Mercoledi, 16 Ottobre 2019

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Frane e Alluvioni: Si Investe Nel Sistema Dei Soccorsi Ma Non Nella Prevenzione Dei Rischi


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Anche quest'anno purtroppo alcuni territori d'Italia hanno avuto a che fare con frane e alluvioni, un dato triste che impressiona noi ma che non dovrebbe stupire gli amministratori locali e regionali. Questo perchè, secondo dati Ispra negli ultimi 80 anni in italia si sono verificate 5400 alluvioni e 11 mila frane, con 70 mila persone coinvolte e oltre 15 miliardi di euro di danni, registrati solo negli ultimi 20 anni. Dati che non si possono più ignorare e testimoniano il rapporto stretto tra dissesto idrogeologico e territorio italiano. Anche Legambiente ha indagato sulla questione nel suo rapporto annuale Ecosistema rischio, nel quale emerge che oltre 5 milioni di persone sono esposte al pericolo frane e alluvioni, molte di più di quanto previsto nel rapporto dello scorso anno.

L'indagineindagine realizzata da Legambiente con la collaborazione della Protezione Civile è andata a monitorare le attività di prevenzione realizzate nelle amministrazioni comunali classificate a rischio idrogeologico (6.663 in Italia) e soprattutto in quello più a rischio (oltre 1.500).
L'85% di questi ultimi comuni (1.121) rilevano la presenza nel territorio di abitazioni in prossimità degli alvei e in zone a rischio frane, inoltre il 56% dei comuni presenta fabbricati in zone a rischio e il 31% (quasi uno su tre) anche intere quartieri. Vi è poi un comune su cinque che ha strutture pubbliche di rilevanza sociale in queste zone a rischio mentre più di uno su quattro vi ha costruito strutture turistiche e commerciali. Purtroppo nonostante questi numeri che come anticipato riguardano 5 milioni di persone che vivono in zone a rischio, meno di un'amministrazione su tre ha agito attivamente per mitigare il rischio idrogeologico.

Da questo punto di vista è migliore l'organizzazione del sistema locale di protezione civile, che nell'82% dei comuni intervistati ha predisposto un piano di emergenza da attuare in caso di frana, anche se questo ovviamente è un intervento di messa in sicurezza dopo il fatto avvenuto e non uno strumento di mitigazione del rischio o di prevenzione.
Questo è il grosso limite italiano nell'affrontare il rischio idrogeologico, si investono (giustamente) molte risorse per il funzionamento della macchina dei soccorsi e per il risarcimento dei danni, ma non si investe abbastanza in termini di prevenzione e “manutenzione” del territorio, ad esempio in prossimità dei corsi d'acqua. A ciò si aggiunge una forte mancanza di senso civico che porta alla realizzazione di fabbricati abusivi in aree di rischio, aumentando i pericoli di dissesto del territorio.
Per quanto riguarda gli interventi di manutenzione dei corsi d'acqua, il 69% dei comuni interpellati da Legambiente dichiara di farlo e il 70% di aver realizzato opere per la messa in sicurezza dei fiumi o di consolidamento dei versanti franosi. Ciò è sicuramente una cosa positiva, tuttavia sottolinea il rapporto questi interventi devono essere eseguiti sulla base di studi per valutarne l'impatto su scala di bacino, altrimenti in molti casi rischiano di accrescere la fragilità del territorio.
Un aspetto in cui invece si fa poco è quello di delocalizzare dove possibile le strutture a rischio, infatti solo il 4% dei comuni (56) ha intrapreso azioni di delocalizzazione di abitazioni esposte a maggior rischio e solo nel 2% dei casi si è provveduto con interventi analoghi sui fabbricati industriali.
 
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