Martedi, 14 Agosto 2018

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GRAZIE A RINNOVABILI ED EFFICIENZA ENERGETICA L'EUROPA PUÒ FARE A MENO DEL NUCLEARE IN TEMPI BREVI


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Nei giorni scorsi è stato il WWF a smontare quattro miti sul nucleare e ad immaginare un futuro energetico per l'Italia basato sulle rinnovabilismontare
quattro miti sul nucleare e ad immaginare un futuro energetico per
l'Italia basato sulle rinnovabili, oggi è toccato a Greenpeace rincarare la dose e ipotizzare una via d'uscita per l'Europa dall'era del Nucleare. Secondo l'associazione, infatti, il vecchio continente può rapidamente rimpiazzare i propri reattori nucleari presenti sul territorio con fonti energetiche rinnovabili, facendo a meno anche del carbone con un contestuale aumento dell’efficienza energetica. Ma veniamo ai calcoli.
L'Energia nucleare, riferisce Greenpeace, fornisce oggi il 16% dell’energia elettrica europea (in Italia, circa l’1,5% tramite importazioni) ma considerando anche i consumi non elettrici si arriva a poco meno del 6% del fabbisogno energetico europeo. Nell’Unione Europea, la capacità nucleare, in termini di potenza installata è diminuita di 7,6GW nell’ultimo decennio mentre nel frattempo sono stati installati oltre 100GW di rinnovabili. Ora secondo lo scenario Energy [R]evolution sviluppato dall'associazione con il Centro Aerospaziale Tedesco è possibile rimpiazzare già entro il 2015 i 48 reattori costruiti in Europa prima del 1980 (con una capacità complessiva di 34,7GW). Per far questo è necessario incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili e aumentare l’efficienza energetica. Entro il 2020 sarà poi possibile chiudere 73GW di vecchi aumentando l’obiettivo di riduzione delle emissioni dal 20% al 30%. Ricordiamo in proposito che la nuova Roadmap 2050 predisposta dalla Commissione EuropeaRoadmap
2050 predisposta dalla Commissione Europea prevede al 2020 una riduzione delle emissioni di almeno il 25% rispetto ai valori di riferimento del 1990.
Ma si tratta della solita sparata ecologista che sta in piedi solo sulla carta?
Sembrerebbe proprio di no, visto che in Germania, dopo l'incidente nucleare avvenuto in Giappone, è stato possibile chiudere immediatamente sette reattori senza nessuna conseguenza per l'approvvigionamento energetico del Paese. Anzi l'Agenzia Ambientale Tedesca (UBA) ha confermato che la rapida eliminazione di questi reattori può essere realizzata senza un aumento delle emissioni di CO2 e senza usare centrali a carbone. Inoltre l’UBA sostiene che la Germania può uscire completamente dal nucleare entro il 2017. Contestualmente l’Associazione tedesca delle Industrie Rinnovabili (BEE) ha dichiarato che le energie rinnovabili sono pronte a fornire il 47% dell’energia elettrica della Germania al 2020, compensando tranquillamente, quindi, la chiusura delle centrali nucleari.


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E I COSTI?
Secondo lo scenario Energy [R]evolution, un sistema energetico europeo interamente basato sulle rinnovabili richiederebbe un totale di 1.800 miliardi di euro di investimenti addizionali nel settore energetico fino al 2050. Nello stesso tempo però porterebbe a risparmi sui carburanti nell’ordine di 2.600 miliardi e a risparmi elettrici quantificabili in 132 miliardi di euro l'anno rispetto allo scenario “business as usual” con nucleare e carbone.
Senza dimenticare i risvolti occupazionali di questo tipo di rivoluzione. In concreto Greenpeace stima che al 2020 potrebbero esserci 940 mila nuovi posti di lavoro, numero che potrebbe salire a 1,2 milioni di unità al 2030. Perciò l'occupazione persa chiudendo le centrali nucleari e a carbone sarebbe più che compensata da quella in tal modo generata. Ricordiamo in chiusura che già lo scorso anno Greenpeace aveva ipotizzato un sistema elettrico alimentato prevalentemente da energie rinnovabili (per il 90%).

sistema
elettrico alimentato prevalentemente da energie rinnovabili (per il
90%).
[Via: GreenpeaceGreenpeace ]

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