Martedi, 21 Novembre 2017

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Un'Italia di Poveri Guida Auto di Lusso


auto di lusso, evasione fiscale, redditi

Il recente rapporto “Global Wealth Report” redatto dal Credit Suisse Research sosteneva che se si parla di ricchezza e si considera anche il patrimonio immobiliare gli italiani sono i più ricchi d'Europa. Ma anche senza l'apporto del comparto immobiliare in Italia risiede l'8% di coloro che hanno ricchezza superiore a 100 mila dollari, rispettivamente un punto in più di Germania e Regno Unito e due punti in più della Francia. Inoltre il 5% ha una ricchezza complessiva pari al milione di dollari. Insomma i ricchi ci sono, il problema è trovarli. Già perchè secondo le dichiarazione dei redditi 2010 meno dell'1% dei contribuenti italiani ha dichiarato redditi superiori ai 100 mila euro.
Valori troppo difformi che si spiegano solamente con un tasso di evasione fiscale da recordevasione fiscale da record, quale è appunto quello italiano. 

Sul tema è intervenuta anche la Uil che ha fatto un semplice raffronto tra le dichiarazioni dei redditi del 2010 e le auto di lusso vendute in Italia. In sostanza nel nostro Paese solo 71989 contribuenti, pari allo 0,17% del totale, hanno dichiarato un reddito superiore a 200 mila euro, di questi il 58,8% sono lavoratori dipendenti, il 27,7% sono pensionati e il 137,7% sono contribuenti che hanno altri tipi di reddito. Nello stesso periodo in Italia sono state vendute 206 mila auto di lusso con un prezzo medio di 103 mila euro. Di qui la Uil si è chiesta come fanno gli altri 137 mila possessori di auto di lusso, quali Ferrari, Lamborghini, Mercedes, Bmw o Audi a comprarsi auto che valgono in media la metà del loro reddito annuo.

Una soluzione potrebbe essere che queste macchine sono in realtà di persone normali, ovvero del 90,2% dei contribuenti che dichiara meno di 35 mila euro o del 49,07% che ne dichiara meno di 15 mila euro l'anno, che sacrificano una decina di anni di stipendio per l'acquisto della macchina dei sogni. Ma questa soluzione non sembra molto plausibile, soprattutto per chi è dotato di un minimo di intelletto.
La realtà sembra invece essere molto più dura e semplice, la stragrande maggioranza delle entrate fiscali (l'86,2%) arriva da chi ha un reddito da lavoro dipendente o da pensione, a cui tocca sorbirsi una pressione fiscale del 43,4% (secondo la Uil), mentre qualcun altro, come i 350 mila evasori totali scoperti negli ultimi dieci anni, fa la bella vita tra auto di lusso e yacht.
Ma la beffa finale per i dipendenti e i pensionati italiani oltre che per chiunque abbia un minimo di senso civico è un'altra. Secondo quanto riporta la Uil nel 2008 (ultimi dati disponibili) il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è stato di 19.640 euro, mentre quello dei pensionati di 13.940 euro. Cifre di tutto rispetto soprattutto se confrontate con i “poveri” proprietari di discoteche, centri benessere e istituti di bellezza che hanno dichiarato perdite. O i negozi di abbigliamento e calzature con un reddito di 8mila euro, o i proprietari di bar (16200 euro) e gli Orafi (16300). Persone a cui caldamente si consiglia di trovare un lavoro da dipendente per poter condurre una vita un po' più dignitosa.
La speranza che si augura la Uil e alla quale ci accodiamo è che l'equità a cui spesso ha fatto riferimento il Primo Ministro Monti passi anche per queste questioni fiscali e che i nuovi strumenti messi a punto dall'Agenzia delle Entrate siano in grado finalmente di riportare un po' di giustizia fiscale in questa Italia.
 
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