Mercoledi, 16 Ottobre 2019

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L’Italia Punta Sulla Fusione a Freddo per Produrre Energia


fusione nucleare, Fast, Enea,

La fusione nucleare a freddo è sempre stato il sogno degli scienziati di tutto il mondo. Per ora si può produrre energia solo con la fissione, ossia con il processo caratterizzato dalla scissione forzata degli atomi. Per intenderci, è il fenomeno sul quale sono basate le centrali nucleari, quello che produce tante scorie e radiazioni. La fusione nucleare, invece, avviene quando gli atomi, anziché spezzarsi, si uniscono tra di loro. E’ un traguardo importantissimo perché non produrrebbe scorie e, soprattutto, perché creerebbe tanta, tanta energia. La fusione nucleare, infatti, è un fenomeno che accade tutti i giorni, praticamente sotto gli occhi di tutti: è il principio di funzionamento delle stelle, e quindi anche del nostro sole.
Il problema più grosso è che ancora l’umanità non possiede la tecnologia adatta a controllare e gestire il processo di fusione nucleare. Ma forse ci sta arrivando, o quantomeno è sulla strada giusta.

In particolare, ci potrebbe arrivare l’Italia, che è all’avanguardia negli studi sull’argomento. A inizio marzo, i ricercatori universitari e gli scienziati dell’Enea impegnati nella fusione nucleare si sono riuniti a Frascati per discutere del progetto Fastprogetto Fast, che porterà alla realizzazione del primo reattore nucleare a fusione. Affinché la cosa vada in porto, sono necessari i contributi dello Stato, calcolabili in circa 350-400 milioni. Un’inezia, in confronto ai benefici che porterà, ma comunque un ostacolo visto che siamo in periodo di risparmi per colpa della crisi.

Un ulteriore problema è il ‘fiato sul collo’ degli altri paesi. In dettaglio: Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Francia, Germania. Tutti uniti dal progetto Iter, che ha appunto lo stesso scopo del ‘cugino italiano’ Fast. A dire il vero, all’Iter ci lavora anche l’Italia. Ma allora qual è lo scopo di questo duplice impegno? Il Fast non rischia di essere pleonastico rispetto al’Iter, visto che quest’ultimo gode di fondi ben più sostanziosi? Alla domanda ha risposto, a Il Sole 24 Ore, Aldo Pezzuto, esponente di spicco dell’Enea: “Il progetto Fast serve come supporto all’Iter, ma anche per mantenere e rafforzare l'eccellenza italiana in questo campo”.
La strada per ricavare energia dalla fusione nucleare è ancora molto lontana: dopo l’Iter e il Fast, servirà un progetto ancora più grande (si stimano 10 miliardi di investimenti necessari) per ottimizzare il reattore. In tutto ci vorranno una quarantina di anni. Giusto in tempo per il 2050, anno in cui, per convenzione e un po’ per previsione, le fonti energetiche tradizionali (quelle fossili) saranno quasi esaurite.
Sono fiducioso che, poco dopo la metà del nostro secolo, la prospettiva dell’energia da fusione nucleare diventerà percorribile, naturalmente se i governi continueranno a sostenerci con convinzione” ha dichiarato al Corriere della Sera Federico Romanelli, direttore e European Fusion Development Agreement (EFDA), impegnata nel progetto Iter.
 
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