Mercoledi, 19 Giugno 2019

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Pressione Fiscale: Con Il Taglio Delle Agevolazioni Si Arriva Al 44,8% Del Pil


tasse, pressione fiscale, manovra finanziaria

Nelle scorse settimane abbiamo visto come la Cgia di Mestre abbia calcolato che la pressione fiscale, per gli effetti della manovra finanziaria, arriverà a raggiungere nel 2014 il valore record del 44,1% del Pil. Il dato però potrebbe non essere esatto, nel senso che potrebbe essere fin troppo ottimistico. Infatti, secondo uno studio di Confesercenti sull’evoluzione della pressione fiscale già nel 2013 raggiungeremo un nuovo picco del prelievo pari al 44,8% del Pil. Questo se tutto va bene, visto che, spiega lo Studio, la stima è ottimistica, in quanto non tiene conto degli aumenti di prelievo (per la verità piuttosto scontati) che opereranno Regioni ed Enti Locali.
Ma come si è giunti a questa situazione? Partiamo dai dati ufficiali.

Secondo quanto riportato dalla Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (DEF 2011), quindi da stime ufficiali, la pressione fiscale crescerà di 1 punto percentuale di Pil tra il 2010 e il 2014, passando dal 42,6% al 43,7%. Questi dati però, riporta ConfesercentiConfesercenti, non tengono conto del previsto taglio delle agevolazioni fiscali, che sebbene non ancora definito per quanto riguarda le modalità, è già quantificato nei saldi di finanza pubblica (4 miliardi nel 2012, 16 nel 2013 e 20 nel 2014). Queste riduzioni delle agevolazioni, già decise, si tradurranno in un aumento del prelievo sull’economia, pari appunto al 44,8% del Pil, già nel 2013, pari cioè a 2,2 punti percentuali rispetto all'1 previsto.
Tale valore risulta essere il terzo più elevato in Europa, subito dietro a Danimarca e Svezia, paesi che però, rispetto a noi hanno un sistema di welfare decisamente più efficiente.

Confesercenti sottolinea come il nostro Paese sia uno tra i pochi dell'Unione Europea che negli ultimi dieci anni ha aumentato la pressione fiscale, a discapito di ogni promessa politica e di ogni orientamento economico. Infatti, mentre da noi la tassazione è cresciuta di quasi 2 punti di Pil, in Francia, Spagna e Germania è calata più o meno dello stesso valore ed in Svezia addirittura del 4%. Evidenze, che secondo il rapporto dimostrano come rigore e sviluppo non possano viaggiare su binari distinti, pena l'avvitamento dell'economia in un circolo vizioso di continui aumenti di prelievo, seguiti da contrazioni o ristagni della crescita. Il tutto senza dimenticare il fardello del debito pubblico che non ci consente di rallentare troppo sul fronte della crescita, pena un serio rischio di default.
Secondo Confesercenti la soluzione per dare una speranza alle prospettive di crescita è quella di invertire la rotta, facendo leva su una riduzione della pressione fiscale e su tagli alla spesa pubblica improduttiva. Solo questa ricetta portà permettere all'Economia del Paese di passare dal circolo vizioso in cui è precipitata al un circolo virtuoso che tutti sperano ed attendono.
Già ma da dove partire per tagliare la spesa improduttiva?
Per Confesercenti non ci sono dubbi, la prima voce di taglio deve riguardare i costi della politica, valutati in circa 10 miliardi l'anno, che se tagliati di un terzo potrebbero garantire un risparmio di circa 3 miliardi di euro. Altri tre miliardi potrebbero arrivare da un taglio, quantomai necessario, al sistema di consulenze pubbliche e dei compensi degli amministratori di società a partecipate a livello locale, che costano ogni anno 5,3 miliardi di euro e sono aumentati nell'ultimo decennio del 40%. Senza dimenticare, conclude Confesercenti, l'abolizione delle provincie, che garantirebbe, 
lasciando in piedi solo quelle relative ai capoluoghi di regione, un risparmio di almeno 3 miliardi di euro.
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