamente il comportamento dei produttori da fonti fossili che cercano di rifarsi dei guadagni persi a causa del fotovoltaico, che spesso fa tenere loro le centrali spente, quello che è certo è che i consumatori si trovano ad essere svantaggiati da una tale situazione. Quando fu pensata la tariffa bioraria, la differenza di prezzo dell'elettricità alla borsa elettrica tra le fasce F1 ed F2-F3 era del 30%, mentre oggi è scesa sotto il 4%, spiega Mauro Zanini di Federconsumatori. Ciò significa che i vantaggi per i consumatori virtuosi che consumano energia nelle ore notturne sono minori e tendono costantemente ad assottigliarsi. Il che oltre ad avere un effetto deterrente verso comportamenti di consumo virtuosi ha effetti anche sull'ambiente. L'Autorità per l'Energia Elettrica aveva stimato, infatti, che se l'insieme delle famiglie italiane avesse spostato il 10% dei consumi nelle fasce del giorno più favorevoli, si sarebbe ottenuta una riduzione di 450 mila tonnellate l'anno di CO2 e si sarebbero risparmiati 9 milioni di euro l'anno per minori emissioni, circa 80 milioni come costo per combustibile e oltre 120 milioni come costi di impianto.
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