Martedi, 17 Ottobre 2017

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Il 22% Delle Famiglie Non Ha Redditi Sufficienti per Coprire i Consumi


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Che la crisi abbia fatto molto più male alle famiglie italiane che a quelle degli altri Paesi avanzati è oramai un dato di fatto accertato da più fonti. L'ultima conferma sull'argomento è arrivata dal vice direttore generale di Bankitalia, Anna Maria Tarantola, intervenuta al Convegno "La famiglia un pilastro per l'economia del Paese" in cui ha sottolineato come nella fase acuta della recessione (biennio 2008-2009) i redditi familiari italiani siano caduti dell'4% a fronte di una contrazione del Pil di quasi il 6%. Un dato particolare, in quanto nella maggior parte degli altri Paesi avanzati nonostante il calo del Pil si è assistito ad una crescita del reddito disponibile lordo reale delle famiglie. La conseguenza di una tale situazione è che in Italia si è assistito ad una riduzione della capacità di risparmio delle famiglie, che hanno dovuto utilizzare parte della ricchezza accumulata per far fronte alle difficoltà economiche correnti.  

Nello specifico nel 2010 è aumentata al 22% la quota di famiglie che dispongono di un reddito insufficiente per coprire i consumi, percentuale che sale a più del doppio per le famiglie a basso reddito. Una situazione che ha portato ad una maggiore disuguaglianza e all'aumento delle famiglie in condizione di povertà di circa un punto in media, e addirittura di 5 punti percentuali per le famiglie giovani.

Soprattutto quest'ultime hanno pagato il prezzo più salato della crisi e che si trovano ancora oggi a fare i conti con i livelli di incertezza più elevati. Il reddito dei genitori, ha spiegato il vice direttore generale di Bankitalia, è stato in molti casi l'unico sostegno per i componenti più giovani, tanto che secondo i dati presentati, nel periodo peggiore della crisi circa 480 mila famiglie hanno sostenuto almeno un figlio convivente che aveva perso il lavoro nei dodici mesi precedenti.
La crisi ha reso ancora più forte la dipendenza dei giovani dalla famiglia di origine, riducendo la propensione ad intraprendere percorsi di via autonomi, creandosi una nuova famiglia, mettendo al mondo un figlio o anche solo partecipando più attivamente alla vita economica e sociale del Paese.
Nella media le famiglie italiane appaiono ancora ricche, con un rapporto tra ricchezza netta e reddito pari a 8 volte (dato 2010), dato in linea con quello di Francia e Regno Unito e superiore a quello di Germania e Stati Uniti. Il problema è la forte disomogeneità nella distribuzione della ricchezza che risulta più concentrata del reddito.
Nel biennio 2008-2010 è poi diminuita la quota di famiglie indebitate di 3 punti percentuali (dal 24% al 21%), dato che è dipeso soprattutto dalle difficoltà di accesso al credito presso i canali bancari, tanto che è cresciuta la percentuale di famiglie che non ha ottenuto il credito richiesto (poco più di un quarto nel 2010, vale a dire più del doppio rispetto ai dati pre crisi).
Il livello di indebitamento delle famiglie rimane comunque basso, visto che i debiti finanziari rimangono, in rapporto al reddito disponibile, di un terzo più bassi rispetto al dato medio dell'area euro ( 66% contro il 99%).
 
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