Mercoledi, 22 Maggio 2019

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Nucleare e Riduzione Delle Emissioni: il Ministero Dell'Ambiente è Retto è da un Anti-Ambientalista?


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Corrado Clini, ministro dell’Ambiente del governo Monti s’è fatto notare fin dalle prime ora dopo l’insediamento e non solo per il suo alto profilo tecnico. Alla radio della Rai ha confessato il suo debole per il nucleare. Confessione che, sebbene pronunciata nella forma più innocua possibile (“Dico sì al nucleare, a certe condizioni”), è suonata a tutti come una presa di posizione chiara, quasi una sorta di annuncio del programma ministeriale. Le critiche, ovviamente, non si sono fatte attendere. I Verdi, in prima fila, hanno giudicato inaccettabili le parole del neoministro, contrarissimi le associazione ambientaliste e le forze politiche che avevano sostenuto il referendum del giugno 2011.

Non è un caso: quel referendum mise una pietra sopra ai sogni nuclearisti del centrodestra e anche a quelli di Clini, se anche per lui di sogno si tratta. L’affermazione è incerta perché Clini, quasi immediatamente, ha fatto un passo indietro e ha rettificato il suo sì al nucleare con un ‘no’ che, a posteriori, a molti è sembrato frutto non di reale convincimento bensì delle circostanze. Circostanze che erano, e sono tuttora, un’intera società civile contro il nucleare, vuoi per la paura per il disastro di Fukushima, vuoi per rispetto dello strumento referendum, vuoi per ideali ambientalisti. Ecco le parole di Clini pronunciate nei giorni seguenti: “Il risultato del referendumè sacro e va assolutamente rispettato. la possibilità di studiare gli sviluppi del nucleare non riguarda l'Italia come sede di impianti, ma come Paese che partecipa alle linee disviluppo di nuove tecnologie”.

Un sì anacronistico e un no praticamente secco a distanza di qualche giorno. A quale Cini bisogna credere? A quello nuclearista o a quello ambientalista? Qual è la suo reale profilo? Per scoprirlo è necessario andare un po’ indietro con gli anni, in assenza di un contesto fortemente indirizzato di questi mesi (influenzato anche dalla vicenda Fukushima).
A giudicare da eventi accaduti una decina di anni fa il "vero" Clini appare come un anti-ambientalista. Sia chiaro: non intendo dire che sia contro la salvaguardia del pianeta, ma solo che le sue azioni rispecchiano un credo che è in disaccordo con la ‘politica verde’ che la policy ha maturato in questo ventennio. Un esempio su tutti è il suo atteggiamento nei confronti del protocollo di Kyoto: sempre critico, se si guardano alcune azioni che all’epoca non furono notate dal grande pubblico. Nel 2001, quando era direttore generale al Ministero dell’Ambiente del governo Amato, scrisse una lettera nel quale chiedeva al futuro ministro Matteoli un’apertura del dialogo con gli Usa in chiave anti-Kyoto. Qualche anno dopo, nel 2005, criticò durante un convegno il Protocollo di Kyoto, giudicandolo inefficace soprattutto a causa del mezzo primo di salvaguardia dell’ambiente, la riduzione delle emissioni di C02. Infine, nel 2007, scrisse un articolo sulla rivista Aspen Istitute (il titolo è ‘Ecocatastrofismo) nel quale si scagliava contro l’Unione Europa a causa della sua rigidità riguardo le emissioni di Co2.
A questo punto, è lecito pensare che la nomina di Corrado Clini a ministro dell’Ambiente sia stata pensata non solo su presupposti ‘tecnici’ bensì anche politici. Il giornalista Vittorio Malagutti ha fotografato così la situazione: “Un ministero dell’Ambiente affidato a un “tecnico” in perenne polemica con gli ambientalisti è la quadra perfetta da larghe intese. Clini è l’uomo giusto, almeno da questo punto di vista”.
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