Martedi, 19 Giugno 2018

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Il Mediterraneo Italiano una Risorsa da 9 Miliardi di Euro l'Anno


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Il mare italiano che bacia la Penisola è una delle più grandi risorse del nostro Paese. A certificare questa peculiarità è il rapporto “Ecosistemi marini mediterranei: il valore economico dei benefici ambientali” elaborato dal Plan Bleu, l'organismo del Programma ambiente mediterraneo delle Nazioni Unite (Unep/Map), secondo cui il “valore del mediterraneo italiano” è stimabile in 9 miliardi di euro l'anno.
Si tratta di un patrimonio enorme fatto di praterie marine e ricchezza di biodiversità ma anche qualità del paesaggio, depurazione naturale dell'acqua e mantenimento delle coste, elementi legati agli ecosistemi del mare sensibili di valutazione economica.
Stando al rapporto l'Italia vanta oltre un terzo ,della ricchezza prodotta dai servizi ambientali forniti dal mare (stimata in 26 miliardi di euro l'anno), il 35% del totale, più del doppio della Grecia o della Spagna. Dati che portano l'Italia a poter vantare il primato di paese mediterraneo con la maggiore quantità di servizi ambientali offerti dal mare. Inoltre le 26 aree marine protette già istituite nel nostro paese tutelano una parte importante del valore anche economico attribuibile ai servizi ambientali. Infatti nei loro 360 mila ettari di mare si concentra una parte importante di questo patrimonio, capace di produrre beni per almeno 36 milioni di euro l'anno, secondo il calcolo elaborato dal Plan Bleu.
Il rapporto è stato presentato nel corso del convegno "Una BlueEconomy per il Mediterraneo: una nuova alleanza tra natura e tecnologie low carbon" nello Yacht Med Festival organizzato a Gaeta dalla Camera di Commercio di Latina. E proprio il presidente della Camera di Commercio, Vincenzo Zottola, ha sottolineato come "La 'Blu Economy' si basa su una nuova possibile alleanza tra conservazione dell'ambiente marino e costiero e sviluppo di tecniche innovative, ad alto contenuto tecnologico e a basso impatto ambientale, in tutti i campi della vita quotidiana”. Ragione per cui il convegno ha puntato i riflettori su temi quali lo sviluppo delle rinnovabili, l'abitare sostenibile, la crescita di imprese ad alta innovazione e sulle metodologie innovative di assorbimento dei gas serra prodotti. Strumenti definiti come indispensabili per alleggerire la pressione crescente a cui sono sottoposte le coste del Mare Nostrum.


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E sui quali deve essere centrale il contributo dell'imprenditoria che deve essere non solo attenta alle ragioni dell'ambiente ma pronta anche a fornire soluzioni avanzate e pulite. É questa l'unica direzione possibile nella definizione di uno sviluppo sostenibile applicato ai territori, soprattutto nella fascia costiera che è il luogo di maggiore pressione antropica nei paesi mediterranei. Infatti, la popolazione litoranea del Mediterraneo ammontava a 148 milioni già nel 2005, su un totale di abitanti dei paesi rivieraschi di 420 milioni. A queste cifre va aggiunto il numero crescente di turisti internazionali: si è passati, nelle regioni del Mediterraneo, dai 58 milioni del 1970 agli oltre 228 milioni del 2002. E, secondo le proiezioni, si arriverà a 346 milioni nel 2020. Una presenza che è concentrata per circa l'80% nel periodo compreso tra maggio e settembre.
Per cui la ricetta passa per più fonti rinnovabili con un minor impatto paesaggistico e per Più strutture di turismo e abitazioni sostenibili, senza dimenticare la necessità di una riduzione delle emissioni di carbonio.

 

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