Martedi, 17 Ottobre 2017

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Ruoli in Famiglia: Papà Sempre Più Mammi


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Chi sono i papà di oggi e in cosa sono diversi da quelli delle generazioni passate? Nel nostro Paese è in corso da qualche anno un profondo cambiamento nei ruoli dei genitori. Sicuramente un fattore determinante è il maggior numero di mamme lavoratrici, il che comporta per gli uomini una maggiore collaborazione nelle faccende domestiche e nel crescere praticamente i bambini (lettura delle favole, cambio del pannolino, pappa, bagnetto etc). Ma non è solo una questione di divisione dei compiti quotidiani: è molto di più, è un cambio culturale. Si delinea un nuovo profilo di papà: sono uomini di età compresa tra i 30 e i 35 anni, con un buon titolo di studio, compagne che lavorano e figli piccoli a cui badare insieme.  

Il fenomeno è maggiormente evidente nell’Italia del Centro-Nord (forse perché al sud i pregiudizi maschilisti sono più difficili da sradicare e la percentuale di giovani donne casalinghe è maggiore) ma riguarda in generale tutta l’Italia. I dati sono stati raccolti da una giovane sociologa, Tiziana Canal, ricercatrice all'università Carlos III di Madrid e pubblicati sull'Osservatorio Isfol. L’autrice della ricerca intitolata "Paternità e cura familiare" arriva a definirli quasi “perfetti”.
L’88% dei giovani padri passa molto tempo con i figli ed è estremamente collaborativo: li accompagna a scuola, li aiuta a vestirsi e lavarsi e non fa distinzioni di genere nei compiti. Il 68,3% fa la spesa regolarmente. Più rari quelli che aiutano nella pulizia di casa (37,5%) e che mettono tutte le sere a letto i bambini (25%).

Non a caso la simmetria dei ruoli in coppia è direttamente proporzionale all’impegno lavorativo della donna. Lo studio parte proprio dalla testimonianza di seimila donne, di età compresa tra i 25 e i 45 anni. La maggior parte premia il compagno come “padre high care”. La diffusione dei contratti semestrali e l’instabilità del lavoro impongono la possibilità di interscambio dei ruoli nella coppia: chi è più spesso a casa deve essere autosufficiente sotto molti punti di vista. Una spinta ulteriore in questo senso potrebbe arrivare dal riconoscimento legislativo del congedo di paternità obbligatorio (tra i punti della riforma del lavoro prevista dal ministro Fornero).
E i padri coinvolti nello studio si rispecchiano in questo identikit? Assolutamente si e non solo: sono consapevoli di quanto sia importante la riscoperta del contatto fisico con i figli, dal bagnetto alla pappa.
La tendenza non è solo italiana: qualche mese fa sull’Economist è stato pubblicato un articolo proprio come nelle scelte lavorative degli uomini iniziano ad incidere le conseguenze sulla genitorialità, proprio come succede per le donne.
Si può pronosticare che questa tendenza continuerà a diffondersi ma anche le donne devono collaborare, imparando a delegare e a non custodire troppo gelosamente il segreto esclusivo della maternità.
 
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