Lunedi, 18 Dicembre 2017

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EOLICO: 67 MILA POSTI DI LAVORO AL 2020, MA OCCORRONO CERTEZZE SUGLI INCENTIVI E SEMPLIFICAZIONI


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Nei giorni scorsi abbiamo visto nel volume del Gse “L’eolico. Rapporto statistico 2009”volume
del Gse “L’eolico. Rapporto statistico 2009”, il buono stato di salute dell'energia eolica in Italia, con una crescita del 35% dell'energia prodotta nell'ultimo anno. Buone appaiono anche le prospettive per il futuro di questa fonte rinnovabile, quantomeno secondo i dati riportati nel congresso “Eolica Expo Mediterranean”, la più importante fiera italiana del settore, tenutasi nell'ambito della fiera ZeroEmission Rome.
Sul fronte lavorativo il segretario generale dell’Anev (associazione nazionale dell’energia del vento), Simone Togni, ha sottolineato che nel 2020 il totale degli impiegati nel settore, secondo alcune stime potrebbe raggiungere le 67mila nuove unità. Attualmente l'eolico in Italia da lavoro a 25mila persone, di cui 9mila direttamente impiegate nella produzione e 16mila nell'indotto.
Il vice presidente dell'Anev, Rainer Karan, ha, poi sottolineato come per ogni MW installato si creino più posti di lavoro nell'eolico, rispetto all'energia prodotta con il nucleare o il carbone. Dati confermati anche dal presidente di Ises Italia (International Solar Energy Society), Giovanni Battista Zorzoli, secondo cui nel 2009, nel mondo, il numero di occupati diretti nel settore eolico ha per la prima volta superato il numero totale dei lavoratori impiegati nelle miniere di carbone.
In più i nuovi posti di lavoro connessi al settore dell'eolico (e delle rinnovabili ) hanno il pregio di non dover avere legami con le grandi città o con il tessuto industriale, ma possono nascere anche in zone di provincia o non molto sviluppate economicamente come ad esempio il Mezzogiorno, che, come ha ricordato anche il rapporto Svimez, rappresenta una zona ideale per investire nelle rinnovabilirapporto
Svimez, rappresenta una zona ideale per investire nelle rinnovabili.
Un settore, quello dell'eolico, florido che, nonostante le difficoltà normative, soprattutto a livello regionale e burocratiche, continua a crescere e nel 2010 aggiungerà poco meno di mille MW ai 5 mila già installati, in linea con il trend di crescita degli ultimi anni. Un trend che segue le linee definite nel Piano di Azione Nazionale per lo sviluppo delle rinnovabiliPiano
di Azione Nazionale per lo sviluppo delle rinnovabili, che, come abbiamo visto, appare sottostimato rispetto alle potenzialità del settore. Secondo il Piano il nostro Paese dovrebbe passare dal 2005 al 2020 ad una quota del 74% di energia prodotta da fonti non rinnovabili, rispetto all'84% attuale. In questa fase l'eolico passerà dall'attuale 1% sul mix energetico al 5% del 2020. Una crescita notevole, ma come sottolineato da Jacopo Moccia dell’Ewea, inferiore rispetto a quanto progettano di fare altri Paesi europei come la Spagna, la Francia, la Grecia o il Portogallo.
Per uno sviluppo migliore dell'eolico, andrebbero oltre che superati i limiti normativi anche risolvere i problemi tecnici legati agli allacciamenti e agli iter autorizzativi, che, come sottolinea Togni, l’Europa fissa in un massimo di 180 giorni, ma che in Italia durano invece fino a 4 anni.

 


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Oltre a questo ovviamente andrebbe chiarito definitivamente e reso stabile il quadro degli incentivi, unica possibilità di garantire investimenti duraturi nel settore. Attentati al sistema come quello della cancellazione dell'obbligo di ritiro dell'eccesso dei certificati verdicancellazione dell'obbligo di ritiro dell'eccesso dei certificati
verdi, proposto nella prima bozza della manovra e poi caduto in fase di approvazione, rappresentano degli imprevisti che possono mettere in crisi il settore. Infine è necessario che sull'eolico si faccia chiarezza su temi come l'impatto ambientale dei parchi eolici e sui danni provocati agli animali dalle pale. Togni sottolinea a tal proposito che esistono studi, come quelli presentati dallo Us Fish and Wildlife Service (il servizio sulla fauna selvatica degli Stati Uniti) che documentano l’impatto dell’eolico sulla fauna e sugli uccelli in particolare, per cui sono molto più pericolosi gli edifici, le linee ad alta tensione, i pesticidi, i veicoli e perfino i gatti, per non parlare dei cacciatori (dati dello Us Fish and Wildlife Service, il servizio sulla fauna selvatica degli Stati Uniti)

  [Via: Zeroemission.tvZeroemission.tv ]


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