Martedi, 21 Novembre 2017

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IN ITALIA IL SOMMERSO RAGGIUNGE IL 22% DEL PIL. NECESSARIO AUMENTARE I PAGAMENTI ELETTRONICI


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Secondo le ultime stime Istat il peso percentuale dell'economia sommersa sul Pil è pari ad un valore tra il 16,3% e il 17,5%'economia  sommersa sul  Pil è pari ad un valore tra
il 16,3% e il 17,5% , in termini assoluti corrispondente ad una forbice tra i 225 e i 275 miliardi di euro. Numeri imponenti che vengono costantemente corretti al rialzo ogni anno.
Secondo un'indagine commissionata da Visa Europe ad A.t. Kearney sull'economia sommersa in Europa e sull'incidenza di questo fenomeno sulla crescita dei paesi, i numeri italiani sarebbero ben maggiori di quelli rilevati dall'Istituto Statistico. Sarebbe infatti del 22% il peso percentuale del sommerso in Italia in rapporto al pil, per un valore totale che raggiunge i 335 miliardi di euro. Dati pesanti che consegnano al nostro Paesi il primato per percentuale di "sommerso" rapportata al Pil, tra i 15 Paesi dell'Unione Europea. In tutta Europa il sommerso ammonta complessivamente a 2200 miliardi di euro, con Austria e Irlanda a guidare la classifica dei Paesi "onesti" con una percentuale di sommerso sul Pil, pari rispettivamente al 9% e al 13%.
Tornando al caso italiano, lo studio sottolinea come negli ultimi cinque anni ci sia stata una fase iniziale in cui il peso dell'economia sommersa è calato di 3 punti percentuali sul Pil, soprattutto in virtù di alcune misure economiche di successo. Nell'ultimo triennio (2008-2010) però si è assistito ad un aumento dell'incidenza dell'economia sommersa sulla crescita italiana.
Secondo l'indagine il fenomeno del sommerso ha degli elementi comuni in tutti i Paesi dell'Unione Europea, ma esistono dei fattori peculiari per ogni sistema economico. In Italia le principali ragioni dell'alta percentuale di economia sommersa sono da ricercarsi nel sistema di tassazione particolarmente sfavorevole (secondo la Cgia di Mestre la pressione fiscale reale è pari al 52%Cgia
di Mestre la pressione fiscale reale è pari al 52%) e nel forte radicamento del crimine organizzato nel tessuto economico.
Secondo il direttore generale di Visa Europe, Davide Steffanini, “la presenza del sommerso in Italia comporta innanzitutto evasione fiscale, sottrae risorse al bilancio pubblico e distorce la concorrenza”. Secondo lo studio ciò è dovuto in “parte alla mancanza di un forte senso sociale che porti a riconoscere come colpevole il comportamento di evasione fiscale e in parte all'esplicita volontà di alcune categorie produttive di mantenere flussi di danaro fuori dalla tracciabilità dei pagamenti”. E le operazioni non tracciabili, continua Steffarini, sono per loro natura quelle legati ai contanti. Il contante, infatti, è uno dei principali elementi per lo sviluppo dell'economia sommersa in quanto semplice da usare e difficile da rintracciare. Dallo studio di Visa Europe emerge, infatti, che quanto più sono diffusi i pagamenti elettronici all'interno di un paese, minore e' la dimensione dell'economia sommersa.
Abbiamo visto che in Italia la passione per il contante è molto alta, tanto che 6 italiani su 10 non escono mai di casa senza denaro contante6
italiani su 10 non escono mai di casa senza denaro contante, portando in giro per il Paese complessivamente 3 miliardi di euro ogni giorno. Tutto questo nonostante secondo l'ultimo rapporto Abi in Italia circolino 77milioni di carte di pagamentoItalia
circolino 77milioni di carte di pagamento.

 


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Secondo Visa Europe se in Italia l'uso del contante fosse ridotto al livello dei Paesi che ne fanno l'uso più limitato, si realizzerebbe un'immediata riduzione dell'economia sommersa ed un risparmio di alcune decine di miliardi di euro l'anno.
Per quanto riguarda i settori che maggiormente sfuggono al controllo della tassazione, va sottolineato che il lavoro irregolare riguarda soprattutto i settori caratterizzati da stagionalità e quelli di assistenza alla persona in cui operano soprattutto lavoratori stranieri presso le famiglie. Il comparto dell'evasione fiscale invece riguarda, secondo Visa Europe, le piccole e medi imprese e i piccoli esercizi che non registrano in entrata o in uscita la maggior parte dei pagamenti in contante.
Tra le soluzioni indicate per diffondere maggiormente i pagamenti elettronici lo studio evidenzia la possibilità di intervenire a livello legislativo, con una stretta sui pagamenti in contante e con l'incremento del numero di dispositivi abilitati ad accettare carte nella pubblica amministrazione

   


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Si Ringrazia l'utente amalthyaamalthya di flickr per l'immagine

 


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