Sabato, 20 Ottobre 2018

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Shaming Penalties: Quando la Vergogna Diventa uno Strumento Positivo per la Società


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La vergogna come arma contro i delinquenti, ma anche contro i semplici cattivi comportamenti di tutti i giorni. E’ questa l’idea che alcuni amministratori locali degli Usa stanno sviluppando. Per adesso gli esperimenti sono condotti su scala ridotta ma non si esclude in un prossimo futuro l’applicazione anche su scala nazionale.
In che cosa consiste lo ‘shaming penalties’? Il termine sembra suggerire l’uso della vergogna come forma di punizione. E’ proprio così: dal 2007 lo Stato della California pubblica la lista dei più grandi evasori fiscali ‘pescati’ nella retata dell’anno precedente. Lo scopo è quello di utilizzare la ‘minaccia della vergogna’, o meglio della gogna pubblica, come deterrente. Il metodo costa un po’ ma funziona: l’amministrazione spende 131mila dollari all’anno ma recupera 80.9 milioni.

Un successo che ha richiamato l’attenzione dei governi di Grecia e India, flagellati dalla piaga dell’evasione fiscale e che dovrebbe far pensare un po' anche noi, sebbene da noi quando accadde qualcosa di simile, con la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi online, si scatenò una serie di proteste, il cui eco richieggia ancora oggi a distanza di oltre tre anni.
Lo stesso principio è applicato a realtà più piccole (ma sempre negli Stati Uniti) e per crimini di natura diversa. Ad esempio, in Illinois, i guidatori colti in stato di ebrezza sono costretti ad andare in giro per i mesi successivi con una targa di colore particolare. Ciò a due funzioni: la prima quella di segnalare agli altri guidatori il pericolo, la seconda – per l’appunto – di instillare vergogna in chi ha commesso l’infrazione e a minacciare della stessa sanzione gli eventuali ubriachi al volante.

Perché la vergogna può essere un efficace strumento per disincentivare i reati e, consequenzialmente, riesce a favorire gli atteggiamenti ‘pro’ comunità? Lo spiega un esperimento condotto dagli psicologi della Università di Newcastle. I ricercatori hanno fatto disporre dei cestini di offerte uno accanto all’altro e hanno appeso delle foto alla parete sopra i cestini. Le foto ritraevano, in maniera alternata, o un fiore o un viso umano. Ebbene, i cestini delle offerte posti sotto lo ‘sguardo’, seppur di carta, contenevano più denaro degli altri. Ciò vuol dire che le persone che si sentivano osservate – inconsciamente, è chiaro – elargivano offerte più consistenti. Il messaggio è che l’uomo, se si sente sotto sorveglianza di altri, tende ad assumere comportamenti più funzionali al benessere della comunità. Alla riuscita di tale meccanismo collaborano anche le persone che assumono il ruolo di ‘controllori’: un altro studio, questa volta della University of British Columbia, ha dimostrato che l’occhio umano è attratto da immagini che ritraggono persone in imbarazzo piuttosto che da foto che ritraggono persone sorridenti o dall’espressione sicura.
Esiste un motivo antropologico per cui la vergogna genera questo effetto. La vergogna, infatti, è il sentimento più ‘sociale’ in assoluto. E’ una delle caratteristiche che contraddistingue la razza umana dagli altri animali, un segno dell’evoluzione. A dirlo è Randolph Esse, docente di Psicologia dell’evoluzione all’Università del Michigan: “Il sentimento della vergogna è comparso quando le relazioni hanno cominciato a basarsi su uno scambio di favori. Nessun altro animale usa la reciprocità come base per le relazioni. Da un certo punto in poi, l’abilità di mantenere relazioni personali cominciò a portare grandi vantaggi agli uomini. A quel punto la selezione naturale ha iniziato ad agire incentivando gli uomini a comportarsi in modo da farsi scegliere come amici, e il provare vergogna per ciò che gli altri potevano pensare è stato premiato”.
Insomma, l’utilizzo del ‘sentimento-vergogna’ ha tutte le carte in regola per essere utilizzato a fini punitivi e di deterrenza (verifiche empiriche, presupposti scientifici etc). Tuttavia, Raffaele Radogno, ricercatore in filosofia morale alla Aarhus University (Danimarca), avverte: se la pena è eccessiva, la vergogna si può tramutare in umiliazione. In quel caso, oltre a sancire la violazione del diritto alla dignità, si innesca un meccanismo anti-comunità: la rabbia.

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