Mercoledi, 16 Ottobre 2019

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Terremoti: Prevederli e Studiarli Col GPS


terremoti, GPS, Nasa

Negli ultimi anni la Terra ha tremato più volte in diversi angoli del pianeta dimostrando la forza devastante della natura. Dal terremoto del L’Aquila a quello del Giappone, da quello del Cile a quello di Haiti etc.
L’impotenza dell’uomo di fronte a queste calamità naturali spinge spesso a domandarsi se è possibile prevedere un terremoto (una polemica sull’argomento era sorta anche tre anni fa dopo il terremoto in Abruzzo) o quantomeno limitarne i danni intervenendo in modo specifico al primo segnale.
Nei giorni scorsi la NASA ha annunciato la sperimentazione di un innovativo sistema GPS potenzialmente in grado di individuare con precisione la posizione di eventi sismici verificatisi negli Stati Uniti occidentali.
L’utilizzo del sistema satellitare GPS nell’analisi dei rischi permette di ridurre notevolmente i tempi necessari per l’individuazione del terremoto e di fornire stime più accurate.  

Il sistema si chiama READI, acronimo di Real-time Earthquake Analysis for Disaster (Mitigation Network), ovvero Analisi in tempo reale dei terremoti. Lo strumento confronta infatti in simultanea i dati GPS da più di 500 stazioni distribuite in California, Oregon e Washington per localizzare con esattezza la posizione e accertare parametri importanti come ad esempio l’ampiezza della rottura di faglia.

Il sistema READI prevede lo stesso meccanismo anche in caso di tsunami.
L’origine del progetto risale al 2004: l’idea nasce dalla collaborazione tra i ricercatori dell’Università della California a San Diego, l’Università di Washington, l’Università del Nevada a Reno, la Cal Tech, l’UNAVCO e l’Università della California a Berkeley.
Se READI dovesse dimostrarsi efficiente potrebbe senza dubbio avere applicazioni importanti e rendere più tempestive le localizzazioni e lo studio di eventi sismici. Un intervento quanto più solerte possibile potrebbe essere utile soprattutto in caso di terremoti o tsunami con magnitudo superiore a 6,0 concedendo il tempo di organizzare evacuazioni e soccorsi. 
L’obiettivo è quello di offrire un sistema di monitoraggio affidabile soprattutto in zone particolarmente a rischio, come la zona del 'Ring of Fire' nel Pacifico. Il rilevamento GPS è stato già sperimentato per il terremoto di Sumatra del 2004. Terminata la fase attuale di sperimentazione, i ricercatori si augurano che il sistema READI possa essere usato presso le agenzie di rilevazione delle catastrofi naturali degli USA. E da lì potrebbe essere esteso al resto del mondo.
 
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Gonzalo DénizGonzalo Déniz by flickr


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