Sabato, 17 Agosto 2019

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Cala la Ricchezza Delle Famiglie, Che Rimane Però Sempre Troppo Concentrata Nelle Mani di Pochi


ricchezza famiglie, abitazioni, attività finanziarie

La crisi economica ha eroso e continua ad erodere la ricchezza netta degli italiani che dal 2007 al 2010 è calata del 3,2%, mentre tra la fine del 2009 e la fine del 2010  si è ridotta dell'1,5%. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal dal supplemento al bollettino statistico della Banca d'Italiasupplemento al bollettino statistico della Banca d'Italia, dedicato proprio alla ricchezza delle famiglie italiane. In termini numerici la ricchezza netta delle famiglie, ovvero la somma delle attività' reali (abitazioni, terreni, ecc.) e di quelle finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.), al netto delle passività' finanziarie (mutui, prestiti personali, ecc.), era pari alla fine del 2010 a 8.640 miliardi di euro. Il valore lordo raggiungeva i 9.525 miliardi di euro, pari cioè a circa 400 mila euro in media a famiglia.

Le attività reali, rappresentavano il 62,2% delle ricchezza lorda, mentre quelle finanziarie il rimanente 37,8%. Le passività finanziarie rappresentavano il 9,3% delle attività complessive, pari a 887 miliardi di euro. L'84% del totale delle attività reali delle famiglie fa riferimento alle abitazioni, la cui ricchezza complessiva complessivo ha raggiunto, secondo le stime della Banca d'Italia i 4.950 miliardi di euro, alla fine del 2010 (in media pari a poco più di 200 mila euro a famiglia). In termini nominali tale valore è cresciuto dell'1% rispetto all'anno precedente (circa 48 miliardi), un dato molto inferiore rispetto al tasso medio del periodo 1995-2009 (pari al 5,9%), mentre in termini reali la ricchezza in abitazioni è diminuita di mezzo punto percentuale.
Per quanto riguarda le attività finanziarie alla fine del 2010, il 43,2% era detenuto in obbligazioni private, titoli esteri, prestiti alle cooperative, azioni e altre partecipazioni e quote di fondi comuni di investimento. Il contante, i depositi bancari e risparmio postale rappresentavano però il 30% del complesso delle attività finanziarie.

Le famiglie non sembrano molto convinte degli investimenti in titoli pubblici, visto che la quota investita direttamente risultava pari solamente al 5% ed in calo di quasi un punto percentuale rispetto all'anno precedente (stessa riduzione si è registrata anche per la ricchezza detenuta in azioni e partecipazioni). La tendenza delle famiglie pare essere quella di una ricomposizione dei portafogli verso forme di investimento più liquide, quali depositi in conto corrente e risparmio postale.
A fine 2010 le passività finanziarie delle famiglie erano costituite per il 41% da mutui per l'acquisto dell'abitazione, segue l'indebitamento per esigenze di consumo (13,6%) e le rimanenti forme di prestiti (20%), mentre I debiti commerciali e gli altri conti passivi costituivano circa il 21% delle passività .

RICCHEZZA CONCENTRATA
La banca d'Italia conferma il dato, espresso recentemente anche dall'Ocse, di una ricchezza scarsamente distribuita quanto invece piuttosto concentrata. Sono molte le famiglie che nel nostro Paese detengono livelli modesti o nulli di ricchezza mentre poche famiglie dispongono di ricchezze elevate. Il numero di famiglie con una ricchezza netta negativa, alla fine del 2008 era pari al 3,2%.  Alla stessa data, sottolinea il bollettino, la metà più povera delle famiglie deteneva il 10% della ricchezza totale mentre, il 10% più ricco deteneva quasi il 45% della ricchezza complessiva.

CONFRONTO INTERNAZIONALE
Nel confronto internazionale le famiglie italiane mostrano un'elevata ricchezza, pari a 8,3 volte il reddito disponibile (dato 2009) contro le 8 volte del Regno Unito, le 7,5 volte della Francia, le 7 del Giappone, le 5,5 del Canada e le 4,9 degli Stati Uniti. Inoltre risultano relativamente poco indebitate con il totale dei debiti pari all'82% del reddito disponibile contro il 100% di Francia e Germania, il 130% di Giappone e Stati Uniti e il 170% del Regno Unito.

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