Lunedi, 22 Luglio 2019

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Il Reddito Medio Degli Italiani È Inferiore Ai 22 Mila Euro, Uno Su Tre Sta Sotto I 15 Mila


reddito, manovra finanziaria, detrazioni

Quasi otto contribuenti su dieci (il 78%) presentano un reddito complessivo inferiore ai 28 mila euro l'anno, mentre il dato medio italiano sfiora i 22 mila euro (21.993). Sono questi alcuni dei dati diffusi da AcliAcli, (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani), sulla base delle elaborazioni effettuate dai Caf Acli di oltre 1,3 milioni di dichiarazioni 730 del 2011 di lavoratori dipendenti e pensionati. I dati presentati in occasione della terza giornata del proprio incontro nazionali di studi raccontano di un'Italia, quella dei lavoratori dipendenti e dei pensionati che vede crescere il proprio reddito dello 0,43% in termini nominali rispetto alle dichiarazioni 2010, ma che subisce una perdita di potere di acquisto dell'1,07% in termini reali.

Frutto del parallelo aumento dell'indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) che è cresciuto nell'ultimo anno dell'1,5%, sospinto soprattutto dai rincari di materie prime e prodotti energetici pesa sulle tasche degli italiani per 235 euro. Euro che salgono a 373 per i lavoratori dipendenti che, a differenza dei pensionati, non hanno l'adeguamento automatico all'inflazione. Lavoratori dipendenti che rispetto allo scorso anno possono vantare un aumento del reddito di ben 9 euro in termini nominali (+0,03%), pari in media a 25.419, con una perdita di potere d'acquisto per via dell'inflazione dell'1,47%. Dai dati diffusi emerge che trai i tre quarti di italiani, lavoratori dipendenti e pensionati, che dichiarano meno di 28 mila euro, quasi uno su tre (il 32%) è in realtà sotto i 15 mila euro di reddito complessivo annuo, mentre solo il 2% dei contribuenti supera i 75 mila euro.
Nel commentare questi dati, Andrea Olivero, presidente delle Acli, ha sottolineato come sia evidente la condizione di difficoltà del Paese. “La riforma fiscale da attuare con le legge delega del Governo deve assolutamente sostenere il reddito dei lavoratori e delle famiglie. I tagli annunciati alle detrazioni fiscali sono incomprensibili e inammissibili. I sacrifici vanno chiesti ai redditi più alti”. Ricordiamo che secondo quanto previsto nella manovra finanziaria correttiva, qualora non si raggiungessero i saldi necessari per ottenere il pareggio di bilancio, nel 2013 e nel 2014 scatterebbero dei tagli lineari, rispettivamente del 5% e del 20% a numerosi regimi di esclusione, esenzione e favore fiscale.

Se questo scenario dovesse avverarsi la situazione diventerebbe decisamente drammatica dal punto di vista sociale, visto che, secondo i calcoli delle Acli, lavoratori dipendenti e pensionati, perderebbero in media detrazioni per circa 350 euro a testa.

 

ANALISI TERRITORIALI
La Lombardia si conferma la regione italiana con il reddito medio più alto, pari a 23.930 euro, in crescita in termini nominali dello 0,2% rispetto all’anno precedente, ma in calo in termini reali dell'1,48%. Ma se la situazione della Lombardia è stagnante il resto delle regioni italiane non ridono di certo, visto che a crescere in termini reali sono solamente.
Trentino e Abruzzo. Il reddito medio del Trentino Alto Adige fa segnare una crescita in termini nominali del 2,48% rispetto all'anno precedente, che al netto dell'inflazione è pari a +0,98%, mentre il reddito medio degli abruzzesi cresce del 2,15% in termini assoluti, pari a 0,65% in termini reali. Dati questi ultimi che rappresentano quasi un'anomalia nella situazione generale italiane e che, non va dimenticato, sono in parte ascrivibili ai vantaggi fiscali di cui godono le due regioni: il Trentino perchè regione a statuto speciale e l'Abruzzo per i provvedimenti ad hoc in seguito al grave terremoto che ha sconvolto gran parte del territorio.
In coda al gruppo troviamo i cittadini pugliesi con un reddito medio dichiarato di 16.763 euro, che precedono di poco quelli della Basilicata con 16.857. In termini percentuali il calo maggiore dei redditi in termini nominali rispetto al 2010 si è registrato in Molise (-2,72%), Sicilia (-2,50%) e Campania (-1,83%).

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