Giovedi, 23 Novembre 2017

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ISTAT: IL 10,8% DELLE FAMIGLIE È RELATIVAMENTE POVERO,MENTRE 1162 SONO IN STATO DI ASSOLUTA POVERTÀ


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Istat: il 10,8% delle Famiglie è Relativamente Povero, Mentre 1162 Sono in Stato di Assoluta Povertà | Spesa per Consumi |

L'istat ha pubblicato oggi i dati relativi alla povertà relativa ed assoluta delle famiglie italiane, sulla base dei dati raccolti dall'indagine sui consumiindagine
sui consumi condotta su un campione di circa 23mila famiglie nel 2009. Per definire i livelli di povertà l'Istat considera la cosiddetta linea di povertà. Si tratta di un valore che individua la spesa per consumi al di sotto la quale una famiglia viene definita povera in termini relativi, ed è funzione della spesa media mensile per persona. Nel 2009 questa linea di povertà è risultata pari a 983,01 euro, di circa 17 euro (-1,7%) inferiore rispetto a quella del 2008. Questo è dovuto al fatto che la spesa per consumi ha mostrato, come abbiamo visto, una flessione in termini reali, particolarmente evidente tra le famiglie con livelli di spesa medio-alti. La povertà assoluta viene calcolata, invece, sulla base di una soglia di povertà che corrisponde alla spesa mensile necessaria per acquisire il paniere di beni e servizi che, nel contesto italiano, sono considerati essenziali a conseguire uno standard di vita minimamente accettabile. Il valore di questa soglia varia per dimensione e composizione per età della famiglia, oltre che per ripartizione e ampiezza demografica del comune di residenza. Le famiglie al di sotto di tale soglia vengono classificate come assolutamente povere


PRINCIPALI RISULTATI
Nel 2009 l'incidenza della povertà relativa risulta pari al 10,8% delle famiglie, mentre quella assoluta risulta del 4,7%. Valori che risultano sostanzialmente stabili rispetto all'anno precedente. Questo secondo l'Istat è dovuto al fatto che il calo dell'Occupazionecalo
dell'Occupazione ha colpito per l'80% i giovani, in particolare quelli che vivono nella famiglia di origine col risultato di vederne mitigati gli effetti sugli indici di povertà. Due importati ammortizzatori sociali sono intervenuti ad alleggerire la situazione sulle famiglie causata dalla crisi. Nello specifico la famiglia ha protetto i giovani che hanno perso l'occupazione e la cassa integrazionecassa
integrazione ha protetto genitori dalla perdita del lavoro (essendo i genitori maggioritari tra i cassaintegrati).


LA POVERTÀ RELATIVA
In Italia, rileva l'Istat, le famiglie in condizioni di povertà relativa sono state, nel 2009, 2 milioni 657 mila pari al 10,8% delle famiglie esistenti, ovvero 7 milioni 810 mila individui poveri, il 13,1% dell’intera popolazione. Negli ultimi quattro anni l'incidenza di povertà relativa è rimasta sostanzialmente stabile e tale stabilità si ripropone per quasi tutti i sottogruppi di popolazione. Al nord la situazione non è mutata rispetto al 2008, mentre nel Centro l’incidenza di povertà relativa aumenta tra le famiglie con a capo un operaio (dal 7,9% all’11,3%), costituite per i due terzi da coppie con figli. Anche Il Mezzogiorno, dopo aver mostrato un aumento dell'incidenza della povertà relativa tra il 2007 e il 2008, non presenta variazioni significative nell'ultimo anno. Tuttavia è proprio al sud la situazione più grave, dove si registra un valore di povertà relativa superiore alla media nazionale di quattro volte . Il fenomeno interessa nel mezzogiorno soprattutto le famiglie più ampie ( il 36,7% delle famiglie con tre o più figli minori è povero) in particolare se questi sono minorenni ed è fortemente associato a bassi livelli di istruzione, a bassi profili professionali e all’esclusione dal mercato del lavoro.
intensità della povertà è un indicatore che individua, in termini percentuali, di quanto la spesa media mensile equivalente delle famiglie povere si colloca al di sotto della linea di povertà. Questo valore nel 2009, è risultato pari al 20,8%, contro il il 21,5% del 2008. La diminuzione dell’intensità è ascrivibile ,secondo l'Istat,alla diminuzione del valore della linea di povertà. Le famiglie povere mostrano una spesa media equivalente di circa 6 euro inferiore a quella del 2008 (779 euro al mese nel 2009, contro i 784 euro del 2008). Nel Mezzogiorno questo valore risulta più alto, con un intensità della povertà pari al 22,5% e una spesa media mensile equivalente delle famiglie povere residenti nel Sud e nelle Isole di circa 50 euro inferiore a quella delle famiglie povere del Centro-nord (762 euro contro gli 811 e 812 euro del Nord e del Centro).
A livello regionale l'Emilia Romagna rappresenta la regione con la più bassa incidenza di povertà (pari al 4,1%), seguita da Lombardia, Veneto e la Liguria, con valori inferiori al 5%. In tutte le regioni del Mezzogiorno, invece la povertà è significativamente più diffusa rispetto al resto del Paese. Particolarmente grave la situazione delle famiglie della Sicilia con un incidenza di povertà del 24,2%, della Campania e della Basilicata con il 25,1%. La situazione peggiore è però quella registrata in Calabria dove l’incidenza di povertà è pari al 27,4%.
La povertà risulta meno diffusa tra i single e le coppie senza figli di giovani adulti, nelle quali l’incidenza è pari al 2,8% tra i primi e al 5,8% tra le seconde.
E ancora, l'Istat rileva come se il livello d’istruzione della persona di riferimento della famiglia è basso (nessun titolo o licenza elementare) l’incidenza di povertà è elevata (17,6%) ed è quasi quattro volte superiore a quella osservata tra le famiglie con a capo una persona che ha conseguito almeno la licenza media superiore (4,8%). La diffusione della povertà sembra anche avere una correlazione con il lavoro svolto dal capo famiglia, infatti, l'incidenza osservata tra le famiglie con a capo un operaio o assimilato è pari al 14,9%, decisamente superiore a quella osservata tra le famiglie di lavoratori autonomi (6,2%) e, in particolare, di imprenditori e liberi professionisti (2,7%).


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LE FAMIGLIE A RISCHIO DI POVERTÀ E QUELLE PIÙ POVERE
Dall'esame dei gruppi di famiglie sotto la soglia standard risultano sicuramente povere ,con livelli di spesa mensile equivalente inferiori alla linea standard di oltre il 20%, circa 1 milione 163 mila famiglie, il 4,7% del totale delle famiglie residenti. Il 6,1% delle famiglie ha una spesa inferiore alla linea di non oltre il 20% e risulta secondo la classificazione “appena” povero. iI 3,3% del totale delle famiglie, invece presenta livelli di spesa per consumi molto prossimi alla linea di povertà (inferiori di non oltre il 10%). Anche tra le famiglie non povere esistono gruppi a rischio di povertà; si tratta delle famiglie con spesa per consumi equivalente superiore, ma molto prossima, alla linea di povertà. Il 3,7% delle famiglie residenti presenta valori di spesa superiori alla linea di povertà di non oltre il 10%.


POVERTÀ ASSOLUTA
Nel 2009 in Italia, il 4,7% delle famiglie residenti, pari a 1162 famiglie e 3milioni e 74mila individui, risultano in condizioni di povertà assoluta. Anche in questo caso, come abbiamo anticipato, il fenomeno risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2008, sia a livello nazionale sia a livello di singole ripartizioni.
Nonostante il numero di famiglie assolutamente povere appaia come pressoché identico a quello stimato nel 2008, il livello delle condizioni medio è peggiorato, così come è aumentato il valore dell’intensità, che dal 17,3% sale al 18,8%. Il Mezzogiorno si conferma zona problematica con un livello di incidenza stabile ma pari al 7,7%.
Peggiora rispetto al passato in termini di incidenza, la condizione delle famiglie con persona di riferimento operaia (dal 5,9% al 6,9%). Si conferma anche lo svantaggio, già aumentato nel 2008, delle famiglie più ampie (se i componenti sono almeno cinque l’incidenza è pari al 9,2% e sale al 9,4% tra le coppie con tre o più figli). Elevata risulta infine l’incidenza tra le famiglie con persona di riferimento avente al massimo la licenza elementare (8,7%).
L'Istat, in chiusura della relazione, riporta i valori delle soglie di povertà assoluta per il 2009 relativi alle tipologie familiari più diffuse in Italia. Questi valori rappresentano i parametri rispetto ai quali si confronta la spesa per consumi di una famiglia al fine di classificarla in assolutamente povera o non povera. Riportiamo un esempio citato dall'Istat per dare un'idea di questi valori, per approfondire l'argomento consigliamo di leggere il testo integrale del rapportotesto
integrale
del rapporto sulla povertà.
un adulto (18-59 anni) che vive solo è considerato assolutamente povero se la sua spesa è inferiore o pari a 760,71 euro mensili nel caso risieda in un’area metropolitana del Nord, a 682,23 euro qualora viva in un piccolo comune settentrionale e a 512,62 euro se risiede in un piccolo comune meridionale.

   


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Si ringrazia l'utente vanlavinevanlavine di flickr per l'immagine


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