Domenica, 20 Agosto 2017

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Ocse: Italia Bocciata per Occupazione Femminile, Tasso di Natalità e Povertà Infantile


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In Italia c'è bisogno di più politiche per conciliare lavoro e famiglia. A sostenerlo non è qualche slogan elettorale o associazione dei consumatori, ma l'Ocse, nel rapporto “Doing Better for FamilyDoing
Better for Family”, in cui l'organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha analizzando la condizione delle famiglie dei 34 Paesi Membri. Tre i parametri fondamentali analizzati: il tasso di occupazione femminile, il tasso di natalità e la povertà infantile.
Inutile dire che il quadro italiano che emerge dal rapporto è tutt'altro che lusinghiero, visto che il nostro Paese risulta caratterizzato da un basso tasso di occupazione femminile, da un basso tasso di natalità e da un alto rischio di povertà infantile. In concreto l'Italia è ben al di sotto della media rispetto a tutti e tre gli indicatori presi in esame. Questo perchè da un lato risulta molto difficile conciliare lavoro e figli, mentre dall'altro occorrerebbe una maggiore occupazione dei genitori per ridurre il rischio di povertà infantile. Da questo rompicapo si esce solamente, sottolinea l'Ocse, rafforzando le politiche per l'infanzia e il lavoro che contribuiscono a rimuovere gli ostacoli all'occupazione femminile. Infatti, rispetto a molti altri Paese membri, le donne italiane risultano più in difficoltà nel conciliare lavoro e ciò comporta spesso il dover scegliere tra avere un lavoro o avere dei figli. Il risultato di questa situazione è un basso tasso di natalità (pari secondo l'Istat nel 2010 a 1,41 figli per donnasecondo
l'Istat nel 2010 a 1,41 figli per donna) e un basso tasso di occupazione femminile (pari al 48%pari
al 48% contro una media Ocse del 59%). Secondo il rapporto il tasso di fecondità in Italia è fermo dagli anni '80, periodo in cui  però crebbe rispetto al calo degli anni '70. I giovani italiani anche per avere una posizione lavorativa più stabile, spesso posticipano l'età in cui avere un figlio, col rischio di perdere ogni treno. Infatti, nel nostro Paese ci sono molte donne senza figli, molto più che altrove. Ad esempio quasi una donna su quattro di quelle nate nel 1965 non ha figli, contro una su dieci di quelle francesi nate nello stesso anno.


TASSO DI POVERTÀ INFANTILE
Il Tasso di povertà infantile in Italia è pari al 15%, ma, sottolinea il rapporto, il rischio di povertà per i bambini che vivono in famiglie in cui entrambi i genitori sono disoccupati, è estremamente alto. I dati in questo caso sono allarmanti, con circa l’88% dei bambini che vivono con un solo genitore, disoccupato ad essere poveri, 26 punti percentuali in più rispetto alla media Ocse. Allo stesso modo il 79% dei bambini che vivono con entrambi i genitori, i disoccupati, è povero, contro una media Ocse del 50%. La percentuale italiana si avvicina alla media Ocse, pur rimanendo inferiore, per quanto riguarda la situazione in cui uno dei soli genitori con cui vivono i bambini ha un lavoro. In questo caso il 22% dei bambini italiani risulta povero contro una media del 17%.



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Questi dati possono essere spiegati col fatto che l'Italia spende solo l'1,4% del Pil per le famiglie con bambini, contro il 2,2% della media dei Paesi Ocse. Per quanto riguarda i bambini al di sotto dei 3 anni,in Italia meno di uno su tre (il 29%) usufruisce dei Servizi all’Infanzia, contro il 98% dei bambini tra i 3 e i 5 anni che risulta iscritto alla Scuola dell’Infanzia. Inoltre solo il 6% dei bambini tra i 6 e gli 11 anni è iscritto a servizi di pre e dopo scuola


FLESSIBILITÀ DEL LAVORO
la flessibilità degli orari di lavoro svolge, nel nostro paese, un ruolo limitato nell'aiutare i genitori a conciliare lavoro e famiglia. Meno della metà delle imprese con più di 10 dipendenti, infatti, offre flessibilità ai propri dipendenti, mentre il 60% dei lavoratori dipendenti non è libero di variare il proprio orario di lavoro. Questa condizione unità alla scarsa offerta di servizi pre e dopo scuola, pone ai genitori italiani molte difficoltà nello svolgere un lavoro a tempo pieno. Per questa ragione quasi un terzo delle donne (il 31%) svolge un lavoro part-time, opzione scelta però solo dal 7% degli uomini. In chiusura ricordiamo che nel rapporto Ocse “Society at GlanceSociety at Glance ” è emerso che in Italia la disparità di genere tra il lavoro non retribuito svolto da donne e uomini è tra le più ampie dei Paesi Ocse.

 

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