Domenica, 20 Agosto 2017

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Italia Patria Dei Condoni: in Trent'anni Incassati 62,5 Miliardi di Euro


condono, evasione, contribuenti

Nei giorni scorsi la Corte dei Conti ha espresso parole dure contro la politica dei Condoni e così aveva fatto qualche mese prima il gruppo di lavoro sull'Economia non osservata guidato dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini. E il coro di voci, come vedremo a fine articolo è molto più ampio. Ma si sa in Italia, come abbiamo avuto modo di vedere i condoni non piacciono a nessuno, tranne ad evasori e al Governo. Per cui se in tempi di relativa tranquillità il condono è sempre stato dietro l'angolo figuriamoci in momenti come questi in cui la parola crisi, prima solo sussurrata, ora è esclamata a gran voce.

In ogni caso ripercorrendo gli ultimi 30 anni di storia repubblicana possiamo notare che la politica dei Condoni ha sicuramente abbattuto il senso civico degli italiani e creato una o più generazioni di furbi, ma anche portato grossi introiti nelle casse dello stato. Nello specifico secondo i dati Istat sulle imposte delle amministrazioni pubbliche negli anni 1980-2010, elaborati dall'AdnkronosAdnkronos, l'Erario in questo periodo ha incassato 62,5 miliardi di euro grazie alle sanatorie messe in campo dai vari governi che si sono succeduti alla guida del Paese. In media sono entrati nelle casse dello stato 2,1 miliardi di euro l'anno, grazie ai condoni, con il massimo storico toccato nel 2003 quando l'erario intascò 17,6 miliardi di euro.

Si tratta di parte di quello che viene ricordato come il condono tombale del governo Berlusconi che nel biennio 2003-2004 ha fatto intascare allo stato 25,1 miliardi di euro, mentre dagli scudi fiscali sempre targati Berlusconi sono entrati 2,1 miliardi nel biennio 2003-2004 e 5,7 miliardi nel 2009-2010. Il condono edilizio ha permesso di introitare 4,6 miliardi di euro, mentre la parte rimanente è arrivata dalle altre sanatorie. In concreto la regolarizzazioni dei ritardati e omessi versamenti delle imposte ha portato 264 milioni di euro dal 1997 al 2002 mentre dalle sanatorie degli anni pregressi delle imposte dirette, indirette e dall'accertamento con adesione sono arrivati complessivamente 27 miliardi di euro durante l'intero trentennio.
A livello percentuale il 55,1% del gettito è arrivato nell'ultimo decennio in cui sono stati intascati 34,4 miliardi di euro. Se guardiamo invece i “promotori” dei condoni, in quanto presidenti del Consiglio il primo ad aprire la serie storia è stato Spadolini nel 1982, il cui condono portà ad incamerare 3,3 miliardi di euro. Segue nel 1991 il condono “targato” Andreotti che ha garantito allo stato nel biennio successivo 9,4 miliardi di euro e la sanatoria Dini che nel 1995 ha portato 6,9 miliardi di euro nelle casse dello stato. Gli ultimi due condoni come detto sono a firma Berlusconi con il condono tombale del 2003 e lo scudo fiscale del 2009, che insieme hanno fatto incassare 33,1 miliardi di euro.
 
ALTRI NO AL CONDONO
Una nuova ipotesi di condono circolata negli ultimi tempi quale misura per fondi per il decreto sviluppo è stata fortemente osteggiata dalla Banca D'Italia, dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti e dai Sindacati (Cgil, Cisl e Uil).
Tutti questi soggetti hanno espresso pur nelle diverse forme che competono ai vari ruoli la propria opposizione ad una nuova politica di condono. Le parole che ci sentiamo di sottoscrivere sono, in questo caso, quelle del presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Claudio Siciliotti che ha dichiarato che i condoni : “portano tanto gettito ma tolgono tanta credibilità, distruggono il già precario, per non dire inesistente, rapporto di fiducia tra fisco e contribuenti".
Tutto ciò è tanto più vero se si considera poi l'alto livello di evasione fiscale che caratterizza il nostro Paese e al quale il Governo ha giurato una lotta spietata, in quanto le entrate derivanti dalla lotta all'evasione sono necessarie per il raggiungimento del pareggio di bilancio concordato con l'Europa.

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